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mercoledì 16 novembre 2011

La Fenice dell'Acquario e l'Isola del Destino



In quest'epoca di cambiamento e tumulti varie persone e correnti di pensiero discorrono sull'approssimarsi dell'Età dell'Acquario, che dovrebbe comportare forte cambiamento nel piano sottile, il quale si ripercuoterebbe anche nella qualità dell'esistenza terrestre, migliorandola e permettendo di creare nel pianeta un'esistenza via via più armonica.

Nel nostro pianeta i luoghi più “tranquilli” e magici, carichi di energie naturali, ospitano delle energie che molto probabilmente li renderanno degli “eletti”, nel ruolo di veri e propri centri spirituali che avranno il compito di irradiare nei luoghi attorno a loro la luce del Nuovo Paradigma.

Nel caso dell'Europa la terra che svolgerà tale funzione potrebbe essere l'Isola del Destino: l'Irlanda.

Questa terra, i cui antichi nomi gaelici sono Ériu, Bamba e Fotla (corrispondenti a tre regine, o emanazioni di Dana, Dea Madre) è sempre stata considerata un luogo intriso di magia e spiritualità. La sue tradizioni sono ricche di mitologia e leggende piene di divinità, spiriti ed esseri fatati che il Cristianesimo non è riuscito ad estirpare ma solo, in certi casi, ad “assorbere” e reinterpretare.

Nonostante i tumulti umani (politici e religiosi) che ha l’Isola ha vissuto in particolare dopo la conversione al Cristianesimo attuata da San Patrizio - compreso il disboscamento (era chiamata anche “Isola dei Boschi” per esser stata una grande foresta tre volte nella storia conosciuta) - non ha mai cessato di essere un luogo enormemente affascinante che ha sempre prodotto leggende ed ispirato poeti, mistici, sensitivi, esoterici e cantori.
Nondimeno le testimonianze, anche recenti, sull'esistenza del “Piccolo Popolo” e sull'“Aristocrazia” elfica, accostate con la ancora continuata prassi di offrire un piattino di latte alla “Buona Gente”, continuano a rendere il luogo meravigliosamente misterioso e bizzarro.

Bisogna però precisare che tali cose accadono nei luoghi più naturali, sperduti e tranquilli dell'Isola, ed ovviamente ad un certo tipo di persone, con una certa sensibilità, le quali, per continuare ad esistere anche in futuro, dovranno essere aiutate dall'avvento di una Nuova Era che le preservi e le favorisca.
In caso contrario il genere umano potrebbe forse decadere tanto da arrivare persino a non sospettare più nemmeno l'esistenza di certe realtà, fagocitato dal Nulla imperante come già a moltissimi è accaduto e continua ad accadere.
Ma potrebbe invece essere che proprio nei prossimi tempi le cose che sono ora verranno scosse sempre più a fondo e trasformate secondo un nuovo schema. E ciò è oggetto di questo scritto legato all'arrivo della Nuova Era nel contesto europeo.

***

Nel periodo del “Rinascimento Gaelico”, avvenuto nel XIX°, XX° secolo, Annie Besant, presidentessa della Società Teosofica di Adyar, in India, profetizzò che l'Irlanda tornerà ad essere l'“Isola dei Santi”, ovvero un potente centro spirituale, perché «ciò che l'India è per l'Asia, l'Irlanda è per l'Europa» (curiosamente le due bandiere hanno gli stessi, identici tre colori...).

In connessione a quanto detto, ci spostiamo ora in Britannia, e più precisamente nel luogo che è (o che fu) sede terrena della magica e leggendaria Isola di Avalon: Glastonbury.

In tale luogo, già accennato in scritti precedenti, particolare rilevanza ha il Tor, il monticello sacro che in epoche andate fu frequentato come un grande tempio naturale, luogo di iniziazione e portale d'accesso ad altre realtà.



Nel Tor si erge l'ultimo resto di un vecchissima costruzione cristiana: la torre di san Michele, nella quale c'è una raffigurazione in cui si vede un angelo che pesa un'anima sulla bilancia del giudizio. Ma in corrispondenza della bilancia, dall'altro lato, c'è una raffigurazione di Santa Brigida che munge la sua mucca, simbolo assai materno. Infatti Brigida non è altro che un ennesimo tentativo Cristiano di sovrapposizione, in quanto Brigit è in realtà un'antica Dea celtica irlandese, emanazione della Grande Dea.
Ciò, dunque, suggerisce il legame di Glastonbury, Avalon, con l'Irlanda...
Infatti, Glastonbury viene chiamata anche “piccola Irlanda” per via della particolare affluenza di irlandesi sul luogo, dovuta appunto alla presenza di Brigida/Brigit.

Ma perché stiamo parlando di Glastonbury?
Perché tale luogo potrebbe racchiudere una profezia geomantica.
Bene, continuiamo dunque procedendo con calma.

Riguardo ad una fonte relativamente recente, riporto una citazione dal libro “Avalon – I Sacri Misteri di Artù e Glastonbury”, di Nicholas R. Mann: «Negli anni '30, una nota psicometrista, Olive Pixley, e lo scrittore John Foster Forbes visitarono il Tor. La signora Pixley descrisse un rituale di un passato remoto in cui vedeva una schiera di persone che si raccoglievano prima dell'alba per salire sul Tor. Era una celebrazione: si udivano tamburi, canti e nenie mescolati ai pianti dei bambini e ai latrati dei cani. Sulla cresta del Tor si trovava un cerchio di pietra. Mentre la gente saliva sulle terrazze, i loro suoni e movimenti creavano una traccia di “energia eterica” a forma di serpente, che andava illuminandosi man mano si avvicinava alla cima. Al levarsi del sole, la spirale-serpente di energia si fuse con la luce del sole grazie alla catalizzazione del cerchio di pietra. L'energia risultante si incanalò in un raggio diretto all'esterno, che attraversò gli “allineamenti” presenti nel territorio, a beneficio dei regni delle piante e delle farfalle. La chiave del rituale, pensò la signora Pixley, era la vibrazione di suono e luce. Gli antichi, usando tradizioni risalenti ad Atlantide, convogliavano questa energia in luoghi adatti, come il Tor, per rafforzare la vita.
      Nel 1945 John Foster Forbes visitò nuovamente il Tor in compagnia di un'altra psicometrista, Iris Campbell, la quale ebbe la visione di una danza rituale che si muoveva “come il sole” su e giù dal “sentiero a spirale” del Tor. Il vortice di energia così prodotto creava una volta eterica di una “sostanza vitrea”, attraverso la quale le forze rigenerative potevano essere inviate, in questo caso, a tutti i fiori e gli uccelli viventi.
[…] Si dice che lassù i monaci tibetani levitino e i sensitivi sono all'opera per scoprire le chiavi tonali che entrano in risonanza con il Tor e consentono di accedere alle città cristalline sottostanti!»

Sul luogo son state fatte varie affermazioni, come il fatto che sia una collina fatata; un luogo di guarigione, «un luogo dove compiere i riti del trapasso, un centro di potere globale, il centro di una linea di forza, un portale galattico, il chakra centrale del pianeta...»; «Lo stesso paesaggio aiutava a foggiare la natura della conoscenza» (1).
Vorrei infatti precisare che secondo i Celti spiritualità e paesaggio erano una cosa sola, non si potevano separare: il paesaggio, con la sua conformazione e le sue caratteristiche è la manifestazione della spiritualità e delle energie del luogo.
Possiamo dunque utilizzare quanto appena detto come premessa e chiave per trattare quanto segue.

Nel sedicesimo secolo John Dee, astrologo e matematico a servizio di Elisabetta I, oltre all'aver affermato di aver trovato le “polveri alchemiche” rosse e bianche (colori eternamente presenti nella Tradizione Avaloniana) di San Dustan, il quale scrisse un trattato alchemico intitolato The Philosopher's Stone, si espresse anche con frasi che furono sempre difficili da comprendere, o da riscontrare, fino alla scoperta dello zodiaco di Glastonbury.



Si tratta di una scoperta che conferma ciò di cui parlava Dee nei suoi appunti, ovvero del “segreto di Merlino”. Una parte dello scritto dice: «Le stelle che coincidono con i loro riflessi sulla terra galleggiano nel medesimo sentiero celeste del sole, della luna e dei pianeti [...]» (2), parole che per secoli rimasero enigmatiche.
Nel 1929 Kathryn Maltwood, un’artista, pubblicò la sua opera  A Guide to Glastonbury ‘s Temple of Stars.
Ella studiava le leggende arturiane e un giorno fu colta da un’improvvisa ispirazione: perché non interpretare letteralmente i viaggi dei cavalieri?
Supponendo che davvero Cadbury si trattasse della leggendaria Camelot, la donna ripercorse alla lettera i percorsi narrati nelle leggende. Sempre dal libro di R. Mann: «Se una leggenda descriveva un viaggio di un giorno a cavallo verso Ovest, quello sarebbe stato il suo viaggio» (3).

Così facendo, assieme a ottime cartine dell’Ordnance Survey e all’aiuto di diapositive aereopanoramiche, poté svelare un’incredibile schema presente sulla terra, fatto di figure straordinarie, nel vero senso del termine.
Tale schema fu descritto come una replica dei segni zodiacali del cielo.



Infatti lo zodiaco terrestre è il prodotto della combinazione di elementi naturali e artificiali (anche dell’epoca neolitica) del luogo: fiumi, colline, ruscelli, perimetri combinati a recinti, strade, cumuli, argini ecc.

Vari “Templi delle Stelle” sono stati individuati in Britannia in seguito  a quello di Glastonbury... Ma concentriamoci su questo in particolare per seguire con il tema trattato e per rendere il mio schema riflessivo più chiaro.

I segni presenti a Glastonbury non sono tutti fedeli alla rappresentazione classica. Infatti la Bilancia diventa una colomba  - comunque simbolo presente in uno dei vari associati al segno, considerandola con un significato di pace e aereo come il segno stesso - , il Cancro diventa una nave – che si potrebbe interpretare come un’evoluzione del segno, da afflitto a evoluto (per utilizzare i termini dell’astrologia esoterica), da chiuso in sé stesso a poderoso solcatore dei mari -, il Capricorno, il segno più complesso dello zodiaco, diventa un unicorno .
Da notare che in Astrologia Esoterica è presente la stessa trasformazione: una volta che il nativo in Capricorno è vicino alla realizzazione spirituale simbolicamente si trasforma in Unicorno. Sarebbe l’Iniziato trionfante il quale maneggia i poteri del terzo Occhio che si concentrerebbero a spirale nel centro tra le sopracciglia, almeno secondo le parole di Douglas Baker.
Ma, e qui torniamo completamente in tema, è  l’Acquario il segno che mi colpisce più che ogni altro in questo caso... Infatti l’Acquario è formato dalle colline e dai confini naturali dell’Isola di Avalon stessa e questa volta è rappresentato dal segno della Fenice, la “Fenice dell’Acquario”, come la chiamò la Maltwood.
In ciò vedo molte connessioni. La Fenice, che rinasce dalle sue stesse ceneri, è un simbolo potente di Rinnovamento, su tutti i piani. Accostata con l’Acquario trova infatti una simbiosi di significato. E’ ben chiaro infatti come l’Acquario, anche secondo l’Astrologia Esoterica, sia connesso, almeno di questi tempi, con l’arrivo di un nuovo ciclo, di un nuovo paradigma, dunque con un rinnovamento; con l’entrata in scena di nuove energie, di una nuova coscienza, di nuovi Raggi, per dirla in termini ‘teosofici’.  Un’energia di Arte, Bellezza, Creatività, di Ordine Cerimoniale e Rituale rinnovato. L’uomo che versa le Acque della Conoscenza che devono lavare via, poco alla volta almeno, la sporcizia e l’Oblio dovuti alle acque di Lete (veicolate in questo tempo dai Pesci), i cui effetti affossano costantemente l’essere umano impedendogli di progredire.

Tenendo in conto ciò osserviamo come dal becco della Fenice, la cui testa è rappresentata dal Tor, sgorghi la Chalice Well, o Sorgente del Calice, la fonte rossa, di connotazione assai femminile, mentre all’interno della fenice, nell’ala destra, vi è la White Spring, di connotazione maschile. Considerando che la Tradizione Avaloniana è assai legata alla Grande Madre noto come la figura riproponga il concetto della Dea ginandrica. La Dea che racchiude in sé entrambe le polarità vitali, in quanto divinità suprema, ma che si manifesta nell’energia di Vita e Creazione la quale non può che essere chiaramente di origine femminile, la cui energia è rappresentata appunto anche dall’acqua.



Arrivati a questo punto si capisce che «la chiave delle tradizioni di Avalon è contenuta nel paesaggio» (4). Infatti, altro elemento da considerare prima di iniziare a connettere il tutto è che «gli schemi geomantici della topografia circostante» formano una «stella a sette punte generata dal diamante delle quattro colline dall’aspetto particolare e caratteristico, il Tor, il Mump, il castello di Cadbury e Hamdon Hill» (5). «A nessun’altra longitudine» sarebbero presenti elementi geomantici, lunari e solari combinati e intersecati “per creare angoli che formano un eptagramma» (6)!
In ambito matematico, geometrico, spirituale ed esoterico, il 7, spesso utilizzato per rappresentare il mistero dell’eternità, è un numero irrazionale ed unico , “Vergine”.
Sette sono le note musicali, la misura di riferimento settimanale, i colori, il tradizionale numero dei pianeti, il numero della Dea Minerva e gli Elhoim...
«Nella simbologia pitagorica, l’eptade rappresenta la piena natura dell’umanità. In essa il triplice corpo spirituale è in combinazione con il quadruplice corpo materiale» (7).


Detto ciò, cucio ora tra loro gli elementi presentati nell’ottica che mi ha portato a scrivere quanto esposto.

Mi pare curioso dunque come l’Isola di Avalon, con i suoi elementi e messaggi geomantici, spirituali ed esoterici intrecciati tra loro puntino verso una direzione specifica... E’ innegabile che la Britannia sia un grande centro magico di potere... ricordo come mi sentivo tra le rovine dei castelli e in quel verde paesaggio, anni fa.
Però forse c’è un motivo se la testa della “Fenice dell’Acquario”, dal cui becco sgorga la Sorgente del Calice (il Calice trae origine dal Calderone - vedi il Calderone della Rinascita di Dagda), come fosse la promessa di un eterno ritorno, guarda ad ovest verso l’Isola del Destino, l’Isola di Smeraldo, Eriu (nome della Dea), il cui Centro Sacrale di quest’Isola Verde fu Tara, nome connesso alla Dea tibetana Tara Verde, altra connessione con il Sacro Femminino. C’è un motivo se l’Acquario presente nella “piccola Irlanda” guarda verso “la grande Irlanda”, quella vera, se questo microcosmo guarda al suo macrocosmo, trascinandosi dietro una enorme varietà ed ampiezza di elementi spirituali e simbolici e connessioni che giungono a ben altre longitudini del pianeta.

Parlo di luoghi che dispongono della più alta concentrazione di rovine megalitiche più alta del pianeta e del cerchio di pietre più grande.

Parlo infine di tutto ciò confidando in un cambio futuro e nella speranza di aver trovato una piccola verità. La speranza nell’arrivo di un segno di Aria, un segno Celeste, di un’era dunque più sottile, un’era fortunatamente in arrivo, un’era nella quale, si spera, tutto ciò che non conta dovrà essere lasciato per puntare invece alla preparazione del mondo in vista dell’arrivo del "Ponte Arcobaleno"...




“Vi doniamo l’Irlanda, ma poiché le nostre mani l’hanno formata non vogliamo abbandonare completamente il paese. Saremo la bianca foschia che avvolge le montagne; saremo la pace che spira sui laghi; saremo il grido di gioia dei fiumi; saremo la saggezza segreta dei boschi. [...] Molto tempo dopo che i vostri discendenti ci avranno dimenticato, udiranno la nostra musica sulle alture soleggiate e vedranno i nostri grandi cavalli bianchi sollevare le loro teste dai laghi di montagna e scuotere la rugiada notturna dalle loro criniere; alla fine sapranno che tutta la bellezza del mondo ritorna a noi, e che le loro battaglie non
sono che un’eco delle nostre.” Tuatha De Danann
“Gli Irlandesi sollevarono i loro visi […] Videro la luce del sole sull’erba simile a fuoco di smeraldo; videro l’azzurro del cielo e la solenne oscurità degli alberi di pino; udirono l’infinito suono dei rami scossi dal vento e delle acque che scorrono, e dietro ogni cosa echeggiava il sacro riso di Brigit.”  - Le meravigliose leggende celtiche, Ella Young
(1); (2); (3); (4); (5); (6); (7): “Avalon – I Sacri Misteri di Artù e Glastonbury”, di Nicholas R. Mann
 Ho trovato un sostegno anche nel testo "Il Vischio e la Quercia" di Riccardo Taraglio

sabato 6 agosto 2011

Il Sacro Spino e il Risveglio di Avalon


Amarezza e sconforto furono le sensazioni che provai per quanto accadde il 9 e 10 dicembre 2010: l'Holy
Thorn o Sacro Biancospino di Glastonbury, dove sorge la controparte del nostro mondo dell'Isola (un tempo, quando il livello del mare era più alto) di Avalon, fu tagliato da qualche ignoto individuo.
L'albero aveva vari nastri e fiocchi colorati tra i rami, lasciati da varie persone che considerano la sacralità del luogo...
Infatti, anticamente Avalon era un luogo nel quale il culto e l'energia della Grande Dea erano particolarmente fiorenti.
Molti simboli archetipici e sacre ed antiche energie erano e sono presenti nel luogo.
Il Tor, antichissimo luogo di iniziazione e potere rappresentava la Montagna del Mondo, i suoi sentieri a forma di labirinto la morte e la rinascita e quindi il Calderone della Dea, venendo iniziati al quale si poteva accedere gradualmente ai segreti dei Mondi Superiori e del Cosmo.
Sorgendo ad occidente, direzione legata all'Aldilà, il luogo veniva considerato portale per accedere all'Isola dei Morti e dei Beati.
Inoltre, visto da lontano ad una certa angolazione, il luogo formerebbe la figura di un'immensa donna sdraiata a pancia in su.

Nel luogo sono presenti due sacre sorgenti, l'una bianca e l'altra rossa: la Blood Spring (o Chalice Well) e la White Spring.
Il Bianco e il Rosso sono costantemente presenti nella Tradizione Avaloniana e perciò anche nelle antiche tradizioni britanniche e celtiche. Rappresentano la polarità cosmiche fondamentali alla vita.
Bianco e Rosso, Maschile e Femminile, Seme (o anche Latte) e Sangue.
Una donna che partorisce, una donna che allatta, un uomo che dona il seme, il sangue delle mestruazioni, il sangue la cui fuoriuscita incontrollata può provocare morte.
La polarità Bianco/Rosso è presente anche nella tradizione buddhista tibetana.
Il simbolismo però non è rigido, può appartenere sia a maschio che a femmina, infatti tutti gli esseri viventi esistono grazie alla Sacra Polarità.
Perciò il Bianco, parlando in un contesto alchemico, può essere associato all'argento e alla Luna e il Rosso all'oro e al Sole. La realizzazione dell'individuo, infatti, sia maschio o femmina, sta nell'integrare in sé le due nature, le due energie, raggiungendo la perfezione, propria della Grande Madre.
Vari esseri ultraterreni dell'antica tradizione britannica sono, o vestono, bianchi e rossi.
Molto altro ci sarebbe da dire ma, non essendo, questo scritto, una pura esposizione sugli elementi spirituali di Avalon, mi limito qui per non dilungarmi troppo, suggerendo vivamente l'opera di Nicholas R. Mann, “Avalon”.

Tornando all'avvenimento accaduto lo scorso anno, ho riflettuto per del tempo, cercando anche di sentire...

Studi, storie e leggende lasciano intendere che quando il cristianesimo arrivò sull'Isola di Avalon vi trovò un culto fiorente di adoratori della Natura.

Giuseppe di Arimatea, sempre secondo i cristiani, sarebbe stato colui che costruì la prima chiesa della cristianità e lo avrebbe fatto in questo luogo, servendosi di canne e sterpi. Avrebbe poi sotterrato il Graal e due ampolle, una bianca e l'altra rossa (contenenti sudore e sangue di Cristo), ai piedi della Chalice Hill.
Tra i cristiani del luogo vi è persino la convinzione che lo stesso Cristo sia stato nel luogo, interagendo quindi con il mondo pagano e druidico.

Ricollegandomi a Giuseppe, pare che il santo, arrivato stremato all'Isola avrebbe piantato, in una delle colline lì presenti (Wearyall Hill) , il suo bastone il quale, per “miracolo”, mise radici e fiorì.
Ecco che la cristianità, essendo già entrati nell'Età dei Pesci (simboleggiata dalla nascita di Cristo), mise veramente radici ed iniziò a fiorire (facendo sfiorire altro...).

Non v'era più posto per molte cose “pagane”, quindi s'attuarono varie trasformazioni, o meglio, sovrapposizioni:
le due sorgenti sacre (l'una fortemente calcarea e l'altra ferrosa) traevano la loro origine dal sangue e dal sudore di Gesù; il sentiero spiraliforme del Tor si ricollegava al sentiero di cristo sul Calvario e non più alla Dea e al passaggio degli stati esistenziali; morte e rinascita degli iniziati erano invece il fenomeno dell'immacolata concezione, crocifissione e resurrezione di Cristo; l'Albero del Mondo (molti erano gli alberi sacri nell'Isola, e ce ne sono ancora) fu ricollegato alla croce; il Calderone celtico dell'iniziazione e della Rinascita divenne il Santo Graal; la Grande Dea divenne la Vergine Maria e le incredibili, sacre e perfette proporzioni del naturale ordine dell'isola furono impiegate dai monaci per la costruzione della Old Church, considerata anche “Santa Madre Chiesa” della cristianità.

Anche sul Tor avvennero forti cambiamenti: i probabili menhir e dolmen sulla sua sommità furono abbattuti e l'apertura nel terreno lì presente, la quale conduceva nelle profondità del luogo sacro (riproducendo la discesa nel ventre creatore della Dea Madre), e nel quale sarebbe stata forgiata la spada chiamata successivamente Excalibur, fu sigillata dalla costruzione della chiesa di San Michele, della quale oggi rimane solo la famosa torre. San Cullen, poi si sarebbe preso la briga di “esorcizzare” il passaggio per l'Oltretomba, governato da Gwynn ap Nudd, lì presente.

Dal libro sopra citato: “[...] non c'era posto per le divinità ctonie di colline e caverne; né per i misteri alchemici del seno e del grembo, o per il vortice sessuale di geni, seme e sangue. Non c'era posto per le danze frenetiche, la trance estatica, la morte e la rinascita degli antichi iniziati.”
Le sacerdotesse della Dea sparirono o si convertirono falsamente in monache cristiane, ma il forte legame del luogo con il Femminile fu assimilato in parte dai cristiani perpetrando, seppur in modi diversi alcune antichissime usanze.



         Il grande abisso spirituale dell'umanità è stato raggiunto ormai da secoli in modo sempre crescente. Oggi, però, se non mi sbaglio, con l'approssimarsi dell'Età dell'Acquario le cose stanno cambiando.

Sembrerebbe che Cristo avesse detto: “Quando il segno dell'uomo verrà, illuminerà ogni cosa”.
Nell'ambiente esoterico ed astrologico tal frase, di tipo ermetico, è stata ricollegata, e mi suona veritiero, all'arrivo della costellazione dell'Acquario. Infatti questa è simboleggiata da un uomo che versa le acque della Conoscenza. Come non notare che ora, con l'approssimarsi di questo cambio varie cose prima occultate stiano venendo a galla?
Scandali religiosi e politici ed informazione (quando si ha la volontà di cercarla) sempre crescenti.
La luce dell'acquario sta iniziando ad illuminare il pantano nel quale si trova ora l'essere umano, mostrando una verità sempre più dura, più di quanto non si pensasse in precedenza.
Le forze oscure che hanno governato l'Età dei Pesci stanno compiendo i loro ultimi colpi, influenzando alcuni individui a compiere le azioni più folli.
E' questo il caso dell'abbattimento dell'Holy Thorn?
L'albero era molto collegato alla cristianità tramite la figura di Giuseppe di Arimatea, ma è assai probabile che sia solo una sovrapposizione cristiana come nella maggioranza dei casi.
Forse il dominio del cristianesimo e del monoteismo nell'Età dei Pesci (nel caso di Glastonbury) potrebbe essere proprio simboleggiato dalla torre di San Michele (uccisore di draghi e avversario degli Dèi pagani) sul Tor, santuario pagano. E forse il prossimo risveglio di forze antiche, decise a sradicare le negative energie pescine per far spazio alla Rinascita del Loro mondo, potrebbero comportare la simbolica distruzione della torre.
O, ancora, forse la torre è stata 'assimilata' dal luogo, come simbolo di congiunzione tra energie celesti e terrestri, la stessa funzione del dolmen.
Se però la torre verrà abbattuta dai movimenti della collina stessa, come successe in passato con le costruzioni cristiane precedenti, allora potremo forse pensare che Gwynn ap Nudd, avrà fatto la sua decisione in concomitanza con l'avvento del Nuovo Paradigma.
Vedremo...

In ogni caso, gli avvenimenti recenti mi hanno confortato: il Sacro Spino è fortunatamente vivo e in primavera ha fiorito e prodotto abbondanti germogli, di nuovo, rassicurando i cuori di coloro nutrono Speranza, nonostante gli sforzi del Nulla, nel ritorno delle Cose Antiche e degli Dèi nell'avvento di una Nuova Era.

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mercoledì 24 novembre 2010

Druidismo e Antico Pensiero

“..de deorum immortalium vi ac potestate disputant..”


Vi erano un tempo popolazioni che vivevano in armonia con la Terra, gli animali e gli abitanti di altre dimensioni che essi consideravano.
Certo, non erano popolazioni perfette, ma non violentavano ciò che dava loro la vita…
Qui in Europa, ad esempio, vi era la Tradizione da alcuni definita “Nordica”, data dall’insieme delle nazioni celtiche, germaniche, scandinave, frisone, anglosassoni e baltiche.
Queste popolazioni vedevano nella Terra il corpo della “Dea Madre” (sulla quale tornerò a trattare alla fine), un'incarnazione divina. Perciò tutto in Natura era considerato sacro.


Avviciniamoci quindi all'Antica Visione...

Dobbiamo sapere che nella mente degli antichi non vi era la netta divisione tra sacro e profano che abbiamo oggi. Tutto, persino la guerra, era considerato connesso e parte del Grande Arazzo Cosmico, perché ogni cosa, positiva o negativa, o presunte tali, era inestricabilmente connessa al Sacro, alla Cosa Una.
Infatti, il Guerriero doveva venire iniziato al suo ruolo prima di considerarsi degno di tale nome.



I Druidi, grandi sapienti, maghi e sacerdoti dei Celti, erano coloro che si occupavano di tutte le cerimonie (a parte, ovviamente, quelle femminili segrete), da quelle pubbliche a quelle strettamente esoteriche e quindi svolte solamente tra Druidi stessi.



Questi sapienti vengono divisi in tre gruppi: Bardi, Vati (definiti anche Ovati) e Druidi.



I Bardi erano coloro che si occupavano di poesia, storia e musica. Si narra di come, con le loro arpe, fossero capaci di controllare gli animi e gli umori di corti intere prestate all'ascolto, fino a far ridere, piangere o addormentare l'ultimo ascoltatore. Nei loro 11/12 anni di apprendimento imparavano a memoria la storia e la mitologia senza utilizzare la scrittura (con la sola eccezione di simboli ad uso anche mnemonico, ossia l'alfabeto Ogham). Il Bardo di grado più basso studiava per poco tempo e conosceva un minimo di sette poemi. Immaginiamo oggi quanta fatica faremmo ad imparare anche solo l'Odissea a memoria. Beh, compiuti tutti gli anni di studi e raggiunto il livello più alto la conoscenza dei poemi arrivava a circa 350. I Bardi, dunque, erano sublimi musicisti, grandi poeti e sapienti detentori della conoscenza degli eventi passati.



I Vati erano coloro che praticavano principalmente la divinazione, ma anche musica (probabilmente pure a scopo divinatorio) e medicina. Leggevano quindi messaggi presenti in varie manifestazioni naturali e sogni. Utilizzavano anche elementi animali che potessero aiutarli ad ottenere visioni e risposte per conoscere eventi, esiti e cause ignoti. L'animale, poi sarebbe rimasto fortemente connesso a loro, divenendo guida e “totem”. Proprio in merito alla veggenza e alla divinazione Orazio afferma che i Druidi “erano esperti nella divinazione e in ogni altra scienza”.

Lo studioso Stephens Lawrence afferma che “il veggente, in uno stato di coscienza alterata, entrava in contatto con i morti o con gli Dèi, che, nel continuum spazio-temporale celtico, vivevano semplicemente in uno spazio parallelo (ctonio per i morti, empireo per gli Dèi, con i quali il contatto era possibile anche tramite l’osservazione degli astri) da cui era possibile vedere ciò che alla vista umana era precluso (pur essendo comunque già esistente, con una concezione del futuro simile ad una sorta di 'presente prossimo').”



I Druidi erano coloro che praticavano la magia, amministravano la giustizia, insegnavano il sapere. Riguardo la magia, l'autore classico Plinio riporta che la Britannia era "incantata dalla magia e celebra i suoi culti con tale abbondanza di rituali da sembrare quasi la fonte delle usanze persiane". Infatti proprio tale luogo è ricco di siti sacri e sacerdotali antichi e vanta, oltre al tumulo più grande d'Europa (la Silbury Hill), il cerchio di pietre più grande al mondo!

Esso è situato ad Avebury.

Altra citazione interessante riguardo al fascino magico e sottile dei Druidi viene dell'autore classico Lucano, evidentemente intimorito dall'aura misteriosa del Bosco Sacro druidico:

"C’era un bosco sacro, (...) persino gli uccelli avevano paura di posarsi su quei rami e le fiere di sdraiarsi in quella selva; neppure il vento o la folgore che piombava dalle fosche nubi si abbattevano su di essa e le fronde degli alberi abbondanti cadevano da cupe sorgenti e le lugubri statue degli Dèi erano prive d’arte, ricavate rozzamente da tronchi intagliati (...). E si narrava che spesso muggivano per terremoti le profondità delle caverne, si risollevavano i tassi abbattuti e si vedevano bagliori nelle selve, senza che vi fossero incendi, e anche che grossi draghi striscianti si avvinghiavano ai tronchi. Le genti non si radunavano in quel luogo per celebrarvi il culto, ma lo avevano lasciato agli Dèi" (Bellum civile, III, 400)



L'apprendistato dell'aspirante Druido durava circa diciannove anni. Probabilmente ciò era necessario per diventare Druido “completo”.

Infatti è da notare che gli autori classici greci e romani fecero una divisione tra le classi druidiche molto netta, ma, come dice giustamente Devon Scott, studiosa e ricercatrice sui tempi antichi e sulla Tradizione Femminile, “le fonti celtiche non lo fanno, dal che si deduce che ci fosse almeno un insegnamento di base comune a tutti”. Infatti, se osserviamo le diverse funzioni delle classi druidiche, noteremo che sono assai simili, seppur in un contesto più particolarizzato.

In tutte e tre, ad esempio, c'è la magia: i Bardi con la loro arpa, i Vati con la divinazione e i Druidi, che più volte vengono nominati come potenti incantatori e manipolatori degli elementi naturali.

Sia i Bardi che i Vati si occupavano di musica e sia i Druidi che i Vati di medicina.

A mio parere non è necessaria nessuna particolare divisione. Tutti erano Druidi seppur di gradi e compiti differenti.

Uno, però, doveva essere il più saggio e potente di tutti: l'Arcidruido, il capo dell'Ordine, riconosciuto per le sue grandi capacità, conoscenze e saggezza acquisite. Druido, infatti, in forma celtica antica, si presenta come dru-wid-es, termine che designa uomini di grandissima sapienza.



“Alcuni dicono che lo studio della filosofia ha avuto origini barbare. Giacché i Persiani avevano i loro Magi, i Babilonesi o gli Assiri i Caldei, gli Indiani i loro Gimnosofisti, mentre i Celti e i Galati avevano veggenti chiamati Druidi e Semnotheoi.”
[Diogene Laerzio, Vite dei filosofi]


“A voi [Druidi] solo è dato sapere la verità sugli Dèi e sulle divinità del cielo... Vostra dimora sono le macchie più riposte delle foreste più remote. Voi insegnate che le anime non cadono nelle silenti sedi dell'erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo: la morte, se è vero ciò che insegnate, è il punto intermedio di una lunga esistenza.”
[Lucano Pharsalia I]

Grande e talvolta pericolosa era l'Iniziazione per accedere alla Conoscenza Arcana...
Questi individui avevano conoscenza enorme in merito agli astri, alla cosmologia, alla geneologia e alla storia del popolo; alla filosofia, fisiologia, al diritto e alle altre leggi, come anche quelle di natura quotidiana.
Ogni Druido poteva decidere in cosa specializzarsi, o a cosa dedicarsi.
Poteva essere sacerdote, storico, ambasciatore, giudice, medico, poeta, musico od insegnante, anche per chi desiderava apprendere la Via.

Cesare ci riporta:
“Vengono anche trattate ed insegnate ai giovani molte questioni sugli astri e sui loro movimenti, sulla grandezza del mondo e della terra, sulla natura, sull'essenza o sul potere degli Dèi”.



Devon Scott ci dice:
“Particolare rilevanza aveva il druida “portinaio”: la sua funzione, importantissima e di grande prestigio, era di concedere o rifiutare l'ingresso alle città. Essenziale era l'astronomo, che aveva il compito di compilare i calendari, misurando le fasi lunari e il moto apparente del Sole nella sfera celeste durante l'anno. Alcuni diventavano guerrieri e comandavano corpi scelti; i più saggi diventavano consiglieri dei re.


Al termine di un lunghissimo percorso preparatorio, il druida acquisiva la qualifica di 'amministratore del sacro', responsabile di ogni forma di sapere e di tutte le attività religiose ed intellettuali.”

I sapienti celti si riunivano in gruppi nei quali si celebravano riti segreti ed occulti.
Timogene d'Alessandria, vissuto nel I secolo a.C., ci riporta che “i Druidi, spiritualmente superiori e uniti in confraternite secondo il precetto pitagorico, si elevano con ricerche sulle questioni occulte e sublimi”.

Non si pensi però che il popolo non fosse coinvolto nelle pratiche spirituali, al contrario.

Cesare ci riporta che presso i Druidi si raccoglievano “per istruirsi un gran numero di giovani” e che essi erano “tenuti in grande considerazione”. Tra le pene più dure, infatti, c'era quella dell'esclusione da riti e convegni pubblici, “pena che presso i Galli è gravissima, giacché quelli che sono a questo modo banditi sono considerati empi e scellerati”.

Ma non essendo, quello che ascoltava, un pubblico di Iniziati ai Sacri Misteri (“politeismo spirituale sacerdotale”) il sapere veniva comunicato fino a certi livelli e con un codice di linguaggio comprensibile a tutti (“politeismo mitologico popolare”): “pensa da uomo saggio ma comunica nel linguaggio del popolo" William Butler Yeats.

Riguardo alla già accennata connessione dei Druidi con Pitagora trovo opportuno riportare una citazione dello studioso Rolando Dubini a riguardo. Citazione che ben s'addice anche a quella critica ringhiosa che si ostina a porre in dubbio ogni fonte pervenutaci riguardo l'Antico Tradizione non facendo altro che alimentare la confusione propria di questo Kali Yuga.

“Un ulteriore elemento degno di studio è rappresentato da una circostanza di particolare significato, che ha sempre lasciato sconcertati i critici moderni, spesso vittime della sindrome della critica fine a se stessa, e di una incomprensibile tendenza riduzionistica, per la quale tutto ciò che scrivevano gli antichi era sempre sospettabile di invenzione (pregiudizio ingiustificato, tipico di chi vive in un'arida società tecnologica e mercificata, dove la prigione della realtà costrittiva fa vedere il passato attraverso le sbarre dei nostri limiti, chiusure e condizionamenti ideologici, morali, storici).

Nonostante le chiacchere infondate e le ipotesi prive di sostegno, che arbitrariamente negano nozioni comunemente accettate, nell'antichità la sapienza druidica veniva costantemente accostata all'insegnamento di Pitagora e alla sua scuola.

Clemente Alessandrino (Stromata I, XV, 70, 1), di Antiochia (ca. 330-395 d.C.), un grande storico romano, citando Alessandro, sostiene che Pitagora, di cui la tradizione ricorda i numerosi viaggi (anche a Massilia, l.odienra Marsiglia, colonia Greca nel sud della Gallia), dopo essere stato allievo di un Assiro, ebbe modo di perfezionarsi tra i Galati e i bramini.

"...I Druidi, uomini di intelletto elevato e uniti all'intima confraternita di Pitagora, erano immersi in indagini su cose segrete e sublimi, e senza curarsi degli affari umani, dichiaravano che le anime sono immortali". ”

Avrete quindi notato che il sapere era pressoché orale. Dico pressoché perché dalla storia del missionario cristiano S. Patrizio, che attuò la cristianizzazione in Irlanda, viene riportato l'evento del rogo di testi druidici.
Generalmente, comunque, la scrittura era praticata molto raramente. Tra i motivi di ciò vi era la prudenza, per far si che cose che dovevano essere segrete, essendo, quello druidico, un ordine di iniziati simile a quello pitagorico, rimanessero tali.

In più vi era il fatto che la scrittura veniva considerata anche come un qualcosa di immobile, che rammolliva la memoria e che non permetteva l'esistenza e la continuità fluida ed adattabile dell'Insegnamento; ovvero: in base alla persona vi era un codice di linguaggio o un modo di spiegare ed insegnare che doveva adattarsi al suo livello di coscienza/conoscenza e quindi di comprensione (come dovrebbe in effetti essere).




    Ora, dopo una necessaria un'infarinatura sull'organizzazione dei Druidi cercherò di arrivare al punto, ossia avvicinarci un po' all'antico pensiero e alla Teologia Druidica.

     Dunque, i Druidi insegnavano l'esistenza di una forza misteriosa che fluisce in tutte le cose, un'Anima Cosmica della quale anche gli umani sono parte ed espressione, in un'interdipendenza universale totale di e tra tutte le cose (e dunque al di fuori della limitante idea teistica antropocentrica che affetta buona parte dell'umanità).

Tale Mistero era chiamato OIW.
OIW è il Principio Vitale Primario, Onnipervadente ed Impersonale, l'Energia Originaria necessaria e sufficiente all'esistenza stessa, la Causa Prima.
OIW è l'intreccio di tutto, la rete che collega ogni elemento ed ogni essere dell’Universo, ed è equivalente al Wyrd germanico, la Rete che tutto attraversa e comprende in Sè.
OIW è tutto ciò che esiste e ciò che potrebbe esistere, tutte le possibilità. Nulla può esistere al di fuori di esso poiché OIW è Tutto.
Pur avendo "emanato" le Leggi Cosmiche, la Suprema Sorgente (che "'abita' l'immanifesto, l'Infinito, pur avendo esistenza anche nell'altro campo"1) ne è al di sopra.

La "dimora" di OIW è il Cerchio di Ceugant (Ceu "vuoto"; cant "cerchio"), uno dei tre Circoli d'esistenza del Druidismo, ovvero quello al di sopra di tutto. Dall'Opera "Il Vischio e la Quercia" di Riccardo Taraglio, riporto un'esauriente citazione a riguardo:
"... una sorta di Nirvana della tradizione buddista, indipentende da tutto ciò che esisteva, non essendo effetto di nessuna causa, né sottoposto ad alcuna Legge, né raggiungibile da nessuna ipotesi.
Il Ceugant era il Cerchio in cui esisteva l'OIW assoluto, inconoscibile dall'uomo perché svincolato da qualsiasi legge, da ogni sorta di ipotesi, congettura e comprensione. Il Ceugant era per autonomasia Aldilà di qualunque cosa concepibile dalla mente umana e per questo, appunto inconoscibile."

Dal libro di Brian Bates, "La via del Wyrd", troviamo la similitudine di pensiero dei cugini Germani:

“Il Wyrd [...] è la costante creazione delle forze.
Il Wyrd è esso stesso il mutamento costante, come le stagioni; tuttavia, poiché è creato a ogni istante, è immutabile, come il centro di un quieto vortice.
Tutto ciò che noi possiamo vedere sono le increspature che danzano sulla superficie dell'acqua.
Non ci sono leggi.
Lo schema del Wyrd è come la venatura del legno o il flusso di un corso d'acqua; non si ripete mai esattamente nello stesso modo.
Ma i fili del Wyrd attraversano tutte le cose e noi possiamo schiuderci alla comprensione dei suoi schemi osservando le increspature quando il Wyrd ci passa accanto.
Niente può accadere senza il Wyrd, perché è presente in tutto, ma il Wyrd non fa accadere le cose. Il Wyrd è creato a ogni istante e perciò è l'accadimento.”

Come potrebbe quindi il Wyrd o OIW, considerando quanto detto sopra, “governare” o “dare” o “fare” come invece fa “l'unico Dio” (qui parliamo di un'entità) del monoteismo??
Non vi era il concetto né la credenza di un unico Dio maschile barbuto che tutto decide, giudica, premia e punisce. Tale essere è al più un cappriccioso ed iroso dio di fuoco (vedi Havgan nel mio articolo dedicato agli Alberi) sotto mentite spoglie di dolcezza, bellezza e amore. Un Dio che elargirebbe condanne eterne verso chi non si è comportato bene o non ha abbracciato il suo reich.
Infatti la prospettiva di una condizione di eterna sofferenza (l'inferno) senza possibilità di riscatto o miglioramento è, oltre che obrobriosa, assai innaturale, dato che la sofferenza serve proprio per imparare ed evolvere.

Ma torniamo all'antico pensiero.

Il Supremo Principio o OIW, considerato irraggiungibile dalla comprensione umana, si manifestava secondo triplice energia, ovvero: SKIANT (Conoscenza-Saggezza), NERZ (Forza-Volontà) e KARANTEZ (Amore-Creatività) e dagli Dèi legati a questi attributi era possibile avvicinarvisi, nonché attraverso la Grande Madre, fusa con Karantez, stessa energia che caratterizza la Divinità Tara Verde nella tradizione Buddista indiana e tibetana.

Interessante è la similitudine con la tripartizione della società celtica tra classe sacerdotale (Skiant), guerriera (Nerz) e artigiana (Karantez). D'altra parte, però, tale tripartizione era classica nell'antichità. Credo quindi che, come afferma Stephens Lawrence, “a partire da questo presunto “informare di sé” che l’Oiw compie su tutti i livelli della società, la penetrazione, più o meno consapevole, della “filosofia della forza” si attua, nel concreto, in ogni aspetto della vita celtica, attraverso un intensa opera di sviluppo di corollari che si diramano dalla concezione di base fino a formare un sistema di pensiero omninglobante.”

Esattamente: il pensiero era olistico ed animistico.
E tale concezione veniva espressa e riprodotta anche nell'affascinante arte propria dei Celti e dei popoli germanici e scandinavi. Mi riferisco a quegli insiemi fluidi e armonici di linee intrecciate chiamati “nodi celtici”.
Riguardo al loro significato non possiamo dirci certi ma, conoscendo sufficientemente la mente antica celtica e d'altri popoli arcaici possiamo permetterci di dire che tali forme si possono ben ricollegare alla concezione che i nostri antenati avevano del mondo, ovvero, come accennato sopra, alla visione del cosmo come di un grande arazzo, un insieme perfetto di fibre in un'interconnessione totale, e dunque ogni cosa esisteva ed aveva un suo corso in qualità e per via di altre..

Così nel microcosmo come nel macrocosmo.

Infatti la tessitura, propria delle donne, era considerata sacra ed espressione terrena dell'incessante lavoro delle tre "Sorelle del Wyrd" (ossia le Norne, corrispondenti alle Parche romane e alle Moire greche), coloro che tessono ed intrecciano il destino degli esseri viventi.
Per quanto riguarda gli uomini, i fabbri riproducevano in meravigliosi gioielli questa concezione.
Il significato dei nodi celtici (non si limitano solo ai celti ma, come ho detto, anche ai sassoni ed ad altri popoli germanici e scandinavi) è profondo ed affascinante...
Rappresentano anche l'intreccio vegetale e degli elementi naturali come anche il destino degli uomini, lo Schema della nostra vita in parte determinato ed in parte determinabile, ovvero il karma.
Questa visione dell'esistenza permette di fare una meditazione attiva che può modificare la propria vita su vari livelli.

Un ulteriore elemento artistico e simbolico che ci viene in mente quando pensiamo ai Celti è quello della “croce celtica”, la quale indica - oltre alle quattro direzioni -, le quattro stagioni, ossia i solstizi e gli equinozi, il tutto abbracciato da un cerchio per simboleggiare il concetto di circolarità e ciclicità, e ciò è assai simile alla Ruota di Medicina dei nativi nord-americani e al simbolo della spirale.





Riporto delle righe dal libro di Riccardo Taraglio "IL VISCHIO E LA QUERCIA":

“La croce celtica porta in sé il concetto di 'circolarità delle relazioni' che implica una particolare filosofia di vita e visione del mondo. Nascita e morte diventano tutt'uno con la creazione e smette di esserci una separazione netta fra il Buio e la Luce, il Bene ed il Male, il Giusto e l'Errato.”

L'Autore comunica che gli stessi Druidi non contemplavano il concetto di “Creazione” come di un momento preciso nel quale ogni cosa ebbe inizio, ma concepivano che è tutto costante creazione in atto.
E nel Tutto gli opposti coesistono…

Il concetto del Tutto lo si ritrova nella tavola di smeraldo di Ermete Trismegisto: “Tutto è Uno e Uno è Tutto”. Ovvero il concetto macrocosmo/microcosmo. Il microcosmo non è altro che un riflesso o proporzione del macrocosmo. Coesistono, i microcosmi compongono il macrocosmo...

Ermes o Ermete Trismegisto, così si "presenta":
« È vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il generatore di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. […] È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e terminato. »

Per tentare di comprendere più a fondo tale citazione consiglio vivamente il libro di Davide Melzi, edito dalle Edizioni delle Terra di Mezzo: “Poemetto Alchemico”.

Tutte le affermazioni seguenti non sono altro che la riaffermazione del medesimo concetto di base...

1. TUTTO E' SPIRITO, LO SPIRITO E' TUTTO.
Affermazione dello Spirito, opposto della relatività sempre mutevole della Materia.

2. CIO' CHE E' IN ALTO E' COME CIO' CHE E' IN BASSO.
 Quindi il giorno e la notte, la luce e le tenebre, la veglia e il sonno (gli opposti) danno un'idea pratica dell'analogia con i movimenti del Cosmo.

3. TUTTO VIBRA, NIENTE E' INERTE.
 E' nota la conoscenza dei "campi di forma" e della radioestesia da parte dei sacerdoti di antiche civiltà, come quella egiziana ad esempio.
Oggi, la scienza moderna non può fare a meno di avvalorare questa legge. Infatti, i fisici ammettono che l'Universo forma un tutto e che, indipendentemente da concetti come velocità, tempo e spazio, l'insieme è solidale con la più piccola particella che lo costituisce... da un libro che spiega queste cose: "Pertanto la più piccola azione o trasformazione che ha rapporto con uno qualsiasi dei suoi punti può avere degli effetti su un altro, anche lontano e senza apparenti correlazioni.". Ed ecco che ritorna il concetto di interconnessione del Wyrd e dell'OIW.

4. TUTTO E' DOPPIO, TUTTO HA DUE POLI, TUTTO HA DUE FACCE.
 "La somma dei poli positivi costituisce la Vita, quella dei poli negativi è il Nulla ".
Il doppio o dualità non è che un frammento transitorio di ciò che è Unico.

5. TUTTO INSPIRA ED ESPIRA, TUTTO SALE E SCENDE, TUTTO SI EQUILIBRA MEDIANTE OSCILLAZIONI CHE SI COMPENSANO.

6. OGNI CAUSA HA UN EFFETTO, OGNI EFFETTO HA UNA CAUSA.
 E' il Karma (equivalente al Kroui celtico), la legge delle conseguenze, nota anche alla scienza sperimentale.

7. TUTTO HA UN PRINCIPIO MASCHILE E FEMMINILE.
Legge naturale. Riproposta della dualità (apparente)...



C'è ancora un aspetto da trattare prima di giungere alla fine di questo articolo: le Divintà.
Premetto sin da ora che i Celti non erano Politesiti come si è abituati a considerare. Il loro pensiero e sentore del mondo era da Monista, per via della consapevolezza dell'Uno nel Tutto e che Tutto è Uno, della Natura come incarnazione Divina.
Un'altro termine utilizzabile per definire l'approccio degli Antenati con gli Splendenti è Politeismo Panteistico, ovvero riconoscere la Divinità nei Molti per giungere all'Uno, e dunque tornare all'Unità tramite la Sublimazione dell'Essere attraverso gli Dèi e la Madre degli esseri.

I nomi che conosciamo del ricco pantheon celtico arriverebbero a circa 374. La maggioranza, però, erano copie (nelle quali vanno a volte riconosciute le diverse manifestazioni della Dea Madre, attenzione) di quelle che parebbero circa 60 divinità distinte. Ciò aveva cause dovute all'“ambito regionale” e alle varietà linguistiche o dialettiche.
In quest'ambito come in altri (vedi il mio scritto sul mondo feerico) c'è varia confusione. E ben dimostrato e chiaro che gli Dèi, presso i Celti, non erano soggetti a tempo, forma fisica e spazio, e per questo Immortali ed eterni.
In Essi, varie volte, si impersonificavano forze naturali (soprattutto nella mentalità popolare); ciò, però, non vuol dire che fossero esseri nati dalla fervida immaginazione umana con il fine di dare una spiegazione alle manifestazioni naturali come molti benpensanti moderni e “realizzati” amano affermare; e ancora, gli Immortali non erano “simboli” o “metafore” puramente parabolistiche, come dicono vari intellettuali esoteristi o appassionati (a cosa servono caterbe di libri e nozioni se poi non si è in grado di muovere l'intuito più in là dell'ufficiale e dell'affermato?).
Gli Splendenti erano anche questo, ma solo in casi nei quali erano necessarie le Loro figure per esprimere alcuni concetti profondi che avevano bisogno di essere personificati da esseri divini “conosciuti” e “familiari”, per essere più facilmente assimilati.

Gli Dèi sono dunque entità, identità ed incarnazioni viventi di Potenze Naturali di vario genere.

C'è poi chi arriva ad ipotizzare una bizzarra specie di monoteismo celtico affermando che i vari Dèi erano manifestazioni di un unico dio, frase che, a mio avviso, può essere accettata solo in qualità decisamente ermetica. Infatti, qui si ricade nelle "ipotesi infondate e prive di sostegno".

Il fatto è che, ragionando e meditando su tutta la documentazione storica e mitologica dei Celti, risulta chiaro che il druidismo rimaneva assolutamente un politeismo panteista, nel quale “la distinzione era piuttosto, come detto, tra un politeismo mitologico popolare ed un politeismo spirituale sacerdotale.” *

Nella “scala gerarchica” delle Potenze vi sono, come scritto sopra, vari gradi, livelli e "compiti".
Prima, però, due parole sulla figura del semidio.
Secondo alcune culture, il semidio è un essere generato (in casi più unici che rari) da un'unione tra un mortale e una divinità (che non sarebbe da accostare ai comuni e umani rapporti sentimentali, trattandosi di vicende incomprensibili ed al di duori del quotidiano e delle considerazioni formulate dall'io pensante e storico) o da una grande iniziazione posta direttamente da un Immortale all'individuo ed implicante una grande trasformazione su tutti i piani. Talvolta il confine tra le due potrebbe anche essere sottile, o nullo.
Il semidio ha caratteristiche sovrumane che lo possono portare ad essere confuso, dalla gente normale, con un dio vero e proprio. Due famosi esempi di tale tipo di essere sono Hercules (tradizione greca) e Cú Chulainn (tradizione celtico-irlandese).
Nel caso dell'unione tra un esponente della razza elfica (a volte confusa con gli Dèi) ed un mortale, invece, l'ibrido avrebbe già più possibilità di confondersi e celare le sue qualità superiori tra la moltitudine umana, pur essendo tendenzialmente di grande bellezza.

Di seguito abbiamo la razza elfica, assai saggia ed evoluta, assieme a varie creature parte di quella tipologia di esseri appartenenti alla dimensione incantata. A volte sono essi stessi ad essere considerati come semidèi.

Andando ancor più nel "sottile" arriviamo agli Elementali, o Antiche Armonie, gli Spiriti di Natura che regolano tutte le qualità necessarie al buon funzionamento dell'ecostistema. Tali esseri cooperano con gli Dèi al punto di essere confusi con essi (in effetti ci sono varie similitudini) e possono essere custodi di tesori ed insegnamenti assai preziosi. Possono presiedere infatti ad alcuni stati esistenziali, qualità e conoscenze.
Quando però si desidera rivolgersi ad un'Entità detenente arti e conoscenze, presiedente a qualità divine e a condizioni d'esistenza necessarie e parte dell'esistenza armonica cosmica, e, tra l'altro, presiedente a grandi luoghi, come ampie isole, penisole o continenti, essendone co-creatrice, dai primordi, allora identifichiamo un esponente della stirpe divina primaria e suprema.



Ed ecco quindi che entrano in scena gli Dèi, intesi (per essere chiaro) come quelle Entità Divine più evolute e potenti, i Supremi Splendenti. Infatti lo spirito di una cascata (per quanto saggio e potente) non è dello stesso grado di una divinità “della Luce” che presiede a tutta la Conoscenza, alle “arti” (gli artisti erano chiamati aes dana, "uomini della Dea", per la loro particolare connessione con Karantez, Amore-Creatività) e alla Magia, oltre che ad un intero continente, e che è al di là di una sola e precisa classificazione che la collochi in una particolare qualità. E' questo il caso del dio tra i più importanti per gli antichi Celti: Lugh.

Il nome del Luminoso si riconnette direttamente all'Illuminazione, ed è, come accennato, al di sopra di qualsiasi classificazione pur detenendo in sé tutte le Arti e le Scienze. Con la sua luminosa Lancia della Vittoria è simbolo di distruzione dell'Ignoranza, ed il fatto che abbia maneggiato anche la fiammeggiante Spada della Luce né è un rafforzativo. Riccardo Taraglio ci dice che "Lugh è si il Dio della Luce e importantissima figura che si staglia fra le genti della Dea Dana, i Tuatha Dé Danann, ma è anche il simbolo della parte più alta dell'essere umano, la Scintilla del Grande Fuoco della Vita che si manifesta come Coscienza nell'uomo, quella che la Psicosintesi chiama il Sé Transpersonale, la Coscienza Umana Realizzata."
Capiamo dunque perché questo Dio, possedente tutte le capacità degli altri Dèi riunite in sé, abbia più di cinquecento iscrizioni votive a Lui dedicate in tutta Europa, oltre che qualche centinaio di monumenti e ventisette località europee i cui nomi derivano dal Suo, come Lione (Lugdunum, "fortezza di Lug"), Lugo in Spagna, Londra (Lugdunum, poi Londinium), Lugano in Italia e molti altri.


Come dicevo, quindi, vi sono Entità di vari gradi e livelli, appartenenti e diverse sfere. Entità legate alla fertilità, all'Amore, alla Dissoluzione e all'Oltretomba, ecc, che presiedono ai più grandi segreti dell'Universo e possono talvolta aiutare l'uomo ad arrivarvi.



Qui, però ci avviciniamo all'Entità Suprema e trascendente (ultima e prima manifestazione di OIW, attraverso Karantez) che generò tutte le stirpi esistenti: Dèi, elementali, elfi, uomini ecc., Colèi che dà la Vita: la Grande Dea Madre.



Prima dei Celti, il culto di cui rimane più traccia nella spiritualità delle genti del periodo chiamato “neolitico” è il culto della Grande Madre. Questo si spinge dall'Egitto alla Scandinavia, per quanto riguarda l'Occidente, ma ne troviamo abbondanti tracce anche in medioriente e in altre parti del mondo.

Sive/Dana/Keridwen è un'Entità Trascendente e mervagliosa. E' completa in sè stessa.
E' la ginandrica Madre di tutti gli Dèi, delle Entità Sottili, delle razze elfiche, degli animali, degli uomini e della Terra stessa nella quale Ella si rispecchia.
Nel libro Il linguaggio della dea di Marija Gimbutas ci pervengono queste limpide parole:

"La dea in tutte le sue manifestazioni era il simbolo dell'unità di ogni vita nella natura. Il suo potere risiedeva nell'acqua e nella pietra, nella tomba e nella grotta, negli animali e negli uccelli, nei serpenti e nei pesci, nelle colline, negli alberi e nei fiori. Da questo deriva la concezione olistica e mitopoietica della sacralità e del mistero di tutto ciò che è sulla terra".

La Signora d'Armonia si manifesta, tra i vari modi, anche in Triplice aspetto, seguendo la stessa legge dell'OIW (Skiant-Nerz-Karantez). Infatti, attraverso messaggi provenienti da varie culture, comprendiamo che attraverso Lei si può giungere all'Illuminazione, ossia la Realizzazione Totale mediante la catalisi con la Sua energia.
Uno dei suoi innumerevoli nomi è appunto Ceridwen, ossia “porta verso il Divino” .

Arrivare a svelare la Dea (vedi "la Dea velata"), però, è un cammino molto, molto intenso ed è sempre bene puntualizzare che mai potremo arrivare a comprendere veramente tali realtà tramite scritti e parole, ma bensì mettendosi alla ricerca di esse... nel frattempo, quindi, dovremmo accettare il Grande Mistero, riconoscendo che queste cose appartengono sicuramente di più al piano del Cuore...


"Gli Dèi sono l'oggetto della rappresentazione mitica in ciò che di loro si può dire e in ciò che è ineffabile, in ciò che appare e in ciò che non appare, in ciò che è chiaro e in ciò che è celato.

In questo modo si rappresenta anche la bontà degli Dèi giacchè essi resero comuni a tutti i beni sensibili e riservarono quelli spirituali solo ai sapienti; così i miti annunziano a tutti l'esistenza degli Dèi, ma dicono chi essi siano e quale natura abbiano soltanto a chi è in grado di intenderlo.

Inoltre, i miti rappresentano l'opera degli Dèi.

Veramente è lecito dire che anche il cosmo è un mito poichè in esso appaiono corpi e cose, mentre anima e spirito restano celati.

E oltre a queste considerazioni, il voler insegnare a tutti la verità sugli Dèi produce negli stolti il dispregio - dacché essi non sono in grado di intenderla - e presso i capaci indifferenza.

Invece velare il vero con miti non permette che quelli spregino, e questi costringe a filosofare".


Saturnino Salustio Secondo
Sugli Dèi e il Cosmo
IV sec.
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 Quel che alla fine di questo articolo vorrei puntualizzare è come la mente e il modo d'essere umani siano cambiati e degenerati sempre più particolarmente con l'avvento del cattolicesimo, o più generalmente del monoteismo, e successivamente della scienza moderna.
La nuova religione monoteista oggi dominante (e non più così tanto per fortuna) professa la superiorità dell’uomo sulla Natura, l'antropocentrismo, come detto in scritti precedenti. Il tremendo messaggio (mi riferisco al senso e non riporto letteralmente) scaturisce dalla Bibbia: "Assoggettate la Natura! Poiché è stata creata da Dio per l'uomo"; la Madre Terra sarebbe quindi uno strumento...
E’ tremendamente assurdo, folle, stupido e quasi ironico, oltre che profondamente triste poiché questo pensiero ha contribuito enormemente a portare il Pianeta allo stato attuale...
Ma in fondo, se si capisce la Natura perversa del Monotesimo, quale negatore della molteplicità (presente in ogni genere di esistenza) Divina e sostitutore della Fede al valore dell'esperienza e della sperimentazione diretta, non c'è molto di cui stupirsi circa i suoi risultati.

Poi, infatti, avvicinandosi ai tempi odierni, si fece strada qualcosa di nuovo, un'ulteriore... “diavoleria”.
Quella che era una dottrina in particolar modo d’ordine esoterico con primario obiettivo di arricchire la Conoscenza, Sophia, in senso profondo, comprendendo sia l’aspetto materiale che spirituale per arrivare intendere la completezza, degenerò arrivando ad essere uno studio e una visione della realtà erronea perché puramente materialista e settoriale, ovvero limitata e ottusa. Quella visione che oggi viene chiamata “scienza” (da “Conoscenza”): un atteggiamento dottrinale ed empiricamente limitato che professa l’esistenza della sola materia (anche se il concetto di Materia racchiude una sua relatività), cercando d'arrestare ogni impulso evolutivo che aneli ad oltrepassare sempre più i limiti della condizione umana e della nostra sintonizzazione prevalente con essa in questo piano, per arrivare a conoscere l’'immateriale', il quale si cela 'dietro' la materia e la influenza…

Proprio come anima e corpo, che son però strettamente connessi, essendo uno espressione dell'altra ("Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso").

Il motivo principale dell'avvento di tali ideologie e modi di essere squilibrati  è dovuto al fatto che, con la progressiva scomparsa di una cultura che concepiva l’esistenza in modo animistico e olistico, si arrivò all’assurda frattura tra “Sacro e Profano (‘pro-fanum’ – davanti al tempio)”, alla recisione (nella mente degli umani s’intende..) dell’Intreccio Divino nel quale Tutto era collegato. “Nella natura vivente non succede nulla che non sia in rapporto a tutto l’insieme”, Goethe.

Ebbene, gli umani ci sono in qualche modo riusciti a creare tale frattura, nel corso della loro esistenza: la maggioranza di essi, infatti, è oggi praticamente 'estranea' di fronte alle realtà superiori...

Ad ogni modo credo si stia facendo strada una nuova coscienza, poco alla volta, che porterà l'uomo, in parte per 'obbligo', in parte per Risveglio, ad abbracciare di nuovo l'amore e l'armonia con la Natura e la Dea propria delle società primigenie, delle quali, generalmente, non si ha memoria...





Per l'attuazione di questo testo ho trovato appoggio nel libro di Devon Scott “Il Cerchio di Fuoco”, nell'articolo di *Stephens Lawrence “L'Oiw celtico: forza e debolezza di un popolo”, nella terza parte dell'articolo di Rolando Dubini “I Celti, alle radici dell'Europa, e dell'Italia”, nel libro di Riccardo Taraglio “Il Vischio e la Quercia”(1) e nei libri “La Sapienza di Avalon” e “La via del Wyrd” di Brian Bates.