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mercoledì 16 novembre 2011

La Fenice dell'Acquario e l'Isola del Destino



In quest'epoca di cambiamento e tumulti varie persone e correnti di pensiero discorrono sull'approssimarsi dell'Età dell'Acquario, che dovrebbe comportare forte cambiamento nel piano sottile, il quale si ripercuoterebbe anche nella qualità dell'esistenza terrestre, migliorandola e permettendo di creare nel pianeta un'esistenza via via più armonica.

Nel nostro pianeta i luoghi più “tranquilli” e magici, carichi di energie naturali, ospitano delle energie che molto probabilmente li renderanno degli “eletti”, nel ruolo di veri e propri centri spirituali che avranno il compito di irradiare nei luoghi attorno a loro la luce del Nuovo Paradigma.

Nel caso dell'Europa la terra che svolgerà tale funzione potrebbe essere l'Isola del Destino: l'Irlanda.

Questa terra, i cui antichi nomi gaelici sono Ériu, Bamba e Fotla (corrispondenti a tre regine, o emanazioni di Dana, Dea Madre) è sempre stata considerata un luogo intriso di magia e spiritualità. La sue tradizioni sono ricche di mitologia e leggende piene di divinità, spiriti ed esseri fatati che il Cristianesimo non è riuscito ad estirpare ma solo, in certi casi, ad “assorbere” e reinterpretare.

Nonostante i tumulti umani (politici e religiosi) che ha l’Isola ha vissuto in particolare dopo la conversione al Cristianesimo attuata da San Patrizio - compreso il disboscamento (era chiamata anche “Isola dei Boschi” per esser stata una grande foresta tre volte nella storia conosciuta) - non ha mai cessato di essere un luogo enormemente affascinante che ha sempre prodotto leggende ed ispirato poeti, mistici, sensitivi, esoterici e cantori.
Nondimeno le testimonianze, anche recenti, sull'esistenza del “Piccolo Popolo” e sull'“Aristocrazia” elfica, accostate con la ancora continuata prassi di offrire un piattino di latte alla “Buona Gente”, continuano a rendere il luogo meravigliosamente misterioso e bizzarro.

Bisogna però precisare che tali cose accadono nei luoghi più naturali, sperduti e tranquilli dell'Isola, ed ovviamente ad un certo tipo di persone, con una certa sensibilità, le quali, per continuare ad esistere anche in futuro, dovranno essere aiutate dall'avvento di una Nuova Era che le preservi e le favorisca.
In caso contrario il genere umano potrebbe forse decadere tanto da arrivare persino a non sospettare più nemmeno l'esistenza di certe realtà, fagocitato dal Nulla imperante come già a moltissimi è accaduto e continua ad accadere.
Ma potrebbe invece essere che proprio nei prossimi tempi le cose che sono ora verranno scosse sempre più a fondo e trasformate secondo un nuovo schema. E ciò è oggetto di questo scritto legato all'arrivo della Nuova Era nel contesto europeo.

***

Nel periodo del “Rinascimento Gaelico”, avvenuto nel XIX°, XX° secolo, Annie Besant, presidentessa della Società Teosofica di Adyar, in India, profetizzò che l'Irlanda tornerà ad essere l'“Isola dei Santi”, ovvero un potente centro spirituale, perché «ciò che l'India è per l'Asia, l'Irlanda è per l'Europa» (curiosamente le due bandiere hanno gli stessi, identici tre colori...).

In connessione a quanto detto, ci spostiamo ora in Britannia, e più precisamente nel luogo che è (o che fu) sede terrena della magica e leggendaria Isola di Avalon: Glastonbury.

In tale luogo, già accennato in scritti precedenti, particolare rilevanza ha il Tor, il monticello sacro che in epoche andate fu frequentato come un grande tempio naturale, luogo di iniziazione e portale d'accesso ad altre realtà.



Nel Tor si erge l'ultimo resto di un vecchissima costruzione cristiana: la torre di san Michele, nella quale c'è una raffigurazione in cui si vede un angelo che pesa un'anima sulla bilancia del giudizio. Ma in corrispondenza della bilancia, dall'altro lato, c'è una raffigurazione di Santa Brigida che munge la sua mucca, simbolo assai materno. Infatti Brigida non è altro che un ennesimo tentativo Cristiano di sovrapposizione, in quanto Brigit è in realtà un'antica Dea celtica irlandese, emanazione della Grande Dea.
Ciò, dunque, suggerisce il legame di Glastonbury, Avalon, con l'Irlanda...
Infatti, Glastonbury viene chiamata anche “piccola Irlanda” per via della particolare affluenza di irlandesi sul luogo, dovuta appunto alla presenza di Brigida/Brigit.

Ma perché stiamo parlando di Glastonbury?
Perché tale luogo potrebbe racchiudere una profezia geomantica.
Bene, continuiamo dunque procedendo con calma.

Riguardo ad una fonte relativamente recente, riporto una citazione dal libro “Avalon – I Sacri Misteri di Artù e Glastonbury”, di Nicholas R. Mann: «Negli anni '30, una nota psicometrista, Olive Pixley, e lo scrittore John Foster Forbes visitarono il Tor. La signora Pixley descrisse un rituale di un passato remoto in cui vedeva una schiera di persone che si raccoglievano prima dell'alba per salire sul Tor. Era una celebrazione: si udivano tamburi, canti e nenie mescolati ai pianti dei bambini e ai latrati dei cani. Sulla cresta del Tor si trovava un cerchio di pietra. Mentre la gente saliva sulle terrazze, i loro suoni e movimenti creavano una traccia di “energia eterica” a forma di serpente, che andava illuminandosi man mano si avvicinava alla cima. Al levarsi del sole, la spirale-serpente di energia si fuse con la luce del sole grazie alla catalizzazione del cerchio di pietra. L'energia risultante si incanalò in un raggio diretto all'esterno, che attraversò gli “allineamenti” presenti nel territorio, a beneficio dei regni delle piante e delle farfalle. La chiave del rituale, pensò la signora Pixley, era la vibrazione di suono e luce. Gli antichi, usando tradizioni risalenti ad Atlantide, convogliavano questa energia in luoghi adatti, come il Tor, per rafforzare la vita.
      Nel 1945 John Foster Forbes visitò nuovamente il Tor in compagnia di un'altra psicometrista, Iris Campbell, la quale ebbe la visione di una danza rituale che si muoveva “come il sole” su e giù dal “sentiero a spirale” del Tor. Il vortice di energia così prodotto creava una volta eterica di una “sostanza vitrea”, attraverso la quale le forze rigenerative potevano essere inviate, in questo caso, a tutti i fiori e gli uccelli viventi.
[…] Si dice che lassù i monaci tibetani levitino e i sensitivi sono all'opera per scoprire le chiavi tonali che entrano in risonanza con il Tor e consentono di accedere alle città cristalline sottostanti!»

Sul luogo son state fatte varie affermazioni, come il fatto che sia una collina fatata; un luogo di guarigione, «un luogo dove compiere i riti del trapasso, un centro di potere globale, il centro di una linea di forza, un portale galattico, il chakra centrale del pianeta...»; «Lo stesso paesaggio aiutava a foggiare la natura della conoscenza» (1).
Vorrei infatti precisare che secondo i Celti spiritualità e paesaggio erano una cosa sola, non si potevano separare: il paesaggio, con la sua conformazione e le sue caratteristiche è la manifestazione della spiritualità e delle energie del luogo.
Possiamo dunque utilizzare quanto appena detto come premessa e chiave per trattare quanto segue.

Nel sedicesimo secolo John Dee, astrologo e matematico a servizio di Elisabetta I, oltre all'aver affermato di aver trovato le “polveri alchemiche” rosse e bianche (colori eternamente presenti nella Tradizione Avaloniana) di San Dustan, il quale scrisse un trattato alchemico intitolato The Philosopher's Stone, si espresse anche con frasi che furono sempre difficili da comprendere, o da riscontrare, fino alla scoperta dello zodiaco di Glastonbury.



Si tratta di una scoperta che conferma ciò di cui parlava Dee nei suoi appunti, ovvero del “segreto di Merlino”. Una parte dello scritto dice: «Le stelle che coincidono con i loro riflessi sulla terra galleggiano nel medesimo sentiero celeste del sole, della luna e dei pianeti [...]» (2), parole che per secoli rimasero enigmatiche.
Nel 1929 Kathryn Maltwood, un’artista, pubblicò la sua opera  A Guide to Glastonbury ‘s Temple of Stars.
Ella studiava le leggende arturiane e un giorno fu colta da un’improvvisa ispirazione: perché non interpretare letteralmente i viaggi dei cavalieri?
Supponendo che davvero Cadbury si trattasse della leggendaria Camelot, la donna ripercorse alla lettera i percorsi narrati nelle leggende. Sempre dal libro di R. Mann: «Se una leggenda descriveva un viaggio di un giorno a cavallo verso Ovest, quello sarebbe stato il suo viaggio» (3).

Così facendo, assieme a ottime cartine dell’Ordnance Survey e all’aiuto di diapositive aereopanoramiche, poté svelare un’incredibile schema presente sulla terra, fatto di figure straordinarie, nel vero senso del termine.
Tale schema fu descritto come una replica dei segni zodiacali del cielo.



Infatti lo zodiaco terrestre è il prodotto della combinazione di elementi naturali e artificiali (anche dell’epoca neolitica) del luogo: fiumi, colline, ruscelli, perimetri combinati a recinti, strade, cumuli, argini ecc.

Vari “Templi delle Stelle” sono stati individuati in Britannia in seguito  a quello di Glastonbury... Ma concentriamoci su questo in particolare per seguire con il tema trattato e per rendere il mio schema riflessivo più chiaro.

I segni presenti a Glastonbury non sono tutti fedeli alla rappresentazione classica. Infatti la Bilancia diventa una colomba  - comunque simbolo presente in uno dei vari associati al segno, considerandola con un significato di pace e aereo come il segno stesso - , il Cancro diventa una nave – che si potrebbe interpretare come un’evoluzione del segno, da afflitto a evoluto (per utilizzare i termini dell’astrologia esoterica), da chiuso in sé stesso a poderoso solcatore dei mari -, il Capricorno, il segno più complesso dello zodiaco, diventa un unicorno .
Da notare che in Astrologia Esoterica è presente la stessa trasformazione: una volta che il nativo in Capricorno è vicino alla realizzazione spirituale simbolicamente si trasforma in Unicorno. Sarebbe l’Iniziato trionfante il quale maneggia i poteri del terzo Occhio che si concentrerebbero a spirale nel centro tra le sopracciglia, almeno secondo le parole di Douglas Baker.
Ma, e qui torniamo completamente in tema, è  l’Acquario il segno che mi colpisce più che ogni altro in questo caso... Infatti l’Acquario è formato dalle colline e dai confini naturali dell’Isola di Avalon stessa e questa volta è rappresentato dal segno della Fenice, la “Fenice dell’Acquario”, come la chiamò la Maltwood.
In ciò vedo molte connessioni. La Fenice, che rinasce dalle sue stesse ceneri, è un simbolo potente di Rinnovamento, su tutti i piani. Accostata con l’Acquario trova infatti una simbiosi di significato. E’ ben chiaro infatti come l’Acquario, anche secondo l’Astrologia Esoterica, sia connesso, almeno di questi tempi, con l’arrivo di un nuovo ciclo, di un nuovo paradigma, dunque con un rinnovamento; con l’entrata in scena di nuove energie, di una nuova coscienza, di nuovi Raggi, per dirla in termini ‘teosofici’.  Un’energia di Arte, Bellezza, Creatività, di Ordine Cerimoniale e Rituale rinnovato. L’uomo che versa le Acque della Conoscenza che devono lavare via, poco alla volta almeno, la sporcizia e l’Oblio dovuti alle acque di Lete (veicolate in questo tempo dai Pesci), i cui effetti affossano costantemente l’essere umano impedendogli di progredire.

Tenendo in conto ciò osserviamo come dal becco della Fenice, la cui testa è rappresentata dal Tor, sgorghi la Chalice Well, o Sorgente del Calice, la fonte rossa, di connotazione assai femminile, mentre all’interno della fenice, nell’ala destra, vi è la White Spring, di connotazione maschile. Considerando che la Tradizione Avaloniana è assai legata alla Grande Madre noto come la figura riproponga il concetto della Dea ginandrica. La Dea che racchiude in sé entrambe le polarità vitali, in quanto divinità suprema, ma che si manifesta nell’energia di Vita e Creazione la quale non può che essere chiaramente di origine femminile, la cui energia è rappresentata appunto anche dall’acqua.



Arrivati a questo punto si capisce che «la chiave delle tradizioni di Avalon è contenuta nel paesaggio» (4). Infatti, altro elemento da considerare prima di iniziare a connettere il tutto è che «gli schemi geomantici della topografia circostante» formano una «stella a sette punte generata dal diamante delle quattro colline dall’aspetto particolare e caratteristico, il Tor, il Mump, il castello di Cadbury e Hamdon Hill» (5). «A nessun’altra longitudine» sarebbero presenti elementi geomantici, lunari e solari combinati e intersecati “per creare angoli che formano un eptagramma» (6)!
In ambito matematico, geometrico, spirituale ed esoterico, il 7, spesso utilizzato per rappresentare il mistero dell’eternità, è un numero irrazionale ed unico , “Vergine”.
Sette sono le note musicali, la misura di riferimento settimanale, i colori, il tradizionale numero dei pianeti, il numero della Dea Minerva e gli Elhoim...
«Nella simbologia pitagorica, l’eptade rappresenta la piena natura dell’umanità. In essa il triplice corpo spirituale è in combinazione con il quadruplice corpo materiale» (7).


Detto ciò, cucio ora tra loro gli elementi presentati nell’ottica che mi ha portato a scrivere quanto esposto.

Mi pare curioso dunque come l’Isola di Avalon, con i suoi elementi e messaggi geomantici, spirituali ed esoterici intrecciati tra loro puntino verso una direzione specifica... E’ innegabile che la Britannia sia un grande centro magico di potere... ricordo come mi sentivo tra le rovine dei castelli e in quel verde paesaggio, anni fa.
Però forse c’è un motivo se la testa della “Fenice dell’Acquario”, dal cui becco sgorga la Sorgente del Calice (il Calice trae origine dal Calderone - vedi il Calderone della Rinascita di Dagda), come fosse la promessa di un eterno ritorno, guarda ad ovest verso l’Isola del Destino, l’Isola di Smeraldo, Eriu (nome della Dea), il cui Centro Sacrale di quest’Isola Verde fu Tara, nome connesso alla Dea tibetana Tara Verde, altra connessione con il Sacro Femminino. C’è un motivo se l’Acquario presente nella “piccola Irlanda” guarda verso “la grande Irlanda”, quella vera, se questo microcosmo guarda al suo macrocosmo, trascinandosi dietro una enorme varietà ed ampiezza di elementi spirituali e simbolici e connessioni che giungono a ben altre longitudini del pianeta.

Parlo di luoghi che dispongono della più alta concentrazione di rovine megalitiche più alta del pianeta e del cerchio di pietre più grande.

Parlo infine di tutto ciò confidando in un cambio futuro e nella speranza di aver trovato una piccola verità. La speranza nell’arrivo di un segno di Aria, un segno Celeste, di un’era dunque più sottile, un’era fortunatamente in arrivo, un’era nella quale, si spera, tutto ciò che non conta dovrà essere lasciato per puntare invece alla preparazione del mondo in vista dell’arrivo del "Ponte Arcobaleno"...




“Vi doniamo l’Irlanda, ma poiché le nostre mani l’hanno formata non vogliamo abbandonare completamente il paese. Saremo la bianca foschia che avvolge le montagne; saremo la pace che spira sui laghi; saremo il grido di gioia dei fiumi; saremo la saggezza segreta dei boschi. [...] Molto tempo dopo che i vostri discendenti ci avranno dimenticato, udiranno la nostra musica sulle alture soleggiate e vedranno i nostri grandi cavalli bianchi sollevare le loro teste dai laghi di montagna e scuotere la rugiada notturna dalle loro criniere; alla fine sapranno che tutta la bellezza del mondo ritorna a noi, e che le loro battaglie non
sono che un’eco delle nostre.” Tuatha De Danann
“Gli Irlandesi sollevarono i loro visi […] Videro la luce del sole sull’erba simile a fuoco di smeraldo; videro l’azzurro del cielo e la solenne oscurità degli alberi di pino; udirono l’infinito suono dei rami scossi dal vento e delle acque che scorrono, e dietro ogni cosa echeggiava il sacro riso di Brigit.”  - Le meravigliose leggende celtiche, Ella Young
(1); (2); (3); (4); (5); (6); (7): “Avalon – I Sacri Misteri di Artù e Glastonbury”, di Nicholas R. Mann
 Ho trovato un sostegno anche nel testo "Il Vischio e la Quercia" di Riccardo Taraglio

martedì 12 luglio 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (terza e ultima parte)


L'ADORAZIONE DEI MAGI

"Ero seduto a leggere, a tarda notte, poco dopo il mio ultimo incontro con  Owen Aherne, quando udii qualcuno bussare piano alla porta; e sulla soglia trovai tre individui molto vecchi, appoggiati a robusti bastoni, che mi dissero di aver saputo che mi avrebbero trovato ancora sveglio, e che avevano cose importanti da dirmi."

Nel terzo ed ultimo scritto del libro, L'Adorazione dei Magi, torniamo in un contesto 'pagano'.

Il protagonista, nella stessa casa dell'inizio di Rosa Alchemica, riceve l'improvvisa visita di tre sconosciuti e bizzarri vecchi, i quali gli racconteranno la storia, in sintesi, della loro vita e alcune esperienze spirituali vissute, con tanto di annuncio della venuta di un nuovo tempo.

Riguardo il titolo del terzo scritto farò solo un piccolo appunto: i Magi erano astrologi (o almeno, anche) e l'astrologia era bandita dal clero poiché 'eretica'. Eppure, gli stessi Magi, furono annunciatori della venuta del Cristo...

In questo testo, però, i 'Magi' in questione sarebbero i tre anziani irlandesi, sopra citati, i quali, in una fredda notte invernale, entrano ad annunciare, come detto, il ritorno degli 'Immortali'.

"Li condussi nel mio studio, e quando gli arazzi con i pavoni si furono chiusi dietro a noi, misi tre sedie per loro vicino al fuoco, poiché i loro cappotti di lana erano gelati, e pure gelate erano le barbe, lunghe fin quasi alla vita. Si tolsero il cappotto e si chinarono sul fuoco per scaldarsi le mani, e notai che i loro abiti avevano molto della foggia campagnola di oggi, ma anche, mi parve, qualcosa dello stile cittadino di un'epoca più cortese. Quando si furono scaldati – e si scaldavano, pensai, più che per il freddo della notte per il piacere del calore per il calore – volsero verso di me i volti abusati dalle intemperie, bene illuminati dalla luce della lampada, e mi raccontarono la storia che mi accingo a narrare. Ora parlava uno, ora un altro, e spesso si interrompevano a vicenda, con la preoccupazione che hanno i contadini quando raccontano le storie e non vogliono tralasciare alcun dettaglio. Quando ebbero finito mi fecero prendere nota di quanto mi avevano riportato, perché io potessi ricordare le parole esatte, e si alzarono per andarsene, e quando chiesi loro dove andassero, e cosa facessero, e quali fossero i loro nomi, non vollero dirmi nulla, tranne che era stato comandato loro di viaggiare continuamente attraverso l'Irlanda, a piedi e di notte, affinché potessero vivere presso le pietre e gli alberi proprio nelle ore ore in cui gli Immortali si risvegliano.[...]".

'Peregrinare' di notte potrebbe volersi riferire al tempo nel quale, come di consueto, sciamani, maghi, streghe ed esseri fatati son particolarmente soliti agire, coperti dal velo del mistero e del silenzio.

“O fate verdi e candide, nere e grigie,
   che a frotte
   Danzate al chiar di luna e all'ombra della
   notte”
                       Le allegre comari di Windsor, W. Shakespeare

Ma ha un qualche ruolo particolare l'Irlanda nell'avvento di una Nuova Era?
Non posso affermarlo con certezza, ma sarà un argomento trattato in un successivo scritto.

    "I tre vecchi erano fratelli, fin dall'adolescenza vissuti in una delle isole occidentali, e in tutta la loro vita non si erano curati di nulla al di fuori degli scrittori classici e degli antichi scrittori gaelici, che proponevano una vita semplice ed eroica al tempo stesso."

Una vita semplice non significa necessariamente un'esistenza frivola fondata sull'ignoranza e sulla superficialità, altrimenti potremmo ben dire che la gran maggioranza degli esseri umani odierni vive assai semplicemente.
Infatti questa semplicità, accompagnata dall'eroismo, in un contesto magico e misterioso, come quello qui trattato, potrebbe riferirsi al vincere il complesso groviglio di banalità, bassezze e  piattezza quotidiane che già nei tempi 'classici' ebbero manifestazione (seppur non ai livelli tremendi e dominanti dei tempi attuali); al vivere l'Incanto proveniente da quei mondi e da quelle condizioni esistenziali che, tuttavia, come pensava anche George William Russell (A.E.), continuano ad esistere parallelamente al nostro mondo e alla nostra triste condizione, nonostante i tempi.
Quindi, l'invito a ritrovare la semplicità implica anche grande coraggio, poiché significherebbe intraprendere un graduale distacco dalla 'normalità' e dal comunemente accettato.
Con ciò, anche il dominio del flusso mentale, che solitamente ci imbroglia per gran parte del nostro tempo e che non ci permette di stare a sentire, riempiendoci la testa di continue tempeste psico-emotive e distrazioni, in un enorme e più o meno costante dispendio di energie, dovrebbe essere attuato. Tale attuazione al fine di rendere il potere mentale come uno strumento e non oggetto di identificazione.
Ma la situazione esistenziale della maggioranza umana rende gli individui simili ad un informe groviglio di energie: un groviglio disordinato, assai complesso e difficile da sciogliere, e dunque all'opposto della semplicità.

 "Ci sono più cose in cielo e sulla terra, Orazio, di quante ne comprenda la tua filosofia..."
                Amleto, W. Shakespeare

Trovo doveroso affermare che con la citazione di cui sopra non debba essere confusa la validità della Filosofia arcaica con quella più vicina ai tempi moderni (alla quale si fa probabilmente  riferimento nella citazione) e, ancor meno, a quella attuale...
Come detto negli scritti precedenti, gli antichi "amanti della Sapienza" non avrebbero posseduto solo teoria, ma bensì sperimentavano, arrivando a 'toccare con mano' il 'sovrannaturale'... Infatti la sola teoria senza ricerca della pratica a poco o nulla può valere e servire, cosa che invece è ben tipica anche nella cosiddetta "filosofia" contemporanea (giusto per ricollegarci a quanto detto sopra). Infatti, 'filosofeggiare' sulla  drammaticità dell'esistenza umana senza ricerca dei mezzi per trascenderla potrebbe ben essere un sintomo di tale condizione.
Ma torniamo al nostro tema...

  "Notte dopo notte, d'inverno, seduti accanto al whiskey fatto in casa di straforo, ascoltavano i cantastorie gaelici cantare per loro i poemi antichi; e notte dopo notte, in estate, quando i cantastorie erano al lavoro nei campi o al largo a pescare, leggevano Virgilio e Omero ad alta voce, l'uno all'altro, poiché non volevano godere in solitudine, ma godere come gli antichi."

E' anche vero, però, che a volte la lettura di certi particolari testi può trasmettere (nelle persone adatte ad intuire e recepire) a livelli anche sottili, smuovere interiormente e dare quindi degli impulsi di ricerca.
E ciò può avere due cause: l'autore, la sua conoscenza e il suo... 'potere'; il Fato, ovvero le forze che fanno si che 'ci finisca tra le mani' un certo scritto. Ma forse, queste due cause, potrebbero spesso non essere che una...
Per quanto riguarda la ripetuta parola godere, legata particolarmente agli antichi, potrebbe riferirsi  a come i godimenti sottili e fisici fossero considerati (tra gli uomini più nobili) un qualcosa da equilibrare e far coesistere, in un insieme intrinseco, fino a quando non fosse giunto il momento di Trascendere.
Infatti il corpo era considerato come una manifestazione dello spirito e uno strumento di apprendimento e, dunque, da non sottovalutare.
E' chiaro che ciò non è il caso delle giustificazioni di coloro che non riescono a far di meno che identificarsi nei soli sensi fisici, sfociando in un basso e limitante materialismo...

"Finché un uomo, che diceva di chiamarsi Michael Robartes, arrivò da loro su una piccola barca da pesca, attirato come San Brendano da una qualche visione e guidato da una voce; e predisse loro il ritorno degli Dèi e delle cose antiche; e i loro cuori, che non avevano mai sopportato la materialità e il peso della nostra epoca, ma solo quelli di tempi lontani, non trovarono nulla di inverosimile in quello che veniva detto loro, anzi accettarono ogni cosa con semplicità e ne gioirono."

Ciò potrebbe essere semplice... giunge loro Robartes, uomo fuori dal comune e dotato di conoscenza e potere, il quale comunica loro una notizia luminosa e chiara che si propaga dal centro della sua coscienza fino ai loro cuori, i quali, leggeri ed aperti alla Magia e al sottile propri di epoche remote, ed insofferenti alla bassezza dell'età moderna, recepiscono senza ombra di dubbio e con limpida chiarezza il glorioso messaggio.
Ciò è un procedimento di ricezione che si discosta decisamente dalla meccanica elaborazione puramente razionale della maggioranza degli esseri umani attuali.
Infatti, “ben si sa che ciò che ritiene, pensa e crede la gente dei mondi di fuori, soprattutto ultimamente, è quasi sempre un mucchio di parole inutili e senza alcun significato” (Il Meraviglioso viaggio del Viaggiatore Turchino, Hal Belson).

Tornando alla narrazione, passarono gli anni, e un dì, mentre uno di loro stava leggendo agli altri la Quinta Egloga di Virgilio, si addormentò 
“e una strana voce parlò attraverso di lui, e ordinò di mettersi in viaggio per Parigi, dove una donna morente avrebbe rivelato loro nomi segreti affinché, per mezzo di questi, il mondo potesse venir trasformato a tal punto che una nuova Leda avrebbe aperto le ginocchia al cigno, un altro Achille assediato Troia.
Lasciarono la loro isola, e furono turbati da quello che vedevano nel mondo, e giunsero a Parigi, e là il più giovane incontrò in sogno una persona, che gli disse che dovevano vagare a caso, finché coloro che stavano guidando i loro passi non li avessero condotti a una strada e a una casa mostrategli in sogno. Vagabondarono qua e là per molti giorni, finché un mattino si trovarono a sud della Senna, tra viuzze intricate e squallide, dove pallidi visi di donne con i capelli in disordine li guardavano dalle finestre; e proprio quando stavano tornando indietro, pensando che mai la Sapienza avrebbe potuto illuminare un quartiere tanto frivolo, videro la strada e la casa del sogno.”

Al che, il più vecchio dei tre, che un po' ricordava delle lingue moderne, bussò alla porta, e proprio mentre il secondo anziano suggeriva di andarsene comparve sulla soglia una donna di una certa età vestita in modo “vistoso”: «Finalmente! Siete i tre parenti irlandesi, non è vero? E' tutto il giorno che vi aspetta».
Salirono le scale del bordello con una certa perplessità e attraversarono alcune stanze fino a quando giunsero al capezzale di una bellissima donna addormentata, vegliata da un'altra di loro.

“La vecchia disse: «Si, finalmente sono arrivati; ora potrà morire in pace» e uscì.
    «Siamo stati ingannati dai demoni, - disse uno dei vecchi, - poiché gli Immortali mai parlerebbero per bocca di una donna come questa»”

E quando tutti e tre convennero di esser stati “ingannati dai demoni” e che era giusto andarsene, il più vecchio, però, propose di inginocchiarsi al capezzale della donna morente, nel rispetto della sua grande bellezza. E la donna accanto al letto disse loro, timorosa, che quando i vecchi ebbero bussato alla porta la donna sul letto fu presa da convulsioni e gridò esattamente come griderebbe una donna durante un parto, ricadendo all'indietro come svenuta. E mentre i vecchi osservavano stupiti la contraddizione di quel viso, tanto fine e delicato ma esprimente un “desiderio inestinguibile”, il secondo di loro cantò come un gallo e venne posseduto da un'entità che i presenti, spaventati, scambiarono per un demone. Ma quando l'essere inizio a proferir parola dichiarò essere Ermes il “messaggero degli Dèi” che, assieme a quelli celtici, i vecchi veneravano.
Così Ermes, Pastore dei Morti, continuò dicendo: 
«... quello che avete udito è il mio segnale. La donna che qui giace ha partorito, e colui al quale ha dato la vita ha le sembianze di un unicorno, che di tutti gli esseri viventi è il meno simile all'uomo, essendo freddo, duro e virginale. E' sembrato che nascesse danzando; e ha lasciato la stanza quasi all'istante, perché l'unicorno, per via della sua stessa natura, ben comprende la brevità della vita. Ella non sa che se n'è andato, perché è caduta in un'estasi stupita nel vederlo danzare, ma voi chinatevi e porgete l'orecchio, affinché possiate comprendere i nomi ai quali esso risponde».

Ciò che risulta chiaro è un forte, inconsueto contrasto: un essere tutt'altro che virginale mette al mondo un essere essenzialmente virginale. Una donna consumata in un ambiente tanto squallido e  frivolo mette al mondo un essere magico, duro e freddo...
Perché?
La misteriosa risposta verrebbe di seguito...

“Nessuno dei due vecchi parlò, ma rimasero certo perplessi a guardare quello che aveva parlato, tanto che la voce riprese: «Ogniqualvolta gli Immortali decidono di rovesciare le cose che sono oggi per riportare le cose che erano ieri, non trovano nessuno ad aiutarli, se non esseri che sono ai margini delle cose che sono oggi. Inchinatevi dunque profondamente, poiché Essi hanno prescelto questa donna nel cui cuore si sono raccolte tutte le follie, e nel cui corpo tutti i desideri si sono risvegliati; questa donna sottratta al Tempo e posta a giacere sul seno dell'Eternità».”

Effettivamente la donna in questione è “ai margini delle cose che sono oggi”.
Mi vengono alla mente alcune ipotesi nel tentativo di comprendere il testo ermetico... ad esempio il cambiamento doloroso ma anche estatico nel passaggio contrastato tra Età Oscura e Nuova Era, ovvero: dopo l'immersione totale nella miseria e nello sfacelo spirituale e una volta consumate le energie che hanno governato tale tempo e penetrata a fondo la tremenda disarmonia e vuotezza (condizione forse legata anche all'attività di esseri come Havgan/Jahveh), non si potrà che procedere verso l'alto, ricercando l'opposto armonico, la Condizione Primordiale.
Perché così è l'Eterna Danza della Vita...
Il Passaggio, però, potrebbe non essere affatto indolore. La donna infatti (“Ciò che sta in alto è come che sta in basso”) ha dovuto consumare quasi tutta se stessa prima di essere prescelta dagli Dèi, in quanto “ai margini delle cose che sono oggi”, per assumere una parte nuova nel corso degli eventi...

“La voce si esaurì in un sospiro, e il vecchio si risvegliò e chiese: «Ha forse parlato una voce attraverso di me, come fu quando mi addormentai leggendo Virgilio, oppure semplicemente ho dormito?»
    Il più vecchio di loro disse: «Una voce ha parlato per bocca tua. Dov'era la tua anima mentre quella voce parlava?»
    «Non so dove fosse la mia anima, ma io sognavo d'essere sotto il tetto di una stalla, e guardavo giù e vedevo un bue e un asino; e vedevo un gallo rosso appollaiato sulla greppia; e una donna che abbracciava un bimbo; e tre vecchi bardati in cotta di maglia inginocchiati a capo chino di fronte alla donna e al bambino. Mentre guardavo, il gallo ha cantato, e un uomo con le ali ai piedi si è levato in volo attraverso l'etere, e passandomi vicino ha gridato: “Vecchi sciocchi, voi una volta contenevate tutta la sapienza delle stelle”.»

Che dire... si potrebbe collegare la nostalgia per i tempi remoti dei tre vecchi, unita alla loro sensitività, con il sogno del secondo anziano, e si potrebbe ricollegare la caduta dal Tempo degli Antichi Dèi a quello della Nuova Religione.
Coloro che contenevano la sapienza delle stelle erano i Druidi, massime espressioni spirituali dell'Antica Europa, e il passaggio alla religione del "mite agnello redentore", che avrebbe corrotto la Sapienza e decretato il suo abbandono, avrebbe dunque dato luogo a degli “sciocchi”.
Ma anche i tre vecchi irlandesi, se ci pensiamo, mistici e isolati dal mondo moderno, erano tre uomini “ai margini delle cose che sono oggi” e dunque anch'essi eletti... scelti per vegliare la Natalità Rovesciata e servire il Proposito degli Splendenti per il Nuovo Paradigma, Proposito frutto della Legge Ciclica...

°

     Mi fermo qui con i commenti, poco prima della fine del testo, poiché penso che le cifre esoteriche siano particolarmente dense.
Ho varie impressioni ma esponendole potrei rischiare di manifestare opinioni così relative e personali da poter apparire quasi sinonimo di fantasia.
Scelgo dunque come conclusione quest'ultima citazione, quest'ultimo pensiero da parte del protagonista della storia, poco prima del termine del libro:


"Questo è tutto ciò che mi raccontarono i tre vecchi, e quando penso ai loro discorsi e ai loro silenzi, al loro arrivo e al modo in cui sono partiti, sono convinto che se li avessi voluti seguire oltre la soglia non avrei trovato impronte sulla neve. Forse, per quello che possiamo saperne noi umani, erano essi stessi degli Immortali".



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Recensione del libro, per chi fosse interessato/a, edito da “Adea Edizioni”:

William Butler Yeats
Rosa Alchemica

Tre racconti d'ispirazione
esoterica del poeta irlandese
studioso di alchimia e teosofia,
delle religioni orientali e delle
dottrine occulte.
Il rito di un Ordine segreto, in
una terra remota, che evoca
l'antichità pagana, celtica
e classica; un misterioso volume
dell'eresia medievale, magico
codice che svela l'enigma della
totalità; la ricomparsa dei Magi
- infine - in tempi moderni,
che annunciano l'inizio di un
nuovo ciclo di civiltà e il ritorno
degli Immortali.
Tre scritti accattivanti, densi
di slanci e visioni, ma permeati
di sottile ambiguità e ironia,
nel miglior stile dell'Autore.

William Butler Yeats (1865-1939),
poeta, scrittore e drammaturgo,
viene ormai riconosciuto
come la maggior voce poetica
in lingua inglese degli ultimi cento
anni. Insignito del premio Nobel
nel 1923, egli trae gran parte della
propria ispirazione dall'interesse per
l'occulto e la tradizione del suo
magico paese – l'Irlanda.

sabato 12 marzo 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (seconda parte)



LE TAVOLE DELLA LEGGE

In questo secondo testo si sviluppa la vicenda di Owen Aherne. Il protagonista si trova nell'abitazione del mistico cristiano e con egli discute riguardo al prezioso tesoro che il l'esoterista detiene nella sua antica cappella privata: un libro medievale di Gioacchino da Fiore (teologo, mistico e monaco – prima cistercense e poi florense – vissuto nel dodicesimo secolo e abate del monastero di Cortale), testo occulto (già menzionato nella prima parte di questo scritto) il quale risulta molto 'eretico' in relazione al pensiero ortodosso.
Cosa importante del testo in questione è la profezia riguardo l'avvenire di una nuova era.
Infatti si procede per gradi: nel libro Fractura Tabulorum, parte degli scritti di Gioacchino, verrebbero "spazzati via i comandamenti del Padre", Jahveh Zeovat, sostituiti dalla figura e dall'influenza del "Figlio", Gesù, per proseguire poi verso l'era dello "Spirito", che trasformerebbe in meglio l'umanità...

Come spiega Aherne, Gioacchino da Fiore è 
"conosciuto più che altro per una sua profezia, espressa in un libro intitolato Expositio in Apocalypsin, secondo cui il Regno del Padre era passato, il Regno del Figlio era in corso, e il Regno dello Spirito ancora doveva venire. Il Regno dello Spirito avrebbe decretato il completo trionfo dello Spirito, che lui chiamava 'spiritualis intelligentia', sulla lettera morta."

Il commento a questa citazione ci riporta l'attenzione anche all'argomento trattato nel primo scritto, poiché essenzialmente viene trattato lo stesso messaggio in tre narrazioni.

Quanto scritto nel testo di Yeats, o meglio quante pare sia stato affermato da Gioacchino da Fiore potrebbe avere vari allacciamenti con visioni e concetti abbastanza affini per quanto sta venendo trattato. Iniziamo ad esporli.

Si parla di tre età, tre ere che in chiave cristiana vengono definite come quella del Padre, del Figlio e dello Spirito.
Personalmente ciò, trattando di esoterismo, mi suggerisce le tre età astrologiche che si potrebbero interpretare nei "Regni" menzionati da Gioacchino. Ovvero, l'Età dell'Ariete, l'Età dei Pesci e l'Età dell'Acquario.
Come abbiamo visto nella prima parte di questo scritto, nell'Età dell'Ariete avrebbe avuto inizio la manifestazione sempre più frequente e feroce del crescente potere dell'Oscuro Jahveh, o Havgan nella tradizione celtica, attuale dominatore, seppur in apparente declino, dello spirito umano...
Effettivamente, essendo Jahveh il "dio ariete" di fuoco, tale età astrologica ben s'addice alla sua ascesa.
Analogamente a quanto detto riguardo a Jahveh, nella tradizione germanico-scandinava era  conosciuta l'esistenza di un gigante legato al fuoco chiamato Surtr, un'entità oscura antagonista delle Stirpi Divine (Æsir e Vanir) che avrà ruolo importante negli oscuri Tempi Finali:

''Fratelli [...] combattono a morte,
infrangon parenti legami di sangue.
Il mondo è crudele, spietati i misfatti.
La guerra: son tempi d’accette e di spade.
La fine: son tempi di vento e di lupi.
Un uomo all’amico risparmio non dà.

Si scuoton i figli di Mímir sapiente,
al corno che squilla possente e risuona.
Vi soffia già Heimdallr levandolo in alto
e mormora Óðinn sul capo di Mímir.

Yggdrasill vacilla. Il frassino antico
già scricchiola e geme, s’è sciolto il Maligno!
L’orrore serpeggia sul viale infernale:
ch’avanza la stirpe fiammante di Surtr.

Qual fato per gli Æsir? Qual fato per gli Elfi?
Rintronan giganti, discorron i numi.
Si lagnano i nani ai varchi rocciosi,
signori del suolo. Cos’altro tu sai?''

(Voluspa – Dario Giansanti e Claudia Maschio)


Secondo l'astrologia esoterica, l'Ariete è dominato dall'influsso dei raggi I°, VI° e VII°, ossia rispettivamente: Volontà, Potere; Idealismo, Devozione; Ordine Cerimoniale e Rituale.

Considerando che non eravamo nell'Età dell'Oro, ma bensì già in quella finale del Ferro (seppur non al suo misero termine come sarebbe ora), si potrebbe supporre che Jahveh abbia trovato un buon sostegno nell'attività di tali raggi, i quali non sono 'buoni' o 'cattivi' (come la mentalità di stampo cristiano è abituata a suddividere e catalogare), ma bensì delle Qualità e delle Forze che possono essere incanalate e trovar manifestazione in modo armonico o caotico, di alto o basso livello. E dunque credo possibile che l'attività inferiore dei tre raggi sopra citati sia stata manifestata da tale entità rispettivamente nell'usufruire del potere cosmico Distruttivo/Generativo nel contrastare gli altri Dèi, annicchilendo sempre più l'influsso luminoso nel nostro mondo e dominando perciò sempre più eccellentemente la realtà e le menti umane facendo riprodurre dunque anche nel nostro piano, attraverso le azioni umane, tale processo di contrasto dell'Armonia e creando un ordine (o meglio disordine o Caos) oscuro ma sempre più radicato e dominante.
Tale influsso è di poco cambiato nell'Età dei Pesci, segno dominato dai raggi I° II° e VI°.
L'influsso volitivo inferiormente incanalato potrebbe aver trovato ben pochi ostacoli di fronte alla fragile sensibilità ed emotività proprie del segno.
Tramite tanta emotività incontrollata è facile imprigionare gli uomini in correnti di pensiero squilibrate ed autodistruzione, parola chiave per il Pesci afflitto.
Vedi genocidi, guerre, inquinamento, droghe, suicidio ampiamente praticato ecc. Tutte manifestazioni di distruzione ed autodistruzione, siano di emotività caotica, siano follie ideologiche e/o comportamentali, che sono comunque sempre perfettamente inseribili nei simboli e nei contesti qui trattati.

In questi tempi, quindi, anche in collegamento all'età astrologica dei Pesci, in cui ci troviamo, l'essenza del VI° raggio (presente sia nell'Ariete che nei Pesci), ad esempio, è manifestata dagli uomini  troppo spesso in forma bassa o inferiore, cioé nelle ideologie opache, ovvero puramente e ignorantemente fideistiche, e dai fanatismi ideologici, siano essi religiosi, politici o d'altro genere.
Infatti il passaggio all'Età dell'Acquario dovrebbe coincidere con il passaggio dall'"io credo", proprio della devozione ideologica dei Pesci, all'"io so", propria del segno d'aria della prossima era. Si può dunque affermare che solo lo sperimentare ed il conoscere possono avvicinare l'individuo ad una condizione superiore, cosa che certamente non può venire da un'impostazione clericale basata sulla cieca credenza passiva e soggiogata, cioé lo stesso sistema creato da un dittatore, ovvero la misera e classica identificazione della massa nel capo, e dunque la perdita della propria individualità.
Di seguito, in relazione a quanto detto, riporto alcuni brani del saggio di Davide Melzi, La Via dello sciamanesimo boreale, Edizioni della Terra di Mezzo:

"Dal punto di vista spirituale, l'uomo reale e naturale è tale perché conosce la dimensione del divino, mentre l'uomo decaduto ha la necessità di credere in essa. Si potrebbero quasi contrapporre due forme di 'religione', intendendo tale parola non nel senso ordinario e storico di struttura di culto collettivo, rigida ed esteriore, bensì nel suo senso etimologico che fa riferimento ad un collegamento, ad un contatto tra il mondo quotidiano e la dimensione del Sacro. Si avrebbe cioè una dicotomia tra una 'religione del credere' e una 'religione del conoscere'. Quest'ultima è precisamente lo sciamanesimo. 
[...] probabilmente, dal punto di vista di un uomo reale, naturale e sacro, l'uomo moderno potrebbe essere paragonato ad un mollusco, in cui una corazza durissima di pensiero raziocinante e di individualismo copre una sostanza interiore molto labile e vulnerabile, o ad una cipolla, i cui molteplici strati sovrapposti non coprono in realtà che l'assenza di un nucleo vero e proprio. Ovviamente, le cose stanno in modo ben diverso per quanto riguarda l'uomo tradizionale.
 Pertanto, la religione del credere "non poté fare a meno di contrapporsi in modo duro ed intransigente a tutte le forme tradizionali che la preesistevano, e di cui anch'essa percepiva, perlomeno inconsciamente, la superiorità. Per questo la nuova religione non esitò a ricorrere al potere politico di cui, crollato il mondo antico, era venuta in possesso, per perseguire con la forza tutte le forme spirituali a lei esterne. Il risultato fu, se non la loro totale scomparsa, l'occultamento forzato o il rivestimento delle divinità, delle concezioni, dei riti antichi sotto forme 'ortodosse' secondo le idee dei cristiani; ad esempio la maggior parte delle chiese vennero edificate sulle rovine di templi pagani, e il Dio o la Dea a cui essi erano dedicati divennero uno dei santi o delle madonne del nuovo 'pantheon'."

Ciò seguito da massacri, genocidi ed indicibili orrori dei quali Santa Madre Chiesa si macchiò (alla faccia dell''immacolato'!) nel corso della sua 'gloriosa' storia.

Dunque l'Età dei Pesci ha sintomaticamente avuto la sua identificazione nella sofferenza e nell'autodistruzione. Ha avuto il suo inizio all'incirca con l'avvento del Cristo, i cui originali insegnamenti son probabilmente assai pochi o quasi nulli e del quale, di fatto, s'è evidenziata ed esaltata la sofferenza, come i "dottori della Chiesa" sempre si premurarono di fare applicandola su sé stessi e sugli altri (rispettivamente tramite la pratica dell'automutilazione e della tortura).
Ho poi menzionato l'autodistruzione poiché è propria del Pesci inferiore o afflitto ed è effettivamente stata (come lo è ancora) scena via via dominante di quest'ultima età astrologica. Infatti, con il messaggio biblico di assoggettazione della Natura, sempre più inculcato nella mente di esseri umani a loro volta sempre più deboli spiritualmente per l'avvento dei tempi oscuri, l'uomo iniziò effettivamente a deturpare sempre più gravemente l'armonia naturale, dimenticando l'antica e originaria sacralità che egli attruiva alla Terra.
In sintesi: distruggendo la Terra distruggiamo noi stessi, ed è questo un crimine d'incommensurabile  gravità!
Nondimeno, dunque, il potere di fuoco di Havgan crebbe sempre di più arrivando al suo culmine con la creazione delle armi da fuoco, fino a giungere al più grande abominio: la bomba atomica, l'esplosione della quale, secondo R. J. Stewart (esoterista scozzese ed interprete delle profezie di "Merlino il Mago"), provocherebbe degli squarci dimensionali creando dunque degli squilibri nell'ordine del Multiverso, ovvero l'Universo definito in relazione alle sue realtà parellele.

Verrà però il tempo dell'entrata nel Regno dello Spirito.

Secondo i teosofi, la Nuova Era inizierà a partire dal 2025, quando entrerà nella manifestazione l'attività del IV° raggio (uno dei tre legati all'Acquario), "il Signore di Armonia, Bellezza ed Arte, il quale – in collaborazione con Saturno – condurrà molti sul sentiero del "discepolo" o, per dirla in termine alchemico, dell'Operatore, ovvero alla ricerca dell'Armonia e della Libertà.

L'Acquario (raggi V°, IV° e VII°) è rappresentato da un uomo che versa le Acque della Conoscenza ed il suo approssimarsi sta rivelando sempre più chiaramente lo squallore ed il pattume raggiunto dalla condizione umana, ed illuminandone dunque la coscienza.
In pratica, come dice Douglas Becker nel suo libro "Astrologia Esoterica", sarà come disse Cristo: "Quando il segno dell'uomo verrà, illuminerà ogni cosa."
Per via di ciò si potrà procedere al Conoscere concretamente (V° raggio), giungere quindi all'Armonico e manifestarne la Bellezza sulla Terra attraverso Arti di vario genere (IV° raggio), ristabilendo così l'Ordine Antico e Rituale (VII° raggio) nonché un riavvicinamento alla Magia, la quale è "l'aroma e l'energia della vita, il suo ornamento e il suo splendore" (La Figlia del Re degli Elfi di Lord Dunsany).


Concludiamo tali considerazioni personali con un ulteriore commento ad un'ultima parte delle spiegazioni di Owen Aherne riguardo alle tesi di Gioacchino: 
"[...] insegnava in segreto che molti altri, il cui numero sarebbe andato sempre più crescendo, erano eletti con il compito [...] di rivelare la sostanza nascosta di Dio, che è colore e musica e soavità e dolce profumo; e costoro non hanno altro padre che lo Spirito Santo.
[...] questi figli dello Spirito Santo lavorano a ogni attimo della loro vita volgendo gli occhi alla sostanza splendente"
E ciò viene espresso nel terzo e ultimo libro di Gioacchino: "Lex Secreta".

Da ciò potrebbe risultare chiaro, essendo in un contesto esoterico, come nello stesso cristianesimo vi siano state delle correnti alternative ed occulte, molto probabilmente più vicine al vero insegnamento del Cristo (che furono perseguitate e represse dalla Chiesa), le quali non avevano il ridicolo concetto di 'Dio' attuale e come entità, ma bensì di un'energia cosmica universale, impersonale: il Verbo... OIW.

Mi viene da pensare a come quanto detto si possa riconnettere alle ricerche teosofiche e all'Antico Pensiero, oltre che all'Alchimia la quale prescrive di praticare l'Arte di trasmutazione interiore costantemente, focalizzando la propria attenzione e consapevolezza al Fuoco filosofale interiore, il quale deve lavorare e trasmutare.

Dunque, per l'Operatore, varrà tale Ricerca:


"Dall'irreale conducimi al Reale,
  Dall'oscurità conducimi alla Luce,
  Dalla morte conducimi all'Immortalità"

lunedì 7 febbraio 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (prima parte)



Nel presente scritto esporrò riflessioni personali riguardo una futura rinascita della civiltà e del mondo riallacciandomi ad alcuni elementi del passato (o di quello che chiamiato tale...), commentando alcuni brani del libro "Rosa Alchemica" di William Butler Yeats e citando altre opere.
Il libro citato si divide in tre scritti:  "Rosa Alchemica", "Le Tavole della Legge" e "L'Adorazione dei Magi". Nei testi viene esposta la storia di un uomo che racconta in prima persona le sue esperienze legate alla spiritualità vissute in differenti fasi...

Prima di iniziare a commentare vorrei precisare che, secondo me, Yeats (adepto all'Ordine Ermetico della Golden Dawn - "Alba Dorata") ha inserito nella storia i suoi messaggi, probabilmente basati anche sulle sue esperienze iniziatiche e posteriori, con un filtro: il grande contrasto tra le storie umane (caduche), delle persone storiche, e le esperienze sacre delle realtà superiori. Una tecnica ordita "per despistare da certe chiavi di accesso a un piano se possibile più cifrato", come dice Mauro Maggio nella nota introduttiva della versione italiana dell'opera.
Infatti il tempio dell'Ordine della Rosa Alchimistica verrà distrutto da cattolici furibondi, il protagonista, spaventato, si convertirà al cattolicesimo (senza tuttavia sfuggire a percezioni e visioni, nel corso della storia, dovute al fatto che durante la sua iniziazione sia "stato tra cose eterne") e un cristiano, Owen Aherne - mistico esoterico che conoscerà il concetto di Dio più vicino alla Verità (tanto lontana dalla versione ufficiale) e che contesterà, tramite un testo occulto, tutti i 10 comandamenti-, cadrà in preda di paura e disperazione dovute al "peso" del suo sapere.
Nel terzo libro il protagonista non crederà a nulla di ciò che gli verrà rivelato da tre strani anziani che gli annunceranno particolari avvenimenti futuri.

"Al di là del modulo narrativo, infatti, palesemente ambiguo e con continui ammiccamenti tanto al paganesimo quanto all'ortodossia, sembra che egli si identifichi più con i suoi personaggi folli e visionari che con la timorosa reverenza dell'io narrante".   M. M.

Di seguito riporterò dal libro i brani che riterrò più interessanti in relazione all'argomento trattato in questo articolo.

***


ROSA  ALCHEMICA

"O, benedetto e felice chi,
conoscendo i misteri degli Dèi,
santifica la propria vita,
e purifica la propria anima,
celebrando orge sulle montagne
e sante purificazioni"
                                     Euripide

I

Così ha inizio il libro: con una citazione che di certo non s'addice a un buon cattolico!
La storia, ambientata in Irlanda, si apre con la descrizione di come sia attualmente strutturata la vita del protagonista: interessato solamente alla sua grande passione, l'Alchimia.
Tuttavia, non si rapporta ad essa con la serietà necessaria o con il giusto approccio, e non ha ottenuto gli strabilianti risultati trasformatori che si dovrebbero conseguire con una lunga ed accurata pratica.
E mentre si trova nella sua stanza segreta a riflettere sulla sua condizione attuale e sulle sue fantasie
riceve l'inaspettata visita di un uomo che quasi irrompe in casa sua: Michael Robartes.

II

Quest'ultimo è un iniziato e fondatore di un ordine ermetico "della Rosa Alchimistica".
Probabilmente conscio di una possibile predispozione del protagonista a far parte del suo ordine ed entrare in contatto con la realtà spirituale, Robartes invita il protagonista ad entrare nel suo circolo esoterico, con conseguente rifiuto.
Dopo varie, forti tensioni Robartes farà uso del suo potere personale inducendo nel protagonista visioni che lo metteranno in contatto con certe realtà spirituali.
Mentre l'uomo continua a parlare e ad emettere strani suoni il protagonista verrà drammaticamente iniziato tramite la disgregazione del suo io quotidiano.
Al suo risveglio, il protagonista acconsentirà a seguirlo nel suo tempio sperduto sulle coste dell'Atlantico...

Riporto ora alcune parti del discorso che Robartes fa al protagonista, sotto l'influenza del suo potere, durante questo secondo capitoletto.

"Cercare la mistica unione con le moltitudini che governano il tempo e il mondo."
Come verrà confermato più avanti, viene tenuta in alta considerazione l'idea di raggiungere certi livelli evolutivi grazie alla catalisi con le grandi divinità che han preso parte alla creazione del mondo.
Plotino stesso affermava che "è agli Dèi che bisogna farsi simili, non agli uomini dabbene".
Certamente un cammino con un simile obbiettivo presupporrebbe, ammesso che ci sia la determinazione, la forza e la fortuna necessarie, un radicale cambiamento nel nostro modo di vedere e concepire il mondo.
L'Alchimia è una delle Vie che, seguendo (e raccomandando di seguire) le orme della Natura, si ripropone un trascendimento dell'umana condizione.
Riguardo a tale 'dottrina' consiglio vivamente l'Opera: "Poemetto Alchemico" a cura di Davide Melzi, Edizioni della Terra di Mezzo.


"I più credono che l'umanità abbia fabbricato le divinità, e che le possa disfare a piacere; ma noi, che le abbiamo viste passare in armature sfolgoranti e in morbide tuniche, e le abbiamo distintamente sentite parlare con voce chiara mentre giacevamo in estasi come morti, noi sappiamo che sono loro da sempre che disfano e fanno l'umanità, che altro non è davvero se non un fremito delle loro labbra"

Effettivamente, tra le grandi pecche che gravano sul genere umano vi sono l'opportunismo e la convizione antropocentrica di essere il centro di tutto.
Solo perché le figure degli Dèi sono state accantonate dall'umana vita quotidiana e sostituite da religioni e credenze postume con conseguenti moralismi, regole e perbenismi bigotti, rozzi ed assurdi, e successivamente anche da una visione materialista ed arida, non significa che l'esistenza di entità superiori debba  averne subito il benché minimo contraccolpo!
Certo, può apparire, la mia, una frase "di fede", ma il messaggio della citazione sopra riportata è chiaro: non possiamo arrogarci la presunzione di pensare d'esser in grado di poter "fabbricare" entità  divine a nostro piacimento (a parte le invenzioni a fini politici ed economici...) semplicemente in relazione a cosa vogliamo credere. Semmai sono entità superiori che possono detenere capacità creative di certe livelli.
In altre parole, credere di annullare l'esistenza di certe realtà semplicemente perché "non ci crediamo più" è un'idea estremamente ridicola e sciocca!
Dovremmo metterci invece il cuore in pace ed accettare come possibile l'ipotesi che, nella condizione in cui ci troviamo, siamo facili pedine dei tempi...

D'altronde, dagli antichi esponenti pagani della spiritualità un'idea del genere sarebbe potuta essere stata, oltre che derisa, presa come un'atto di enorme e grave presunzione.

Tra l'altro, riguardo al potere superiore e all'essenza di forze superiori è riportato da più tradizioni come fosse diffusa la concezione di tre divinità femminili primarie che tessevano la trama della vita di ogni essere vivente.

Ma non si trattava di un destino da loro deciso, bensì di un fato "determinato" e "determinabile". Ovvero, il "determinato" si riferisce al karma accumulato con le azioni e il modo di vivere dell'individuo, che verrebbe semplicemente messo in atto dall'azione di queste "Sorelle del Wyrd", le quali tesserebbero seguendo le informazioni che pervengono loro.
Il "determinabile" si riferisce, come suggerisce la parola, al libero arbitrio, a ciò che ancora dev'essere compiuto e che rientrerebbe quindi nella nostra sfera di decisione.

"Magic, Fate and History", p. 50: «Un altro aspetto intrinseco della visione
magica del mondo è l’idea che l’uomo, gli Dèi e tutti gli altri fenomeni sono correlati e collegati da una rete di empatia»

Infatti è da notare come, tra vari popoli antichi, fosse diffusa questa concezione del Tutto come di un insieme armonico di fibre intrecciate tra loro ed onnipervadenti. Una condizione alla quale facevano parte anche gli Dèi (seppur a livelli differenti anche in base al "tipo" di divinità).

Riporto, in connessione a quanto detto, un brano dal libro di Brian Bates "La Sapienza di Avalon":

"Mutare i nostri schemi di vita

Per i popoli tribali dell’antica Europa la vita era un processo di complessa interazione tra ciò che è libero e ciò che è stabilito.
Lo svolgimento della trama della vita era soggetto agli interventi degli sciamani e le immagini della filatura e della tessitura suggeriscono che il mutamento della nostra vita e di noi stessi veniva interpretato non come un cambiamento del nostro «programma di vita» (come si usa dire oggi con terminologia tratta dall’istruzione manageriale e dalla psicologia aziendale), ma come un mutamento del disegno della nostra vita: mutano la forma, il colore, la consistenza, lo schema, il tema e così via.
Queste immagini per designare il processo di mutamento personale riconoscono l’integrità di un disegno già «tessuto»; ossia lo schema complessivo dei fili può essere adattato, sviluppato, risistemato, purché ci si attenga al terna fondamentale da cui ha preso origine.
Perciò, se si usa la metafora della tessitura in base alla quale un cambiamento di vita è visto come un cambiamento nello svolgimento dello schema, ne consegue che lo svolgimento di un nuovo schema di vita deve rispettare il «disegno» originario e non può interromperlo bruscamente e interamente, come invece avviene quando si inserisce un nuovo programma in un computer.
Nella metafora della tessitura lo svolgimento di un nuovo schema conserva l’integrità e la robustezza dello schema sviluppato in precedenza, ma assume una nuova direzione e crea mutamenti emozionanti in armonia con gli sviluppi precedenti; lo schema può anche modificare e riprendere temi precedenti e può esprimerli in modi molto diversi dal passato. Perciò il processo di mutamento psicologico, visto attraverso le immagini dei nostri antenati, ha una connotazione organica ed estetica ben diversa da quella delle nostre immagini odierne nelle quali il cambiamento psicologico viene piuttosto assimilato alla ristrutturazione o riprogrammazione di una macchina.
Gli sciamani dell’Europa antica per curare un paziente si sintonizzavano con una visione dello schema delle fibre della sua esistenza individuale, per comprendere la complessità delle forze e la natura dello schema nel quale si inquadrava quella singola vita umana."


   Tornando alle citazioni del testo di Yeats, troviamo un ammiccamento alla Grande Dea come alla Madre del dio contemporaneo (Javeh):
"colui che incantò l'uomo a tal punto che questi cercò di spopolare il proprio cuore affinché egli soltanto vi potesse regnare, ma sua madre reca in mano una rosa ogni cui petalo è un dio!"

Infatti nel pensiero pagano è ben presente l'immagine della Dea Madre, sotto nomi e forme innumerevoli, una Dea tanto grande, potente e trascendente che oltre a essere madre degli animali, uomini ecc., lo è anche per spiriti, creature fatate e Dèi.

Credo sia poi necessario citare brevemente un significato della rosa esposto da Nicholas R. Mann nella sua Opera, "Avalon", che, a mio parere, può trovare un allacciamento a quanto espresso da Robartes nello scritto di Yeats.
Mann afferma: "La rosa [...] rappresentava il più sacro distillato del processo trasfigurativo, la «Rugiada celeste» che stilla dal petto della Madre o il sangue rosso dell'«Elisir di lunga vita»."


III

Nelle pagine 56-57 viene espresso un concetto interessante (che io condivido): la devozione all'"unico Dio", dopo l'epoca pagana, ovvero il passaggio da un politeismo panteistico al monoteismo ha come conseguenza, tra le varie, la persita dell'alto senso della Bellezza. Una Bellezza lungi dall'essere la pura estetica profana e fine a sé stessa e che oggi abbonda, ma bensì un qualcosa in connessione con una condizione armonica, un suo riflesso. Ovvero, da Armonia deriva  Bellezza.

Con l'arrivo della religione rozza e di basso livello che ha dominato fino ad oggi furono introdotti nuovi, assurdi concetti nella mentalità umana. Il senso del peccato è uno dei peggiori.
Prima l'uomo concepiva la sua vita tendenzialmente conscio della responsabilità dei suoi atti e quindi della legge di causa ed effetto (che poi poteva benissimo decidere d'ignorare...). Il corpo veniva assai curato, poiché era in stretto contatto con l'anima della persona, oltre che sua espressione fisica, e quindi, essendo, quella pagana, una visione olistica del cosmo, spirito e corpo erano estremamente connessi.
Possiamo perciò pensare ad una tendenza di concepire il corpo come un "Tempio dello Spirito".
Molto probabilmente è per via di ciò che Greci, Celti, Romani ed altri amavano le terme, i bagni nel latte, negli olii, nelle sostanze epilatorie e tante altre "vanità" (pur non volendo negare l'esistenza, anche in tale epoca, di superficiale estetismo). Per questo venivano create statue perfette del corpo umano... e, a detta anche d'altri studiosi, sarebbe anche per questo che, non essendo state messe in atto prassi di drastica separazione sugli orientamenti sessuali (che oggi invece è imposta è va di gran moda) con conseguenti discriminazioni timorose e/o ringhiose come tanto accadde invece a partire dall'arrivo del Cattolicesimo. Infatti precedentemente a tale infausto evento non v'era la repressione degli impulsi umani e per cui v'era la possibilità di innamorarsi della Bellezza in manifestazione maschile o femminile. In pratica, come Natura detta, un uomo o una donna poteva ben trascorrere tutta la sua vita amando il sesso opposto... Se però, in differenti circostanze, un'altra persona s'innamorava anche di un esponente del suo stesso sesso era vista come una cosa normale, che poteva limitarsi a qualche sporadico evento o ad un amore lungo tutta la vita.
In pratica era un mondo che il moderno pensiero buonista e benpensante considererebbe "bissessuale e depravato" o "a-morale".

Se vogliamo quindi cercare disperatamente un sostegno anche da parte di quel mondo alla nostra attuale mentalità evoluta e ben centrata che pone tutto in cataloghi, etichette, distinzioni e divisioni... beh, uno dei pochi pseudo-appoggi potrebbe forse essere Platone, il quale considerava l'idea di un terzo sesso: l'androgino, un essere che sintetizza in sé natura maschile e femminile. Che poi si trattasse di un creatura integra e completa in sé stessa, e quindi priva della necessità di un patner, o di un essere con entrambe le energie e possibilmente attratto dai due sessi in egual maniera... è ancora oggetto di discussione che non tratterò in questa sede.

Concludo questa parentesi affermando che con il nuovo concetto del "peccato", la situazione si ribaltò ed iniziò l'automutilazione e il disprezzo del corpo in quanto "portatore del peccato originale".
Uno degli assai valienti sostenitori di questa sana teoria era S. Agostino.
Chiaramente una tale visione ha portato la gente ad abbandonare la cura del corpo e dunque abitudini igieniche necessarie ad un ambiente sufficientemente sano. Ciò favorì quindi le famose pestilenze che tanto hanno colpito e decimato le popolazioni europee durante il medioevo.



    Tornando al libro, nelle pagine 59 – 60 – 61 viene detto come la capacità della mente umana, in ambito astrale, possa (in questo caso sì...) dar esistenza a degli esseri chiamati da vari studiosi e ricercatori "forme pensiero", i quali porterebbero bene o male a seconda della loro origine, prolungando la loro esistenza fino a quando il quantitativo d'energia che li ha generati non si esaurisce.
Usate consciamente, queste "forme pensiero" potrebbero essere utlizzate per scopi vari e/o fungere da protezione o attacco verso demoni o energie umane stesse e altro.
Sempre secondo il testo, noi produrremmo, con questa energia mentale generata in dimensione astrale, dei corpi sottili che verrebbero poi abitati da uno spirito vagante corrispondente. Parrebbe infatti che a volte queste "anime" o spiriti utilizzino le menti umani più potenti per evocarsi ed ottenere così un corpo, "o, se si tratta di un demone, attraverso quelle" menti disarmoniche e di basso livello proprie "del matto o dell'uomo ignobile".
Una volta ottenuta la forma astrale desiderata, e rimanendo connessi con la persona, attraverso i gesti e la voce dell'individuo, tali esseri si riverserebbero nel mondo.

"Il loro regno non ha mai cessato d'esistere: ha perso solo un po' del suo potere. I Sidhe [...] non potranno riedificare i loro templi finché non ci saranno stati martiri e vittorie, e, forse, anche quella battaglia da tempo predetta da maghi e veggenti nella Valle del Verro Nero"

Questa è l'ultima citazione sulle parole dirette del personaggio Michael Robartes.
Con Sidh e Sidhe, termini irlandesi, s'intende la realtà degli Esseri Magici ad antichi che vivono in un regno parallelo.
Il messaggio qui presente si riconnette a quanto detto sopra e in un articolo precedente sul Mondo Incantato: l'avvento dei tempi oscuri può aver parzialmente danneggiato o limitato il potere di tali esseri, ma quelli che sono gli avvenimenti della storia umana e il suo corso non vanno certo a negare la continuità dell'esistenza delle realtà superiori. Si potrebbe poi pensare che il messaggio continui così: i Sidhe non potranno tornare a camminare frequentemente sulla nostra Terra di Mezzo sino a quando non sarà giunto l'avvento di una Nuova Era nella quale sorgeranno nuovi Eroi, ovvero quegli Uomini e quelle Donne che con tutte le loro forze spianeranno la strada da tutti i probabili ostacoli, che altro non saranno, ovviamente, che quegli umani  che ancora si ostineranno a riproporre il vecchio e decadente sitema oscuro.
Yeats comunque non è l'unico ad aver menzionato quella che io considero la Tempesta prima della Nuova Aurora.

IV

"Sul soffitto spiccava un'immensa rosa a mosaico; e sulle pareti, tapezzate anch'esse di mosaici, era raffigurata una battaglia tra Dèi e angeli, gli Dèi splendenti come rubini e zaffiri, e gli angeli tutti in grigio, perché, come mi sussurrò Michael Robartes, avevano rinunciato la loro divinità e rifiutato di esprimere l'individualità del loro cuore, in nome dell'amore per un dio d'umiltà e di dolore"
Il protagonista narra dettagliatamente i particolari della parte finale della sua terribile iniziazione.
Ecco che uno dei simboli della Madre, la Rosa, tanto cara all'Ordine ermetico di Robartes, domina chiaramente su tutte le altre raffigurazioni, in quanto rappresentante dell'Entità matrice delle altre divinità ed esseri viventi.
La battaglia tra Dèi e angeli è molto interessante, a mio parere, e merita un breve approfondimento.

Gli angeli, si sa, sarebbero coloro che servono "l'unico Dio". Ma cerchiamo di tornare indietro nel tempo attraverso la storia di questo dio e alcune delle notevoli analogie riscontrate.

Dagli scritti celtici medievali, di origine orale, chiamati "Mabinogi" sappiamo che dai Celti britannici fu intesa la venuta di una nuova, oscura e terribile forza proveniente da Oriente: la divinità chiamata Havgan, dio di fuoco che odia la Grande Madre e gli Dèi Splendenti.
Questa entità si presenta con l'aspetto di un bellissimo fanciullo amorevole e dolce, quando in realtà è di una malignità terribile.
Vari servitori lo accompagnano a lo riempiono di attenzioni. Servitori a lui totalmente dedicati.
Nella rielaborazione in forma romanzata ("I Mabinogion" di Evangeline Walton) dell'antica versione (per renderla più leggibile e scorrevole), Arawn, uno dei Guardiani dell'Annwn, l'Oltretomba, in un dialogo con Pwyll, antico eroe e regnante gallese della regione del Dyved,  annuncia la venuta di questo dio tremendo con queste parole: "Molti uomini e donne bruceranno ancora sui roghi a causa della potenza di fuoco che egli ha portato verso Occidente; molti ancora tremeranno di paura per quello che sostengono di amare.
Solo il male dovrebbe essere temuto; gli Dèi dovrebbero essere amati..."
Da ciò risulta chiara la connessione con la "Santa Inquizione"...



J.R.R. Tolkien, il più grande studioso inglese di letteratura celtica, anglosassone e medievale (rimasto fedele, nei suoi scritti, a un'antichissima tradizione) del suo tempo, fu un uomo d'indubbia genialità, e si vocifera che fosse stato un Iniziato.
Certamente la sua facciata pubblica di buon cattolico è assai contraddetta dai contenuti chiaramente ed inquivocabilente pagani delle sue Opere che hanno delle analogie incredibili con l'evoluzione dei tempi, l'animo umano, e... Havgan.
"Il Silmarillion", iniziato nel 1917 rappresenterebbe la base da cui si ergono tutte le sue Opere postume ed è il lavoro dal tono decisamente più 'elevato', anche a livello intellettuale.
In tale Opera viene inizialmente trattata la Creazione degli Dèi, chiamati Ainur, i quali, tramite la "musica degli inizi" daranno forma ad Arda (corrispondente alla nostra Gea, la Terra). Ne seguono le guerre degli Ainur contro l'Oscuro, la creazione degli Elfi e degli uomini e le grandi vicende mitiche che avvicineranno la storia alla "Terza Era della Terra di Mezzo".

Per ricollegarci all'argomento trattato dobbiamo concentarci sugli Ainur, e in particolare su uno di loro: Melkor.
Melkor (che successivamente verrà chiamato dagli Elfi con il nome di Morgoth, lo Scuro Nemico del Mondo) fu un Ainur che si ribellò verso la sua stirpe ed abbracciò il potere oscuro. Un essere estremamente possente dei primordi che si votò a manifestare il Caos e la disarmonia.

Dopo il distacco dai Valar (altro nome degli Ainur) Melkor impiegò tutte le sue forze per distruggere la sublime bellezza e armonia creata dagli Ainur su Arda. Riunì presso di sé creature abbiette, belve feroci e servitori, tra i quali un esponente dei Maiar (divinità di grado minore) chiamato Sauron, colùi che creerà l'Unico Anello del potere. Con il suo odio, la sua oscurità e il suo fuoco, Melkor causò disastri immani nell'ordine del mondo.

Terzo ed ultimo elemento da trattare prima di concludere la prima parte di questo scritto ci porta presso un antica popolazione giudaico-aramaica che venerava, durante l'età astrologica dell'Ariete, un dio chiamato Jahveh Zeovat.
Per l'appunto, era considerato "il dio Ariete" e veniva rappresentato con dei totem dello stesso animale.
Jahveh esigeva un gran numero di sacrifici di arieti e gli egizi ne erano particolarmente scandalizzati. 
A proposito di egizi... "Il Decalogo, che è una legge egizia,(...) fu fatta scendere, in mezzo ai tuoni, ai fulmini e ai muggiti di montone, dalle nuvole che circondavano le cime dove aveva dimorato Jahveh, il dio ariete, demone spaventoso e sanguinario", Iakov Levi - "TRAUMA DELLA NASCITA, ESILIO E MONOTEISMO".

È da precisare che inizialmente, tra i giudei, non vi era monoteismo, ma bensì l'henoteismo, ovvero la monolatria verso un unica divinità, verso un dio iroso e particolarmente maschile (dato che veniva anche rappresentato anche con simboli fallici) il quale s'espanse sempre più fino ad ottenere un suo regime totalitario. Infatti giunse il tempo in cui le divinità dei popoli vicini vennero additate come demoni malvagi e in cui il culto di Jahveh iniziò ad espandersi.

Negli scritti antichi e nel pensiero di quelle terre, fluiti poi anche nella Bibbia, non si parla della creazione del mondo da parte di "Dio" come si è abituati a credere. I creatori furono gli Elohim!
Infatti il primo dei dieci comandamenti dice "non avrai altro Dio all'infuori di me" e non "non vi sono altri Dèi all'infuori di me"! Non viene negata l'esistenza di altre divinità, ma viene semplicemente imposto un regime...

Tornando alle nostre analogie, trovo che sia da notare come "Dio" si manifestò inizialmente a Mosé nel rogo di un cespuglio. 
Personalmente quello che mi risuona è: fuoco distruttore in opposizione alla Madre, rappresentata dalla pianta [vedi il mio scritto L'Albero nelle antiche concezioni (e la tragica venuta dell'antropocentrismo)]

Per quanto riguarda gli angeli si può pensare che, nel tipo di visione qui esposta, siano delle divinità minori (come i Maiar di Tolkien) asservite di "Havgan", le quali contribuirebbero ad assicurare il dominio e il pieno influsso di questo demone nella nostra realtà.
Ne "I Mabinogion" di E. W. Havgan perde nuovamente uno dei suoi primi tentativi di impadronirsi dell'Occidente e i suoi servitori si potrebbero ricollegare anche agli angeli grigi e asserviti al dio di umiltà (o meglio, di denigrazione spirituale) e di dolore descritti dal personaggio di Yeats nella citazione di cui sopra...
"Arrivarono, quegli uomini d’Oriente dalla barba nera. Emersero da quell’ombra incerta e attraversarono le acque insanguinate. Si assieparono intorno al loro Signore e Havgan prese la mano di ognuno e la strinse. Un debole riflesso della sua antica bellezza gli illuminava il viso.
«Troppo presto abbiamo lasciato gli antichi templi di Cuthah, nel Sumer vicino al Sole Nascente. Gli Dei dell’Oriente regneranno in Occidente, ma non per ora. Portatemi via di qui, miei fedeli. Non posso guidarvi oltre.»
Sempre piangendo, essi fecero un leto con i loro mantelli. Lo sollevarono e lo portarono via, in quell’Ombra che avevano creato. Pwyll e i suoi uomini, guardandoli allontanarsi, videro che mentre attraversavano il guado le tenebre si erano diradate, ritirandosi verso il basso. Come un mantello, esse caddero dai cieli che avevano oscurato, e questi risplendettero di nuovo, limpidi, immensi e senza macchia. Ciò che era sembrato tanto enorme e mostruoso, una sfida allo stesso infinito, si ridusse a un piccolo alone buio che avvolgeva quegli uomini piangenti e il loro carico. Attraverso quel nero giungeva il loro triste lamento funebre; poi la lontananza li inghiottì. Allora tutto si quietò; la luna rischiarò di nuovo le due sponde del guado, tranquilla come nell’obliato Principio. Delicata, come mano materna su un fanciullo ammalato, la sua luce carezzava quella desolata terra ferita."
. 
Si può notare quanto cupa e lugubre sia la scena descritta, e quanto sia coerente con il costume  cristiano dell'esaltazione della sofferenza. Infatti, checché se ne dica, è così.

"Il Cristianesimo [Cattolicesimo] non ha lasciato nulla di incontaminato dalla sua depravazione; esso ha trasformato ogni virtù in vizio, ogni verità in menzogna, e ogni integrità in bassezza. Il Cristianesimo [Cattolicesimo] vive per mezzo della sofferenza, e crea la sofferenza stessa per rendersi immortale." Friedrich Nietzsche

Chiaramente, in ultima analisi, con la frase rivolta al regnare degli Dèi d'Oriente sull'Occidente non presuppone un potere ed un dominio egualitari, poiché egli è il 'Signore' mentre tutti gli altri son  suoi "umili" servitori e 'figli'.
Servitori che più volte son stati rappresentati in combattimento contro esseri e simboli pagani.
Ad esempio S. Michele, con la sua spada di fuoco, combatte il demone Belial, il quale altro non è che una storpiatura di una delle divinità celtiche più grandi e potenti: Bel o Beli, dio Solare, al quale è dedicata la festività celtica di Beltane (che significa "i fuochi di Bel").

La 'vittoria' (anche se mai del tutto totale) del Regno di Jahveh Zeovat su quello Antico non presuppone l'inferiorità della potenza  di quest'ultimo ma sarebbe bensì una semplice riprova del corso oscuro dei tempi, dell'Etá del Ferro, del Kali-Yuga, ovvero: "Ogni cosa... a suo tempo".

Ma di ció tratteremo successivamente...

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"Il Cristianesimo [Cattolicesimo] ci ha defraudato del raccolto della civiltà antica" Friedrich Nietzsche