mercoledì 18 maggio 2011

La perla di Euripide


 (Statua rappresentante Dioniso)

Quando un uomo che sa trova al suo dire
bell'argomento, il bel parlare è facile.
Tu lingua hai pronta, come senno avessi;
ma nessuna saggezza è nei tuoi detti.
E chi ha possa ed audacia e parlar facile,
mal cittadino è, se gli manca il senno.
Questo novello iddio che tu schernisci,
non ti so dire quanta sia per l'Ellade
la sua grandezza. Ché due cose, o giovane,
hanno pregio supremo fra i mortali:
la dea Demètra, ch'è la terra, e chiamala
con qual nome tu voglia: essa nutrisce
con la spiga i mortali; e a lei d'accanto
ora s'è posto di Semèle il figlio,
che all'uom donò l'umor dolce dei grappoli,
l'umido succo che solleva i miseri
d'ogni cordoglio, allor che si riempiono
dell'umor della vite, e dà nel sonno
l'oblio dei mali cotidiani; e farmaco
altro non v'è delle fatiche. Or questi
che Nume è pure, vien libato ai Numi,
sí che per lui profitto abbiano gli uomini.
Tu lo beffeggi perché nella scapola
fu cucito di Giove: io questo fatto
ti dirò proprio come avvenne. Giove,
poiché tratto dal fuoco della folgore
ebbe il fanciullo, lo recò fra i Numi.
E Giunone volea scaraventarlo
dal cielo giú; ma tale astuzia Giove
trovò, ch'era pur Dio. Franse una parte
dell'ètra che la terra intorno cinge,
e un idolo ne finse, ed in ostaggio
a Giunone lo die'. Quindi, col tempo,
narrâr, sul nome equivocando, gli uomini
che nutrito di Giove entro la scàpola
il Nume fu; che scapolato invece
era cosí dall'ira di Giunone.
(1) Ed è profeta questo Dio: ché molto
profetico estro è nel furore bacchico.

E quando in abbondanza alcun l'ingurgiti,
fa' sí che gli ebbri dicano il futuro.

Ed anche ad Ares qualche dote ei prese:
se armata schiera contro lui si spiega,
terror la invade pria che tocchi lancia:
ed anche tal follia vien da Dïòniso.
Sul doppio giogo delle rupi delfiche
tu lo vedrai, tra fiaccole di pece,
danzar, vibrar, squassare il tirso bacchico,
che in Ellade ha tal possa. Pènteo, m'odi.
(2) Non illuderti ch'essere sovrano
per i mortali sia vera potenza;
né reputarti, sol perché lo credi,
saggio, quando non saggia è la tua mente
.
Il Nume accogli in questa terra, e liba,
celebra l'orgie, al crin ghirlanda cingi.
A castità Dïòniso le femmine
non vuol costrette: insita dote è questa.
Rifletti a ciò.
(3) Pure fra l'orgie bacchiche
la donna savia non sarà corrotta.

Vedi! T'allegri tu, quando s'addensa
popolo alle tue soglie, e la città
il tuo nome festeggia. Anch'esso il Nume
degli onori va lieto. Io, dunque, e C admo
che tu schernisci, i crin cingiamo d'ellera,
e caroliamo: l'uno e l'altro bianchi;
ma pur forza è danzare; e
(4) i tuoi discorsi
non m'indurranno a battagliar coi Numi.

Ché folle sei d'una follia maligna;
né filtro a te saprebbe dar sollievo,
né senza filtri il male a te s'apprese.

Euripide, "Le Baccanti"



Faccio la premessa che non ho nessuna pretesa di comprensione totale dell'essenza del testo filosofico sopra presentato, ma riprodurrò quanto potrei aver colto.

(1) Ci si riferisce all'uso sacrale e magico della bevanda. Infatti le varie sostanze naturali sono presiedute da forze intelligenti e in contatto con qualità spirituali le quali, se assunte in modo corretto, possono dare effetti e scaturire conseguenze tali da porre l'uomo di fronte a modi di percepire la realtà ed apprendere a livelli straordinari, pur sempre con la dovuta cautela. Ed è questa cosa ben nota a tutto i popoli del mondo antico.
Infatti alterare il proprio stato per fini imbecilli difficilmente attira buona sorte...

(2) Avere potere politico profano non era dai più saggi considerato (e indubbiamente non lo è) indice di grandezza. Solo un re sacrale aveva significato pieno. Dal libro "Entità Fatate della Padania" di Carla Brughi e Alberta Dalbosco, riporto la citazione che rivela chiaramente la visione celtica arcaica della vera regalità: 
"Qualsiasi potere
che non sia quello di un
Rè sacrale
approvato dal consiglio dei Druidi
riconosciuto dalla Regina delle Fate
e convalidato dalla
Pietra del Destino
è tirannia
"
.
Accade dunque che la mente renda troppo spesso il nostro esistere gonfio di immagini di se stessi errate e presuntuose. Infatti non è affatto la mente la culla della saggezza, ma bensì il Cuore. La prima dev'esser solo uno strumento e non oggetto di identificazione.

(3) Il fatto che oggi, fin troppo spesso, una gran quantità di persone utilizzino il pretesto della 'sacralità' e della 'libertà di azione' (con grande ridicolaggine) come giustificazione per farsi trasportare dalle loro voglie fini a sé stesse, non deve far presupporre una eguale superficialità anche verso coloro i quali nella superficialità e nella bassezza non sguazzano affatto.
Piaccia o no (problema soggettivo), non può esservi corruzione e miseria negli atti di un uomo o di una donna naturali, reali, e di Conoscenza, i quali possono attuare l'orgia sacra, o bacchica, sotto la supervisione delle Armonie naturali e degli Dèi.
Infatti tali atti, guidati dall'essenza del vino preparato come bevanda sacra, ad altro non servono se non a risvegliare quelle energie sopite che risiedono all'interno dell'individuo e che lo renderebbero capace di giungere a una consapevolezza e a possibilità del tutto fuori dal comune, un esempio ne è la kundalini nel mondo asiatico.
In altre parole fondersi e identificarsi in quelle energie selvagge e primordiali, libere da ogni genere di schema mentale, grazie soprattutto all'aiuto di entità divine che vennero chiamate, nel mondo classico, Bacco e Dioniso.
Consiglio, come parte di questo breve scritto, di leggere la recensione di tale libro e i brani allegati: Dioniso e le Donne. 
Per quanto riguarda i tempi attuali, ben mi guarderei ad assecondare qualche ipotetico individuo il quale proponesse molto 'liberamente' un'"orgia bacchica" con tante belle scuse, dato che tali contesti naturali e in contatto con il Sacro e la Conoscenza e le Energie Primordiali e selvagge sono ormai quasi inesistenti e dunque gli eventuali praticanti non saranno altro che un'accozzaglia di vampiri famelici di energie altrui. In una parola, gentaglia.

(4) Certamente molti avranno da ridire in quanto ho scritto ed era contemplato anticamente, ma sta di fatto che se chi si è messo veramente alla ricerca di ciò che la maggioranza dell'umanità ha dimenticato e non comprende, non può e non deve permettersi di perdere tempo esitando nelle parole di coloro che si sono arresi a 'catene' varie. Sia che si tratti di gente cosiddetta 'spirituale' e presuntuosa che, ovviamente, di altri. Cambiar bandiera all'improvviso dopo che si era intrapreso un cammino di Nobiltà, potrebbe significare un gettar letame sull'offerta del Destino, ovvero al "battagliar coi Numi". 
Ovviamente, ciò che penso io dovrebbe essere chiaro...


Luce di luna insegnami la via, che può portar non nella fantasia, a far parte del tuo corteo di stelle, che brillano insieme, tutte sorelle, rilucono d’Amore e vibrano anche in me, insegnami se vuoi a venir da te. Come succedeva a molti anticamente, fai che succeda a me, rendimi ardente, rendimi fremente, rendimi amante, rendimi sognante.
("Il ragazzo dagli occhi di velluto", Dana Leberel)

giovedì 14 aprile 2011

Ciliegi in fiore

"Immobile, sotto i ciliegi in fiore, con occhi di cristallo rapiti dalla volta d'eterei petali chiari,
stava un fanciullo pallido.
Il suo viso si mescolava a quello dei fiori tanto grande ed intensa era la sua perfezione e apparente delicatezza.
Le sue vesti d'ametista e neve erano a tratti accarezzate dalle lunghe, profumate onde della fluente chioma nera.

Immerso nel candore d'un eterno momento, il fanciullo rivolgeva il suo sguardo al di là degli alberi amici...

“Quando mai potrò passeggiare al di fuori di questo giardino, ultimo luogo di riparo, che solo io conosco e posso vedere? Quando mai potrò fluire all'esterno rendendo il mio umano esistere come tal sogno?
Nessun umano mi conosce. Nessun umano sa chi sono.
L'umano stesso che incarno si affatica a ricordare...”

Il bianco prato di petali fu smosso, e immerso in una quiete beata e un poco amara quest'essere dimentico del suo nome prese a passeggiare molto lentamente...

“Fragile e dissipabile è il sogno.
Ma il Nobile Fuoco sa difendere il suo Nucleo.
Mondo tetro e rovina persistono, e ancor manifestarmi non posso.
O è forse il timore? L'insicurezza dell'oblio?
Cosa sono stato? Un umano immerso nel conturbante fascino di un'isola di smeraldo e forse nelle meravigliose bellezze del cosiddetto estremo oriente?
Da dove proviene l'eco debole che alimenta il sogno?
... Forse, il più profondo ricordo, il mio più intimo, tenue sentore non ha origine da un passato solamente umano.
Tuttavia, son angosce d'un momento...
La Fiaccola rimanga ardente, la piccola Luce si mantenga incorruttibile...”

Si fermò di davanti al torrente Variopinto e dopo aver contemplato l'armonia del corso multicolore si sfilò le vesti di dosso, che ricaddero al suolo producendo una fugace zuffa di petali.
Di fronte al torrente egli era perfetto e statuario.
Dopo una breve esitazione il ragazzo scese nelle acque incantate, che gli avvolsero il corpo facendogli emettere un lieve sospiro.

Le ansie e timori accumulati venivano smossi dolorosamente dal corso delle acque scintillanti.
La tenebra si manifestò prontamente e il luogo diventò improvvisamente più tetro... sempre di più.
L'oscurità scese a renderlo completamente cieco.
V'era il buio.
Sentiva solo l'acqua che accarezzava il suo corpo.
Dello splendore precedente non riusciva a scorgere traccia.
Oscurità...

Bene. La prova aveva avuto inizio e vi era solo una cosa che sentiva di dover fare, un’unica, possibile cosa che gli pareva provenire, quasi suggerita, da quell'ostinato Fuoco che ardeva al suo interno: aprirsi a sentire.
E ciò che sentì fu lo scorrere dell'acqua, non v'era altro di cui avesse coscienza, ora.
Era l'acqua e basta.
Quindi all'acqua volle affidarsi, dall'acqua volle apprendere...
E cosa faceva l'acqua? Fluiva...

Gli oscuri umori continuavano ad aggredirlo e lui volle provare a riprodurre il semplice insegnamento dell’acqua: si lasciò fluire tutto attraverso...
Non combatté gli stati d'animo, li contemplò.
Così facendo, questi scivolarono attraverso di lui come potrebbe scivolare della sabbia su d'una sfera di cristallo.
Fu quindi testimone incorruttibile del suo buio e questo scivolò in lui e fuori di lui senza incontrare forze che lo potessero alimentare ulteriormente.

Ciò si perpetuò fino quando il torrente, poco alla volta, raccolse il tutto... e depurò.
Infatti, poco alla volta, il fanciullo tornò a vedere le bellezze che lo circondavano e le vide ancor più belle di quanto gli erano parse in precedenza.
Il Fuoco accesa dentro di sé fu determinante poiché seppe integrare anche l'Acqua, l'insegnamento del fiume.

“Ricercando me stesso...”

Il ragazzo uscì dall'acqua e la sua pelle umida riluceva i colori del giardino fiorito.
Si sedette sotto i ciliegi, praticando l'Arte.
In quel viso immobile si manifestò radioso un sorriso.
E il sorriso fu coronato e da un soffio di petali bianco-rosati..."

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"... suggestiva... ma Ferdiad, dimmi, a chi si riferisce il tuo racconto?", chiese la giovane irlandese, che ospitava quell'enigmatico ed altrettanto giovane viandante, il quale, dedito a gustarsi i genuini cookies casalinghi, preparati dalla madre della ragazza, impiegò qualche momento per rispondere...
"Ehm... si riferisce a tutti coloro che si trovano nella condizione di quel ragazzo e a uno solo... a tutti quelli che si sentono insofferenti alla bruttura e alla misera condizione d'esistenza che oggi accomuna la maggioranza degli esseri umani. Però, ho detto a uno solo perché più che ogni altra cosa è la mia esperienza, il mio sentire, prima di riuscire ad iniziare concretamente ad uscirne..."

Niamh si concentrò per un po' su quelle parole, sorseggiando il suo tè, senza però avere un'aria smarrita come tante ne vide Ferdiad...
La ragazza aveva i capelli di un rosso d'oro e le lunghe ciglia le adornavano i grandi occhi verdi, la bocca era piccola ma bella come una rosa e ben definita come tutte le linee del suo corpo. Vestiva con un vestito da lei prodotto, di tipo quasi arcaico, tanto semplice - quanto bello e colorato - era il suo disegno.

Dopo qualche minuto, Niamh riprese: "Raccontami di più del tuo percorso... del tuo cammino di liberazione, se così si può chiamare. Sono molto curiosa."

"Non prendermi con tutta questa considerazione... tuttavia continuo a percorrere il sentiero, e tu avrai la tua storia, anzi... credo che, dietro quell'adorabile viso da misteriosa, tu la stia già avendo!
Ad ogni modo, potra essere oggetto di un'altra discussione... 
Che ne dici invece di andare ora in quel bosco vicino casa tua, in quella collina tanto famosa per le sue storie di magia? In questo periodo ci saranno senz'altro dei porcini eccezionali e se li trovassimo potremmo preparare una cenetta squisita! Infatti ho intenzione di applicare quella ricetta di cui ti ho parlato."

Niamh sorrise e ripensò alla succulenta ricetta accennatale da Ferdiad la sera precedente e, effettivamente, le venne l'acquolina in bocca.

"Bene!", fece lei "vado di sopra a prendere la mia borsa e l'offerta... lo gradiscono sempre!"

martedì 12 aprile 2011

Terra dei Fiordi



... Egli era lì,
nella Terra dei Fiordi la quale, sovente, era stata meta dei suoi pensieri desiderosi assieme ad altri luoghi del Nord…

Da un verde fiordo, Egli osservava lo specchio d’acqua che si stendeva calmo, silente all’interno di quelle alte terre…
Terre ricoperte di prati; terre ricoperte da luminosi boschi di candide betulle e da antiche selve sconfinate… tenebrose, impregnate di Mistero… millenarie…

In quel mondo a sé, ora si stendevano nel Cielo soffici nuvole compatte e formose, dalle quali uscivano infiniti fasci di dorata Luce, dando esistenza all’Incanto in una forma unica e rara.

Il cielo s'incendiò e il giorno fu consumato…  e l’ennesima notte tutto avvolse…

Ed eccolo, poi, il miracolo... ecco apparire il sovrannaturale evento… ecco manifestarsi la divina, estasiante Aurora Boreale, la Via delle Valchirie: segreto accesso, posto in evidenza, per le Dimore Altrove… Al-di-Là…

Ma invisibile a quasi tutti gli umani era l’apparizione dagli eterei colori cangianti, che agli occhi di alcuno in quelle terre poteva sfuggire.

E tutto ciò Egli sapeva…

sabato 12 marzo 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (seconda parte)



LE TAVOLE DELLA LEGGE

In questo secondo testo si sviluppa la vicenda di Owen Aherne. Il protagonista si trova nell'abitazione del mistico cristiano e con egli discute riguardo al prezioso tesoro che il l'esoterista detiene nella sua antica cappella privata: un libro medievale di Gioacchino da Fiore (teologo, mistico e monaco – prima cistercense e poi florense – vissuto nel dodicesimo secolo e abate del monastero di Cortale), testo occulto (già menzionato nella prima parte di questo scritto) il quale risulta molto 'eretico' in relazione al pensiero ortodosso.
Cosa importante del testo in questione è la profezia riguardo l'avvenire di una nuova era.
Infatti si procede per gradi: nel libro Fractura Tabulorum, parte degli scritti di Gioacchino, verrebbero "spazzati via i comandamenti del Padre", Jahveh Zeovat, sostituiti dalla figura e dall'influenza del "Figlio", Gesù, per proseguire poi verso l'era dello "Spirito", che trasformerebbe in meglio l'umanità...

Come spiega Aherne, Gioacchino da Fiore è 
"conosciuto più che altro per una sua profezia, espressa in un libro intitolato Expositio in Apocalypsin, secondo cui il Regno del Padre era passato, il Regno del Figlio era in corso, e il Regno dello Spirito ancora doveva venire. Il Regno dello Spirito avrebbe decretato il completo trionfo dello Spirito, che lui chiamava 'spiritualis intelligentia', sulla lettera morta."

Il commento a questa citazione ci riporta l'attenzione anche all'argomento trattato nel primo scritto, poiché essenzialmente viene trattato lo stesso messaggio in tre narrazioni.

Quanto scritto nel testo di Yeats, o meglio quante pare sia stato affermato da Gioacchino da Fiore potrebbe avere vari allacciamenti con visioni e concetti abbastanza affini per quanto sta venendo trattato. Iniziamo ad esporli.

Si parla di tre età, tre ere che in chiave cristiana vengono definite come quella del Padre, del Figlio e dello Spirito.
Personalmente ciò, trattando di esoterismo, mi suggerisce le tre età astrologiche che si potrebbero interpretare nei "Regni" menzionati da Gioacchino. Ovvero, l'Età dell'Ariete, l'Età dei Pesci e l'Età dell'Acquario.
Come abbiamo visto nella prima parte di questo scritto, nell'Età dell'Ariete avrebbe avuto inizio la manifestazione sempre più frequente e feroce del crescente potere dell'Oscuro Jahveh, o Havgan nella tradizione celtica, attuale dominatore, seppur in apparente declino, dello spirito umano...
Effettivamente, essendo Jahveh il "dio ariete" di fuoco, tale età astrologica ben s'addice alla sua ascesa.
Analogamente a quanto detto riguardo a Jahveh, nella tradizione germanico-scandinava era  conosciuta l'esistenza di un gigante legato al fuoco chiamato Surtr, un'entità oscura antagonista delle Stirpi Divine (Æsir e Vanir) che avrà ruolo importante negli oscuri Tempi Finali:

''Fratelli [...] combattono a morte,
infrangon parenti legami di sangue.
Il mondo è crudele, spietati i misfatti.
La guerra: son tempi d’accette e di spade.
La fine: son tempi di vento e di lupi.
Un uomo all’amico risparmio non dà.

Si scuoton i figli di Mímir sapiente,
al corno che squilla possente e risuona.
Vi soffia già Heimdallr levandolo in alto
e mormora Óðinn sul capo di Mímir.

Yggdrasill vacilla. Il frassino antico
già scricchiola e geme, s’è sciolto il Maligno!
L’orrore serpeggia sul viale infernale:
ch’avanza la stirpe fiammante di Surtr.

Qual fato per gli Æsir? Qual fato per gli Elfi?
Rintronan giganti, discorron i numi.
Si lagnano i nani ai varchi rocciosi,
signori del suolo. Cos’altro tu sai?''

(Voluspa – Dario Giansanti e Claudia Maschio)


Secondo l'astrologia esoterica, l'Ariete è dominato dall'influsso dei raggi I°, VI° e VII°, ossia rispettivamente: Volontà, Potere; Idealismo, Devozione; Ordine Cerimoniale e Rituale.

Considerando che non eravamo nell'Età dell'Oro, ma bensì già in quella finale del Ferro (seppur non al suo misero termine come sarebbe ora), si potrebbe supporre che Jahveh abbia trovato un buon sostegno nell'attività di tali raggi, i quali non sono 'buoni' o 'cattivi' (come la mentalità di stampo cristiano è abituata a suddividere e catalogare), ma bensì delle Qualità e delle Forze che possono essere incanalate e trovar manifestazione in modo armonico o caotico, di alto o basso livello. E dunque credo possibile che l'attività inferiore dei tre raggi sopra citati sia stata manifestata da tale entità rispettivamente nell'usufruire del potere cosmico Distruttivo/Generativo nel contrastare gli altri Dèi, annicchilendo sempre più l'influsso luminoso nel nostro mondo e dominando perciò sempre più eccellentemente la realtà e le menti umane facendo riprodurre dunque anche nel nostro piano, attraverso le azioni umane, tale processo di contrasto dell'Armonia e creando un ordine (o meglio disordine o Caos) oscuro ma sempre più radicato e dominante.
Tale influsso è di poco cambiato nell'Età dei Pesci, segno dominato dai raggi I° II° e VI°.
L'influsso volitivo inferiormente incanalato potrebbe aver trovato ben pochi ostacoli di fronte alla fragile sensibilità ed emotività proprie del segno.
Tramite tanta emotività incontrollata è facile imprigionare gli uomini in correnti di pensiero squilibrate ed autodistruzione, parola chiave per il Pesci afflitto.
Vedi genocidi, guerre, inquinamento, droghe, suicidio ampiamente praticato ecc. Tutte manifestazioni di distruzione ed autodistruzione, siano di emotività caotica, siano follie ideologiche e/o comportamentali, che sono comunque sempre perfettamente inseribili nei simboli e nei contesti qui trattati.

In questi tempi, quindi, anche in collegamento all'età astrologica dei Pesci, in cui ci troviamo, l'essenza del VI° raggio (presente sia nell'Ariete che nei Pesci), ad esempio, è manifestata dagli uomini  troppo spesso in forma bassa o inferiore, cioé nelle ideologie opache, ovvero puramente e ignorantemente fideistiche, e dai fanatismi ideologici, siano essi religiosi, politici o d'altro genere.
Infatti il passaggio all'Età dell'Acquario dovrebbe coincidere con il passaggio dall'"io credo", proprio della devozione ideologica dei Pesci, all'"io so", propria del segno d'aria della prossima era. Si può dunque affermare che solo lo sperimentare ed il conoscere possono avvicinare l'individuo ad una condizione superiore, cosa che certamente non può venire da un'impostazione clericale basata sulla cieca credenza passiva e soggiogata, cioé lo stesso sistema creato da un dittatore, ovvero la misera e classica identificazione della massa nel capo, e dunque la perdita della propria individualità.
Di seguito, in relazione a quanto detto, riporto alcuni brani del saggio di Davide Melzi, La Via dello sciamanesimo boreale, Edizioni della Terra di Mezzo:

"Dal punto di vista spirituale, l'uomo reale e naturale è tale perché conosce la dimensione del divino, mentre l'uomo decaduto ha la necessità di credere in essa. Si potrebbero quasi contrapporre due forme di 'religione', intendendo tale parola non nel senso ordinario e storico di struttura di culto collettivo, rigida ed esteriore, bensì nel suo senso etimologico che fa riferimento ad un collegamento, ad un contatto tra il mondo quotidiano e la dimensione del Sacro. Si avrebbe cioè una dicotomia tra una 'religione del credere' e una 'religione del conoscere'. Quest'ultima è precisamente lo sciamanesimo. 
[...] probabilmente, dal punto di vista di un uomo reale, naturale e sacro, l'uomo moderno potrebbe essere paragonato ad un mollusco, in cui una corazza durissima di pensiero raziocinante e di individualismo copre una sostanza interiore molto labile e vulnerabile, o ad una cipolla, i cui molteplici strati sovrapposti non coprono in realtà che l'assenza di un nucleo vero e proprio. Ovviamente, le cose stanno in modo ben diverso per quanto riguarda l'uomo tradizionale.
 Pertanto, la religione del credere "non poté fare a meno di contrapporsi in modo duro ed intransigente a tutte le forme tradizionali che la preesistevano, e di cui anch'essa percepiva, perlomeno inconsciamente, la superiorità. Per questo la nuova religione non esitò a ricorrere al potere politico di cui, crollato il mondo antico, era venuta in possesso, per perseguire con la forza tutte le forme spirituali a lei esterne. Il risultato fu, se non la loro totale scomparsa, l'occultamento forzato o il rivestimento delle divinità, delle concezioni, dei riti antichi sotto forme 'ortodosse' secondo le idee dei cristiani; ad esempio la maggior parte delle chiese vennero edificate sulle rovine di templi pagani, e il Dio o la Dea a cui essi erano dedicati divennero uno dei santi o delle madonne del nuovo 'pantheon'."

Ciò seguito da massacri, genocidi ed indicibili orrori dei quali Santa Madre Chiesa si macchiò (alla faccia dell''immacolato'!) nel corso della sua 'gloriosa' storia.

Dunque l'Età dei Pesci ha sintomaticamente avuto la sua identificazione nella sofferenza e nell'autodistruzione. Ha avuto il suo inizio all'incirca con l'avvento del Cristo, i cui originali insegnamenti son probabilmente assai pochi o quasi nulli e del quale, di fatto, s'è evidenziata ed esaltata la sofferenza, come i "dottori della Chiesa" sempre si premurarono di fare applicandola su sé stessi e sugli altri (rispettivamente tramite la pratica dell'automutilazione e della tortura).
Ho poi menzionato l'autodistruzione poiché è propria del Pesci inferiore o afflitto ed è effettivamente stata (come lo è ancora) scena via via dominante di quest'ultima età astrologica. Infatti, con il messaggio biblico di assoggettazione della Natura, sempre più inculcato nella mente di esseri umani a loro volta sempre più deboli spiritualmente per l'avvento dei tempi oscuri, l'uomo iniziò effettivamente a deturpare sempre più gravemente l'armonia naturale, dimenticando l'antica e originaria sacralità che egli attruiva alla Terra.
In sintesi: distruggendo la Terra distruggiamo noi stessi, ed è questo un crimine d'incommensurabile  gravità!
Nondimeno, dunque, il potere di fuoco di Havgan crebbe sempre di più arrivando al suo culmine con la creazione delle armi da fuoco, fino a giungere al più grande abominio: la bomba atomica, l'esplosione della quale, secondo R. J. Stewart (esoterista scozzese ed interprete delle profezie di "Merlino il Mago"), provocherebbe degli squarci dimensionali creando dunque degli squilibri nell'ordine del Multiverso, ovvero l'Universo definito in relazione alle sue realtà parellele.

Verrà però il tempo dell'entrata nel Regno dello Spirito.

Secondo i teosofi, la Nuova Era inizierà a partire dal 2025, quando entrerà nella manifestazione l'attività del IV° raggio (uno dei tre legati all'Acquario), "il Signore di Armonia, Bellezza ed Arte, il quale – in collaborazione con Saturno – condurrà molti sul sentiero del "discepolo" o, per dirla in termine alchemico, dell'Operatore, ovvero alla ricerca dell'Armonia e della Libertà.

L'Acquario (raggi V°, IV° e VII°) è rappresentato da un uomo che versa le Acque della Conoscenza ed il suo approssimarsi sta rivelando sempre più chiaramente lo squallore ed il pattume raggiunto dalla condizione umana, ed illuminandone dunque la coscienza.
In pratica, come dice Douglas Becker nel suo libro "Astrologia Esoterica", sarà come disse Cristo: "Quando il segno dell'uomo verrà, illuminerà ogni cosa."
Per via di ciò si potrà procedere al Conoscere concretamente (V° raggio), giungere quindi all'Armonico e manifestarne la Bellezza sulla Terra attraverso Arti di vario genere (IV° raggio), ristabilendo così l'Ordine Antico e Rituale (VII° raggio) nonché un riavvicinamento alla Magia, la quale è "l'aroma e l'energia della vita, il suo ornamento e il suo splendore" (La Figlia del Re degli Elfi di Lord Dunsany).


Concludiamo tali considerazioni personali con un ulteriore commento ad un'ultima parte delle spiegazioni di Owen Aherne riguardo alle tesi di Gioacchino: 
"[...] insegnava in segreto che molti altri, il cui numero sarebbe andato sempre più crescendo, erano eletti con il compito [...] di rivelare la sostanza nascosta di Dio, che è colore e musica e soavità e dolce profumo; e costoro non hanno altro padre che lo Spirito Santo.
[...] questi figli dello Spirito Santo lavorano a ogni attimo della loro vita volgendo gli occhi alla sostanza splendente"
E ciò viene espresso nel terzo e ultimo libro di Gioacchino: "Lex Secreta".

Da ciò potrebbe risultare chiaro, essendo in un contesto esoterico, come nello stesso cristianesimo vi siano state delle correnti alternative ed occulte, molto probabilmente più vicine al vero insegnamento del Cristo (che furono perseguitate e represse dalla Chiesa), le quali non avevano il ridicolo concetto di 'Dio' attuale e come entità, ma bensì di un'energia cosmica universale, impersonale: il Verbo... OIW.

Mi viene da pensare a come quanto detto si possa riconnettere alle ricerche teosofiche e all'Antico Pensiero, oltre che all'Alchimia la quale prescrive di praticare l'Arte di trasmutazione interiore costantemente, focalizzando la propria attenzione e consapevolezza al Fuoco filosofale interiore, il quale deve lavorare e trasmutare.

Dunque, per l'Operatore, varrà tale Ricerca:


"Dall'irreale conducimi al Reale,
  Dall'oscurità conducimi alla Luce,
  Dalla morte conducimi all'Immortalità"

mercoledì 16 febbraio 2011

Sintetica introduzione ai Sette Raggi



L'esoterica dottrina dei teosofi studia la dinamica e l'influsso nel mondo dei cosiddetti Sette Raggi, cosa alla quale diamo ora una breve e sintetica attenzione per arricchire e rendere più comprensibile la tesi trattata nella seconda parte di "Rosa Alchemica e il Ritorno degli Immortali", di prossima pubblicazione.

In tale tipo di philo-sophia, si contempla questa tesi: vi è una sola Vita, l'Uno, una Suprema Sorgente "che si esprime primariamente tramite sette qualità o aspetti basilari, e secondariamente tramite miriadi di forme diverse". (Alice Bailey)
Queste "sette qualità" sarebbero le "sette Vite" o i Sette Raggi, "che infondono la loro Vita alle forme, e danno al mondo della forma significato, leggi ed impulso ad evolvere".
Tali energie influenzerebbero costantemente il 'Creato' e l'umanità, con i suoi cambiamenti storici di civiltà, razze e nazioni, pur non annullando il libero arbitrio individuale nella misura che ci viene concessa (ossia che ci concediamo...).

I Raggi (con gli appellativi teosofici scritti nel colore corrispondente al raggio trattato) sono i seguenti:
  1. L'Energia della Volontà, del Proposito e del Potere. Detto anche raggio Distruttore, per via della sua grande intensità dinamica. Distrugge le vecchie forme creando il nuovo. E' quindi al contempo creatore. A livello umano presiede all'Iniziazione. Nel nostro sistema solare si esprimerebbe tramite il Sole.
  2. L'Energia dell'Amore-Saggezza. Governa l'Amore e la Legge dell'Attrazione. E' il più potente dei sette e instilla le qualità dell'Amore in tutte le forme, unita alla sua manifestazione più materiale, la facoltà del desiderare. Corpo di manifestazione è Giove.
  3. L'Energia dell'Intelligenza Attiva. Il suo influsso sarebbe intimamente connesso alla nostra materia e coopera con il secondo raggio. All'inizio della creazione, questo raggio sarebbe l'impulso motivante, "la volontà del proposito".Corpo di manifestazione è Saturno, "e tramite la materia (che [...] ostruisce e ostacola) fornisce all'umanità un vasto campo d'esperimento e di esperienza".(Alice Bailey)
  4. L'Energia di Armonia, Arte e Bellezza. Funzione principale di tale raggio è quella di creare e favorire la Bellezza (con libera e reciproca relazione tra vita e forma), figlia di Armonia. Corpo di manifestazione sarebbe Mercurio. "Ti domanderanno in che consiste la lotta per la perfezione.Rispondi: nell'Amore, nel Bello, nell'Azione.Bastano questi tre sentieri."  (collana dell'Agni Yoga, Foglie del Giardino di Morya, - Appello, § 318)
  5. L'Energia di Conoscenza Concreta e Scienza. "In sostanza, è la volontà che concretizza e nello stesso tempo stabilisce il punto dove spirito e materia si equilibrano per co-eguaglianza. [...]. E' la volontà inerente alla sostanza, e muove tutti gli atomi che compongono le forme. [...].L'energia di questo raggio è intelligenza; è il seme della coscienza, ma non quale intesa usualmente; è la vita inerente della materia e la volontà di operare con intelligenza."(Alice Bailey, Trattato dei Sette Raggi, vol. III – Astrologia esoterica, pag. 525) In pratica incarnerebbe il principo della conoscenza dell'essere umano. Corpo di manifestazione sarebbe Venere.
  6. L'Energia dalla Devozione e dell'Idealismo. Il pensiero è energia, l'idea è quindi causa di manifestazione fisica, dato che tale energia dà abito e corpo alla materia informe. "Qualità di questo signore sono la focalizzazione militante, la devozione indirizzata unicamente all'intento dell'impulso vitale". (Alice Bailey) Questa energia dominerebbe il rapporto tra il desiderio e la volontà; l'abbandono completo, il pieno dedicarsi e l'intensa focalizzazione al raggiungimento del fine, supportato quindi da un essenziale e dominante intento. Ciò, nella sua manifestazione equilibrata, ben s'addice all'amore della Verità che dovrebbe sempre sussistere. Suo corpo di manifestazione è Nettuno.
  7. L'Energia dell'Ordine Cerimoniale o della Magia. Presiede all'organizzazione dell'esistenza manifestando ritmo e ordine, contenendo "il sopra e il sotto", producendo così armonia e bellezza, grazie a rapporti interi, giusti e perfetti. Dunque l'Ordine Armonico che consente l'espansione dell'Equilibrio e quindi dell'Ascesa. "[...] l'anima controlla il suo strumento, la personalità, mediante il rito, ossia l'imposizione di un ritmo regolare, poiché il ritmo è ciò che realmente designa un rituale. [...]. Ogni regno della natura è soggetto all'esperienza del rituale ed ai cerimoniali dell'espressione periodica". (Alice Bailey, Trattato dei Sette Raggi, vol. I – Psicologia esoterica, pagg. 388-389). Corpo di manifestazione è Urano.
    Come da titolo, questa e' una sintetica esposizione del concetto si queste sette Vite o Qualita' che avrebbero riscontro nei sette colori dell'Arcobaleno (che tra la popolazione indigena sud-americana dei Cañari, ad esempio, rappresenta la Suprema Sorgente), nei sette pianeti del sistema solare e nei sette chakras.. oltre che ad altro, tutto manifestazione e parte della Cosa Una.

L'argomento, comunque, e' vasto e interessante e nel mercato sono reperibili i libri di A. Bailey e Douglas Baker, per chi volesse approfondire.

Scritto quanto volevo comunicare, possiamo volgere ora la nostra attenzione alla seconda parte dell'articolo precedente servendoci anche del concetto teosofico sopra esposto.



Nota: sinceramente sono piu' attratto dalla semplicita' che dalle cose arzigogolate, ma, come si sa, le parole dovrebbero essere bene usate al fine di evitare fraintendimenti ed errori di comprensione, per quanto possibile. 
Spero di non aver appesantito troppo il/la lettore/lettrice, ma ho voluto essere il piu' possibile esauriente tramite poche parole.
Ad ogni modo non mi stanchero' mai di affermare che l'esperienza e' l'essenziale, cio' che conta...

lunedì 7 febbraio 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (prima parte)



Nel presente scritto esporrò riflessioni personali riguardo una futura rinascita della civiltà e del mondo riallacciandomi ad alcuni elementi del passato (o di quello che chiamiato tale...), commentando alcuni brani del libro "Rosa Alchemica" di William Butler Yeats e citando altre opere.
Il libro citato si divide in tre scritti:  "Rosa Alchemica", "Le Tavole della Legge" e "L'Adorazione dei Magi". Nei testi viene esposta la storia di un uomo che racconta in prima persona le sue esperienze legate alla spiritualità vissute in differenti fasi...

Prima di iniziare a commentare vorrei precisare che, secondo me, Yeats (adepto all'Ordine Ermetico della Golden Dawn - "Alba Dorata") ha inserito nella storia i suoi messaggi, probabilmente basati anche sulle sue esperienze iniziatiche e posteriori, con un filtro: il grande contrasto tra le storie umane (caduche), delle persone storiche, e le esperienze sacre delle realtà superiori. Una tecnica ordita "per despistare da certe chiavi di accesso a un piano se possibile più cifrato", come dice Mauro Maggio nella nota introduttiva della versione italiana dell'opera.
Infatti il tempio dell'Ordine della Rosa Alchimistica verrà distrutto da cattolici furibondi, il protagonista, spaventato, si convertirà al cattolicesimo (senza tuttavia sfuggire a percezioni e visioni, nel corso della storia, dovute al fatto che durante la sua iniziazione sia "stato tra cose eterne") e un cristiano, Owen Aherne - mistico esoterico che conoscerà il concetto di Dio più vicino alla Verità (tanto lontana dalla versione ufficiale) e che contesterà, tramite un testo occulto, tutti i 10 comandamenti-, cadrà in preda di paura e disperazione dovute al "peso" del suo sapere.
Nel terzo libro il protagonista non crederà a nulla di ciò che gli verrà rivelato da tre strani anziani che gli annunceranno particolari avvenimenti futuri.

"Al di là del modulo narrativo, infatti, palesemente ambiguo e con continui ammiccamenti tanto al paganesimo quanto all'ortodossia, sembra che egli si identifichi più con i suoi personaggi folli e visionari che con la timorosa reverenza dell'io narrante".   M. M.

Di seguito riporterò dal libro i brani che riterrò più interessanti in relazione all'argomento trattato in questo articolo.

***


ROSA  ALCHEMICA

"O, benedetto e felice chi,
conoscendo i misteri degli Dèi,
santifica la propria vita,
e purifica la propria anima,
celebrando orge sulle montagne
e sante purificazioni"
                                     Euripide

I

Così ha inizio il libro: con una citazione che di certo non s'addice a un buon cattolico!
La storia, ambientata in Irlanda, si apre con la descrizione di come sia attualmente strutturata la vita del protagonista: interessato solamente alla sua grande passione, l'Alchimia.
Tuttavia, non si rapporta ad essa con la serietà necessaria o con il giusto approccio, e non ha ottenuto gli strabilianti risultati trasformatori che si dovrebbero conseguire con una lunga ed accurata pratica.
E mentre si trova nella sua stanza segreta a riflettere sulla sua condizione attuale e sulle sue fantasie
riceve l'inaspettata visita di un uomo che quasi irrompe in casa sua: Michael Robartes.

II

Quest'ultimo è un iniziato e fondatore di un ordine ermetico "della Rosa Alchimistica".
Probabilmente conscio di una possibile predispozione del protagonista a far parte del suo ordine ed entrare in contatto con la realtà spirituale, Robartes invita il protagonista ad entrare nel suo circolo esoterico, con conseguente rifiuto.
Dopo varie, forti tensioni Robartes farà uso del suo potere personale inducendo nel protagonista visioni che lo metteranno in contatto con certe realtà spirituali.
Mentre l'uomo continua a parlare e ad emettere strani suoni il protagonista verrà drammaticamente iniziato tramite la disgregazione del suo io quotidiano.
Al suo risveglio, il protagonista acconsentirà a seguirlo nel suo tempio sperduto sulle coste dell'Atlantico...

Riporto ora alcune parti del discorso che Robartes fa al protagonista, sotto l'influenza del suo potere, durante questo secondo capitoletto.

"Cercare la mistica unione con le moltitudini che governano il tempo e il mondo."
Come verrà confermato più avanti, viene tenuta in alta considerazione l'idea di raggiungere certi livelli evolutivi grazie alla catalisi con le grandi divinità che han preso parte alla creazione del mondo.
Plotino stesso affermava che "è agli Dèi che bisogna farsi simili, non agli uomini dabbene".
Certamente un cammino con un simile obbiettivo presupporrebbe, ammesso che ci sia la determinazione, la forza e la fortuna necessarie, un radicale cambiamento nel nostro modo di vedere e concepire il mondo.
L'Alchimia è una delle Vie che, seguendo (e raccomandando di seguire) le orme della Natura, si ripropone un trascendimento dell'umana condizione.
Riguardo a tale 'dottrina' consiglio vivamente l'Opera: "Poemetto Alchemico" a cura di Davide Melzi, Edizioni della Terra di Mezzo.


"I più credono che l'umanità abbia fabbricato le divinità, e che le possa disfare a piacere; ma noi, che le abbiamo viste passare in armature sfolgoranti e in morbide tuniche, e le abbiamo distintamente sentite parlare con voce chiara mentre giacevamo in estasi come morti, noi sappiamo che sono loro da sempre che disfano e fanno l'umanità, che altro non è davvero se non un fremito delle loro labbra"

Effettivamente, tra le grandi pecche che gravano sul genere umano vi sono l'opportunismo e la convizione antropocentrica di essere il centro di tutto.
Solo perché le figure degli Dèi sono state accantonate dall'umana vita quotidiana e sostituite da religioni e credenze postume con conseguenti moralismi, regole e perbenismi bigotti, rozzi ed assurdi, e successivamente anche da una visione materialista ed arida, non significa che l'esistenza di entità superiori debba  averne subito il benché minimo contraccolpo!
Certo, può apparire, la mia, una frase "di fede", ma il messaggio della citazione sopra riportata è chiaro: non possiamo arrogarci la presunzione di pensare d'esser in grado di poter "fabbricare" entità  divine a nostro piacimento (a parte le invenzioni a fini politici ed economici...) semplicemente in relazione a cosa vogliamo credere. Semmai sono entità superiori che possono detenere capacità creative di certe livelli.
In altre parole, credere di annullare l'esistenza di certe realtà semplicemente perché "non ci crediamo più" è un'idea estremamente ridicola e sciocca!
Dovremmo metterci invece il cuore in pace ed accettare come possibile l'ipotesi che, nella condizione in cui ci troviamo, siamo facili pedine dei tempi...

D'altronde, dagli antichi esponenti pagani della spiritualità un'idea del genere sarebbe potuta essere stata, oltre che derisa, presa come un'atto di enorme e grave presunzione.

Tra l'altro, riguardo al potere superiore e all'essenza di forze superiori è riportato da più tradizioni come fosse diffusa la concezione di tre divinità femminili primarie che tessevano la trama della vita di ogni essere vivente.

Ma non si trattava di un destino da loro deciso, bensì di un fato "determinato" e "determinabile". Ovvero, il "determinato" si riferisce al karma accumulato con le azioni e il modo di vivere dell'individuo, che verrebbe semplicemente messo in atto dall'azione di queste "Sorelle del Wyrd", le quali tesserebbero seguendo le informazioni che pervengono loro.
Il "determinabile" si riferisce, come suggerisce la parola, al libero arbitrio, a ciò che ancora dev'essere compiuto e che rientrerebbe quindi nella nostra sfera di decisione.

"Magic, Fate and History", p. 50: «Un altro aspetto intrinseco della visione
magica del mondo è l’idea che l’uomo, gli Dèi e tutti gli altri fenomeni sono correlati e collegati da una rete di empatia»

Infatti è da notare come, tra vari popoli antichi, fosse diffusa questa concezione del Tutto come di un insieme armonico di fibre intrecciate tra loro ed onnipervadenti. Una condizione alla quale facevano parte anche gli Dèi (seppur a livelli differenti anche in base al "tipo" di divinità).

Riporto, in connessione a quanto detto, un brano dal libro di Brian Bates "La Sapienza di Avalon":

"Mutare i nostri schemi di vita

Per i popoli tribali dell’antica Europa la vita era un processo di complessa interazione tra ciò che è libero e ciò che è stabilito.
Lo svolgimento della trama della vita era soggetto agli interventi degli sciamani e le immagini della filatura e della tessitura suggeriscono che il mutamento della nostra vita e di noi stessi veniva interpretato non come un cambiamento del nostro «programma di vita» (come si usa dire oggi con terminologia tratta dall’istruzione manageriale e dalla psicologia aziendale), ma come un mutamento del disegno della nostra vita: mutano la forma, il colore, la consistenza, lo schema, il tema e così via.
Queste immagini per designare il processo di mutamento personale riconoscono l’integrità di un disegno già «tessuto»; ossia lo schema complessivo dei fili può essere adattato, sviluppato, risistemato, purché ci si attenga al terna fondamentale da cui ha preso origine.
Perciò, se si usa la metafora della tessitura in base alla quale un cambiamento di vita è visto come un cambiamento nello svolgimento dello schema, ne consegue che lo svolgimento di un nuovo schema di vita deve rispettare il «disegno» originario e non può interromperlo bruscamente e interamente, come invece avviene quando si inserisce un nuovo programma in un computer.
Nella metafora della tessitura lo svolgimento di un nuovo schema conserva l’integrità e la robustezza dello schema sviluppato in precedenza, ma assume una nuova direzione e crea mutamenti emozionanti in armonia con gli sviluppi precedenti; lo schema può anche modificare e riprendere temi precedenti e può esprimerli in modi molto diversi dal passato. Perciò il processo di mutamento psicologico, visto attraverso le immagini dei nostri antenati, ha una connotazione organica ed estetica ben diversa da quella delle nostre immagini odierne nelle quali il cambiamento psicologico viene piuttosto assimilato alla ristrutturazione o riprogrammazione di una macchina.
Gli sciamani dell’Europa antica per curare un paziente si sintonizzavano con una visione dello schema delle fibre della sua esistenza individuale, per comprendere la complessità delle forze e la natura dello schema nel quale si inquadrava quella singola vita umana."


   Tornando alle citazioni del testo di Yeats, troviamo un ammiccamento alla Grande Dea come alla Madre del dio contemporaneo (Javeh):
"colui che incantò l'uomo a tal punto che questi cercò di spopolare il proprio cuore affinché egli soltanto vi potesse regnare, ma sua madre reca in mano una rosa ogni cui petalo è un dio!"

Infatti nel pensiero pagano è ben presente l'immagine della Dea Madre, sotto nomi e forme innumerevoli, una Dea tanto grande, potente e trascendente che oltre a essere madre degli animali, uomini ecc., lo è anche per spiriti, creature fatate e Dèi.

Credo sia poi necessario citare brevemente un significato della rosa esposto da Nicholas R. Mann nella sua Opera, "Avalon", che, a mio parere, può trovare un allacciamento a quanto espresso da Robartes nello scritto di Yeats.
Mann afferma: "La rosa [...] rappresentava il più sacro distillato del processo trasfigurativo, la «Rugiada celeste» che stilla dal petto della Madre o il sangue rosso dell'«Elisir di lunga vita»."


III

Nelle pagine 56-57 viene espresso un concetto interessante (che io condivido): la devozione all'"unico Dio", dopo l'epoca pagana, ovvero il passaggio da un politeismo panteistico al monoteismo ha come conseguenza, tra le varie, la persita dell'alto senso della Bellezza. Una Bellezza lungi dall'essere la pura estetica profana e fine a sé stessa e che oggi abbonda, ma bensì un qualcosa in connessione con una condizione armonica, un suo riflesso. Ovvero, da Armonia deriva  Bellezza.

Con l'arrivo della religione rozza e di basso livello che ha dominato fino ad oggi furono introdotti nuovi, assurdi concetti nella mentalità umana. Il senso del peccato è uno dei peggiori.
Prima l'uomo concepiva la sua vita tendenzialmente conscio della responsabilità dei suoi atti e quindi della legge di causa ed effetto (che poi poteva benissimo decidere d'ignorare...). Il corpo veniva assai curato, poiché era in stretto contatto con l'anima della persona, oltre che sua espressione fisica, e quindi, essendo, quella pagana, una visione olistica del cosmo, spirito e corpo erano estremamente connessi.
Possiamo perciò pensare ad una tendenza di concepire il corpo come un "Tempio dello Spirito".
Molto probabilmente è per via di ciò che Greci, Celti, Romani ed altri amavano le terme, i bagni nel latte, negli olii, nelle sostanze epilatorie e tante altre "vanità" (pur non volendo negare l'esistenza, anche in tale epoca, di superficiale estetismo). Per questo venivano create statue perfette del corpo umano... e, a detta anche d'altri studiosi, sarebbe anche per questo che, non essendo state messe in atto prassi di drastica separazione sugli orientamenti sessuali (che oggi invece è imposta è va di gran moda) con conseguenti discriminazioni timorose e/o ringhiose come tanto accadde invece a partire dall'arrivo del Cattolicesimo. Infatti precedentemente a tale infausto evento non v'era la repressione degli impulsi umani e per cui v'era la possibilità di innamorarsi della Bellezza in manifestazione maschile o femminile. In pratica, come Natura detta, un uomo o una donna poteva ben trascorrere tutta la sua vita amando il sesso opposto... Se però, in differenti circostanze, un'altra persona s'innamorava anche di un esponente del suo stesso sesso era vista come una cosa normale, che poteva limitarsi a qualche sporadico evento o ad un amore lungo tutta la vita.
In pratica era un mondo che il moderno pensiero buonista e benpensante considererebbe "bissessuale e depravato" o "a-morale".

Se vogliamo quindi cercare disperatamente un sostegno anche da parte di quel mondo alla nostra attuale mentalità evoluta e ben centrata che pone tutto in cataloghi, etichette, distinzioni e divisioni... beh, uno dei pochi pseudo-appoggi potrebbe forse essere Platone, il quale considerava l'idea di un terzo sesso: l'androgino, un essere che sintetizza in sé natura maschile e femminile. Che poi si trattasse di un creatura integra e completa in sé stessa, e quindi priva della necessità di un patner, o di un essere con entrambe le energie e possibilmente attratto dai due sessi in egual maniera... è ancora oggetto di discussione che non tratterò in questa sede.

Concludo questa parentesi affermando che con il nuovo concetto del "peccato", la situazione si ribaltò ed iniziò l'automutilazione e il disprezzo del corpo in quanto "portatore del peccato originale".
Uno degli assai valienti sostenitori di questa sana teoria era S. Agostino.
Chiaramente una tale visione ha portato la gente ad abbandonare la cura del corpo e dunque abitudini igieniche necessarie ad un ambiente sufficientemente sano. Ciò favorì quindi le famose pestilenze che tanto hanno colpito e decimato le popolazioni europee durante il medioevo.



    Tornando al libro, nelle pagine 59 – 60 – 61 viene detto come la capacità della mente umana, in ambito astrale, possa (in questo caso sì...) dar esistenza a degli esseri chiamati da vari studiosi e ricercatori "forme pensiero", i quali porterebbero bene o male a seconda della loro origine, prolungando la loro esistenza fino a quando il quantitativo d'energia che li ha generati non si esaurisce.
Usate consciamente, queste "forme pensiero" potrebbero essere utlizzate per scopi vari e/o fungere da protezione o attacco verso demoni o energie umane stesse e altro.
Sempre secondo il testo, noi produrremmo, con questa energia mentale generata in dimensione astrale, dei corpi sottili che verrebbero poi abitati da uno spirito vagante corrispondente. Parrebbe infatti che a volte queste "anime" o spiriti utilizzino le menti umani più potenti per evocarsi ed ottenere così un corpo, "o, se si tratta di un demone, attraverso quelle" menti disarmoniche e di basso livello proprie "del matto o dell'uomo ignobile".
Una volta ottenuta la forma astrale desiderata, e rimanendo connessi con la persona, attraverso i gesti e la voce dell'individuo, tali esseri si riverserebbero nel mondo.

"Il loro regno non ha mai cessato d'esistere: ha perso solo un po' del suo potere. I Sidhe [...] non potranno riedificare i loro templi finché non ci saranno stati martiri e vittorie, e, forse, anche quella battaglia da tempo predetta da maghi e veggenti nella Valle del Verro Nero"

Questa è l'ultima citazione sulle parole dirette del personaggio Michael Robartes.
Con Sidh e Sidhe, termini irlandesi, s'intende la realtà degli Esseri Magici ad antichi che vivono in un regno parallelo.
Il messaggio qui presente si riconnette a quanto detto sopra e in un articolo precedente sul Mondo Incantato: l'avvento dei tempi oscuri può aver parzialmente danneggiato o limitato il potere di tali esseri, ma quelli che sono gli avvenimenti della storia umana e il suo corso non vanno certo a negare la continuità dell'esistenza delle realtà superiori. Si potrebbe poi pensare che il messaggio continui così: i Sidhe non potranno tornare a camminare frequentemente sulla nostra Terra di Mezzo sino a quando non sarà giunto l'avvento di una Nuova Era nella quale sorgeranno nuovi Eroi, ovvero quegli Uomini e quelle Donne che con tutte le loro forze spianeranno la strada da tutti i probabili ostacoli, che altro non saranno, ovviamente, che quegli umani  che ancora si ostineranno a riproporre il vecchio e decadente sitema oscuro.
Yeats comunque non è l'unico ad aver menzionato quella che io considero la Tempesta prima della Nuova Aurora.

IV

"Sul soffitto spiccava un'immensa rosa a mosaico; e sulle pareti, tapezzate anch'esse di mosaici, era raffigurata una battaglia tra Dèi e angeli, gli Dèi splendenti come rubini e zaffiri, e gli angeli tutti in grigio, perché, come mi sussurrò Michael Robartes, avevano rinunciato la loro divinità e rifiutato di esprimere l'individualità del loro cuore, in nome dell'amore per un dio d'umiltà e di dolore"
Il protagonista narra dettagliatamente i particolari della parte finale della sua terribile iniziazione.
Ecco che uno dei simboli della Madre, la Rosa, tanto cara all'Ordine ermetico di Robartes, domina chiaramente su tutte le altre raffigurazioni, in quanto rappresentante dell'Entità matrice delle altre divinità ed esseri viventi.
La battaglia tra Dèi e angeli è molto interessante, a mio parere, e merita un breve approfondimento.

Gli angeli, si sa, sarebbero coloro che servono "l'unico Dio". Ma cerchiamo di tornare indietro nel tempo attraverso la storia di questo dio e alcune delle notevoli analogie riscontrate.

Dagli scritti celtici medievali, di origine orale, chiamati "Mabinogi" sappiamo che dai Celti britannici fu intesa la venuta di una nuova, oscura e terribile forza proveniente da Oriente: la divinità chiamata Havgan, dio di fuoco che odia la Grande Madre e gli Dèi Splendenti.
Questa entità si presenta con l'aspetto di un bellissimo fanciullo amorevole e dolce, quando in realtà è di una malignità terribile.
Vari servitori lo accompagnano a lo riempiono di attenzioni. Servitori a lui totalmente dedicati.
Nella rielaborazione in forma romanzata ("I Mabinogion" di Evangeline Walton) dell'antica versione (per renderla più leggibile e scorrevole), Arawn, uno dei Guardiani dell'Annwn, l'Oltretomba, in un dialogo con Pwyll, antico eroe e regnante gallese della regione del Dyved,  annuncia la venuta di questo dio tremendo con queste parole: "Molti uomini e donne bruceranno ancora sui roghi a causa della potenza di fuoco che egli ha portato verso Occidente; molti ancora tremeranno di paura per quello che sostengono di amare.
Solo il male dovrebbe essere temuto; gli Dèi dovrebbero essere amati..."
Da ciò risulta chiara la connessione con la "Santa Inquizione"...



J.R.R. Tolkien, il più grande studioso inglese di letteratura celtica, anglosassone e medievale (rimasto fedele, nei suoi scritti, a un'antichissima tradizione) del suo tempo, fu un uomo d'indubbia genialità, e si vocifera che fosse stato un Iniziato.
Certamente la sua facciata pubblica di buon cattolico è assai contraddetta dai contenuti chiaramente ed inquivocabilente pagani delle sue Opere che hanno delle analogie incredibili con l'evoluzione dei tempi, l'animo umano, e... Havgan.
"Il Silmarillion", iniziato nel 1917 rappresenterebbe la base da cui si ergono tutte le sue Opere postume ed è il lavoro dal tono decisamente più 'elevato', anche a livello intellettuale.
In tale Opera viene inizialmente trattata la Creazione degli Dèi, chiamati Ainur, i quali, tramite la "musica degli inizi" daranno forma ad Arda (corrispondente alla nostra Gea, la Terra). Ne seguono le guerre degli Ainur contro l'Oscuro, la creazione degli Elfi e degli uomini e le grandi vicende mitiche che avvicineranno la storia alla "Terza Era della Terra di Mezzo".

Per ricollegarci all'argomento trattato dobbiamo concentarci sugli Ainur, e in particolare su uno di loro: Melkor.
Melkor (che successivamente verrà chiamato dagli Elfi con il nome di Morgoth, lo Scuro Nemico del Mondo) fu un Ainur che si ribellò verso la sua stirpe ed abbracciò il potere oscuro. Un essere estremamente possente dei primordi che si votò a manifestare il Caos e la disarmonia.

Dopo il distacco dai Valar (altro nome degli Ainur) Melkor impiegò tutte le sue forze per distruggere la sublime bellezza e armonia creata dagli Ainur su Arda. Riunì presso di sé creature abbiette, belve feroci e servitori, tra i quali un esponente dei Maiar (divinità di grado minore) chiamato Sauron, colùi che creerà l'Unico Anello del potere. Con il suo odio, la sua oscurità e il suo fuoco, Melkor causò disastri immani nell'ordine del mondo.

Terzo ed ultimo elemento da trattare prima di concludere la prima parte di questo scritto ci porta presso un antica popolazione giudaico-aramaica che venerava, durante l'età astrologica dell'Ariete, un dio chiamato Jahveh Zeovat.
Per l'appunto, era considerato "il dio Ariete" e veniva rappresentato con dei totem dello stesso animale.
Jahveh esigeva un gran numero di sacrifici di arieti e gli egizi ne erano particolarmente scandalizzati. 
A proposito di egizi... "Il Decalogo, che è una legge egizia,(...) fu fatta scendere, in mezzo ai tuoni, ai fulmini e ai muggiti di montone, dalle nuvole che circondavano le cime dove aveva dimorato Jahveh, il dio ariete, demone spaventoso e sanguinario", Iakov Levi - "TRAUMA DELLA NASCITA, ESILIO E MONOTEISMO".

È da precisare che inizialmente, tra i giudei, non vi era monoteismo, ma bensì l'henoteismo, ovvero la monolatria verso un unica divinità, verso un dio iroso e particolarmente maschile (dato che veniva anche rappresentato anche con simboli fallici) il quale s'espanse sempre più fino ad ottenere un suo regime totalitario. Infatti giunse il tempo in cui le divinità dei popoli vicini vennero additate come demoni malvagi e in cui il culto di Jahveh iniziò ad espandersi.

Negli scritti antichi e nel pensiero di quelle terre, fluiti poi anche nella Bibbia, non si parla della creazione del mondo da parte di "Dio" come si è abituati a credere. I creatori furono gli Elohim!
Infatti il primo dei dieci comandamenti dice "non avrai altro Dio all'infuori di me" e non "non vi sono altri Dèi all'infuori di me"! Non viene negata l'esistenza di altre divinità, ma viene semplicemente imposto un regime...

Tornando alle nostre analogie, trovo che sia da notare come "Dio" si manifestò inizialmente a Mosé nel rogo di un cespuglio. 
Personalmente quello che mi risuona è: fuoco distruttore in opposizione alla Madre, rappresentata dalla pianta [vedi il mio scritto L'Albero nelle antiche concezioni (e la tragica venuta dell'antropocentrismo)]

Per quanto riguarda gli angeli si può pensare che, nel tipo di visione qui esposta, siano delle divinità minori (come i Maiar di Tolkien) asservite di "Havgan", le quali contribuirebbero ad assicurare il dominio e il pieno influsso di questo demone nella nostra realtà.
Ne "I Mabinogion" di E. W. Havgan perde nuovamente uno dei suoi primi tentativi di impadronirsi dell'Occidente e i suoi servitori si potrebbero ricollegare anche agli angeli grigi e asserviti al dio di umiltà (o meglio, di denigrazione spirituale) e di dolore descritti dal personaggio di Yeats nella citazione di cui sopra...
"Arrivarono, quegli uomini d’Oriente dalla barba nera. Emersero da quell’ombra incerta e attraversarono le acque insanguinate. Si assieparono intorno al loro Signore e Havgan prese la mano di ognuno e la strinse. Un debole riflesso della sua antica bellezza gli illuminava il viso.
«Troppo presto abbiamo lasciato gli antichi templi di Cuthah, nel Sumer vicino al Sole Nascente. Gli Dei dell’Oriente regneranno in Occidente, ma non per ora. Portatemi via di qui, miei fedeli. Non posso guidarvi oltre.»
Sempre piangendo, essi fecero un leto con i loro mantelli. Lo sollevarono e lo portarono via, in quell’Ombra che avevano creato. Pwyll e i suoi uomini, guardandoli allontanarsi, videro che mentre attraversavano il guado le tenebre si erano diradate, ritirandosi verso il basso. Come un mantello, esse caddero dai cieli che avevano oscurato, e questi risplendettero di nuovo, limpidi, immensi e senza macchia. Ciò che era sembrato tanto enorme e mostruoso, una sfida allo stesso infinito, si ridusse a un piccolo alone buio che avvolgeva quegli uomini piangenti e il loro carico. Attraverso quel nero giungeva il loro triste lamento funebre; poi la lontananza li inghiottì. Allora tutto si quietò; la luna rischiarò di nuovo le due sponde del guado, tranquilla come nell’obliato Principio. Delicata, come mano materna su un fanciullo ammalato, la sua luce carezzava quella desolata terra ferita."
Si può notare quanto cupa e lugubre sia la scena descritta, e quanto sia coerente con il costume  cristiano dell'esaltazione della sofferenza. Infatti, checché se ne dica, è così.

"Il Cristianesimo [Cattolicesimo] non ha lasciato nulla di incontaminato dalla sua depravazione; esso ha trasformato ogni virtù in vizio, ogni verità in menzogna, e ogni integrità in bassezza. Il Cristianesimo [Cattolicesimo] vive per mezzo della sofferenza, e crea la sofferenza stessa per rendersi immortale." Friedrich Nietzsche

Chiaramente, in ultima analisi, con la frase rivolta al regnare degli Dèi d'Oriente sull'Occidente non presuppone un potere ed un dominio egualitari, poiché egli è il 'Signore' mentre tutti gli altri son  suoi "umili" servitori e 'figli'.
Servitori che più volte son stati rappresentati in combattimento contro esseri e simboli pagani.
Ad esempio S. Michele, con la sua spada di fuoco, combatte il demone Belial, il quale altro non è che una storpiatura di una delle divinità celtiche più grandi e potenti: Bel o Beli, dio Solare, al quale è dedicata la festività celtica di Beltane (che significa "i fuochi di Bel").

La 'vittoria' (anche se mai del tutto totale) del Regno di Jahveh Zeovat su quello Antico non presuppone l'inferiorità della potenza  di quest'ultimo ma sarebbe bensì una semplice riprova del corso oscuro dei tempi, dell'Etá del Ferro, del Kali-Yuga, ovvero: "Ogni cosa... a suo tempo".

Ma di ció tratteremo successivamente...

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"Il Cristianesimo [Cattolicesimo] ci ha defraudato del raccolto della civiltà antica" Friedrich Nietzsche