"Earth may become on an instant all faery... and earth and air resound with the music of its invisible people... You may see the palace chambers of nature where the wise ones dwell in secret... and know an eternal love is within and around you, pressing upon you and sustaining with infinite tenderness your body, soul and spirit." – A.E.
Ci stiamo avvicinando sempre più alla fatidica data del 21 dicembre 2012.
Tante teorie, ipotesi ed azzardate certezze sono scaturite riguardo a ciò che c'è in serbo per il mondo ed il suo futuro.
Teorie e film melodrammatici fino al midollo o teorie, probabilmete un po' ingenue, estremamente rosee nelle quali ogni uomo, anche il più becero, subirà un salto evolutivo enorme e potrà passare in un'altra dimensione.
Ovviamente ci sono altre ipotesi, sfumature e vie di mezzo tra questi due opposti. Di certo non si tratta di noiosi millenarismi cristiani e religiosi, ma bensì di un contesto cosmico.
Un enorme avvenimento che sembrerebbe previsto e segnalato da varie antiche culture e filosofie mondiali...
Io, onestamente, non mi dico certo di nulla.
Non è scetticismo, ma pura umiltà di fronte al possibile approssimarsi di qualcosa che dovrebbe essere veramente ignoto alla nostra degenerata razza...
Spero vivamente che tutto cambi perché il mondo umano di questi tempi non mi piace affatto.
In collegamento a quanto detto sopra, ho voluto divinare con le Sacre Rune1 e vedere cosa avevano da dirmi sugli anni a venire per quanto riguarda l'Europa, ma credo che i messaggi conseguiti si adeguino un po' a tutto il mondo...
Di seguito le mie domande e ciò che, con l'estrazione della Runa, è fluito nella carta attraverso me.
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Nel 2012/2013 e successivamente sarà pericoloso essere in Europa? Cosa accadrà?
"Ci saranno cambiamenti importanti, non sempre indolori.
La situazione cambierà di molto, correrà verso l'opposto."
Ci saranno quindi cataclismi ed eventi di distruzione, povertà?
"Accadrà ciò che, in parte, verrà stabilito dagli Dèi.
Non il male ma il suono divino luminoso."
Ci sarà per caso un'ascensione?
"Ci sarà un nuovo ordine e cammino.
Il rito si compirà affinché l'immagine opalescente si avvicini alla terra e agli uomini."
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Non mi sembrano parole presagenti grandi distruzioni apocalittiche da fine del mondo che tanto sembrano piacere a molte persone concentrate sull'argomento...
Certo che ci sono dei passaggi da attraversare affiché certi cambiamenti avvengano, anche in Natura accade così, ma non sappiamo con quali modalità e con quale intensità agiranno in futuro le Potenze della Terra.
Il destino è, per una parte, già scritto.
Un'altra parte ce la scriviamo noi...
I commenti riguardo questo responso runico son tutti bene accetti!
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1 Chi volesse approfondire l'argomento "Rune" può rivolgersi al libro "Iniziazione alle Rune" di Anne-Laure e Arnaud D'Apremont
C'erano una volta, in tempi assai remoti, un ragazzo e una ragazza chiamati Lugaid e Anya.
Entrambi erano bellissimi. Lei aveva rossi capelli lunghi ondulati e grandi occhi verde smeraldo, con un corpo esile ma con linee sinuose; lui aveva capelli ramati e occhi nocciola chiaro, con un corpo alto e ben proporzionato. Erano l'immagine del femminile e del maschile in armonia.
In un temporalesco pomeriggio tardo primaverile, Lugaid e Anya s'inoltrarono, dopo una lunga passeggiata, in un bosco molto antico: la selva di Lago Splendente, del quale si narravano storie di incantesimi, magie e strane creature. E in tal luogo vi entrarono senza pensare, trascinati dalla forte passione amorosa che provavano l'uno verso l'altra. E mentre tra baci e carezze sceglievano il luogo dove giacere assieme, prestavano però attenzione ai suoni del bosco, ai lignei cigolii delle antiche querce, alla voce del vento tra gli alberi, ai tuoni lontani ed al linguaggio degli animali che un po' ad entrambi era stato insegnato; scuola, a quei tempi, ritenuta necessaria ad ognuno per cercare di vivere il più possibile in armonia con la Natura e le sue varie realtà. Un po', però, intendere i linguaggi naturali era loro istintivo per la condizione naturale nella quale erano nati.
E camminando sotto la verde volta, in quell'atmosfera quasi onirica dai colori della tempesta, ogni suono, fremito d'ali, canto d'uccello e i roboanti tuoni sempre più vicini aumentavano la carica di magia.
Quel sovrumano concerto di suoni e sensazioni s'insinuò negli animi dei due ragazzi conducendo i loro passi, facendoli quasi danzare sull'erba e sul soffice muschio...
E in quell'ebbra danza giunsero alla sponda di Lago Splendente, il quale era limpido e cristallino anche nella luce temporalesca.
Pareva quasi che i cristalli nel fondale emanassero una loro luce...
Il vento si faceva più forte, scompigliando vesti e capelli. Dopo essersi velocemente guardati attorno, i loro occhi s'incontrarono, con intensa attrazione...
Scivolando nei corpi, le mani sfilarono gli ingombranti vestiti: le calzature, un lungo abito verde, monili d'oro e d'argento, una casacca e un paio di pantaloni...
Nel tempo che seguì, in quel fresco letto d'erba tenera, non ci furono peccati né sensi di colpa, ma solo grande piacere fisico e spirituale, grande passione e dolcezza.
Il bosco, ora, risuonava di suoni amorosi che si confondevano con quelli della selva...
Un coniglio di passaggio indugiò un momento cercando di comprendere cosa stesse capitando d'insolito in quel luogo normalmente tranquillo.
Una civetta si riparò in una cavità del tronco di un vecchio noce, per ripararsi dal temporale ormai imminente.
Un potente tuono fece gemere il bosco e con foga arrivò uno scrosciante improvviso acquazzone che non risparmiò nessuna zolla di terra e pianta.
Sotto questo fragore quella danza d'amore s'intensificò.
Si guardarono negli occhi e mentalmente ringraziarono la Dea Luminosa per tanto piacere, tanta felicità e bellezza vissuta in luogo e in una situazione così unici e particolari. Un sentimento sincero di gratitudine giunto puro ed immacolato dalle profondità del loro cuore.
E tra sguardi a volte alterati, sorridenti e gioiosi, a volte un po' annebbiati dall'estasi, ad entrambi parve d'intravedere, nella cortina di pioggia, una candida creatura scendere dal cielo e posarsi nel lago increspato da miriadi di proiettili liquidi.
Scroscio impietoso...
Lampi accecanti di grandi rami viola, brontolii irrequieti nella volta cupa...
Il bianco cigno s'avvicinò sempre più a loro nuotando tranquillo nell'acqua...
La danza d'amore raggiunse livelli sempre più intensi, sempre più vissuti, sempre più ampi...
Scrocio intenso,
pioggia impetuosa...
abbaglianti lampi di saette turchine...
furenti suoni nel firmamento...
E nel beato momento in cui il loro piacere giunse al culmine il cigno spalancò due splendide, immense ali, dalle quali irradiò una luce improvvisa. I corpi di Lugaid e Anya si contrassero di colpo ed essi, per un breve istante, gridarono di meravigliose sensazioni indicibili, sublimando le Grandi Energie.
Luce...
Nudi scivolarono, con il sentore di bianche ali sotto di loro, in un luogo di arcobaleni e bagliori
E per un tempo ignoto vi rimanerono....
Vissero e passeggiarono in meravigliosi paesaggi nei quali è sempre primavera...
Paesaggi dall'atmosfera luminosa ed azzurrina, che non parevano illuminati da nessun astro. Peasaggi lambiti da venti spesso brillanti e colorati, e tra le montagne si potevano scorgere singolari sorgenti di luce, dalle quali si estendevano venature luminose, come corsi d'acqua.
I boschi fatati erano sparsi a gruppi qua e là e all'orrizzonte si delineava una grande foresta certamente ricca di inimmaginabili segreti ben custoditi.
Vi erano laghi meravigliosi dal color zaffiro intenso con idilliache isolette in alcune delle quali crescevano meli dai frutti color d'oro e talvolta rubino.
Delicati fiori singolarmente ammalianti nelle cui corolle splendevano come stelle le gocce di rugiada, alberi borbottanti, prati smeraldini ed ondeggianti, rocce tempestate di opali e quarzi... Tutto ciò era in grado di far commuovere un cuore umano per via di tal gloriosa bellezza dovuta a tanta magia.
Una così grande meraviglia di fronte alla quale le più grandi bellezze della nostra umana dimensione impallidiscono assai.
E in quella variopinta terra, per quello che provarono e vissero, i due giovani esultarono di sensazioni a noi sconosciute: s'immersero in stati di beautitudine, gioia e piacere che non possono esser descritti da parole umane.
Appresero conoscenze ed arcani segreti da esseri un po' meno fisici di noi e da fiammeggianti spiriti...
Il tesoro che ora possedevano non può esserci noto ma certamente vi era una nuova consapevolezza in loro. La consapevolezza dell'Incanto, dell'Amore, della Bellezza e della Creatività a livelli che gli umani dei tempi odierni ignorano...
Quando venne il momento di tornare sulla nostra terra, vestiti di pregiati tessuti vennero condotti ,dai Nobili Signori che in tal reame dimorano, in mezzo ad alte pietre muschiose disposte in cerchio.
Tra le mani, i due giovani stringevano alcuni preziosissimi doni elfici, tra i quali la chiave per accedere a quel mondo.
E tra i radiosi sorrisi degli Elfi, tutt'intorno al cerchio, e i brillii delle luci feeriche si levò dalla terra una fresca nebbiolina vorticosa.
Tutto ruotò...
Quando la nebbia si dissolse, Lugaid e Anya si ritrovarono in all'interno di un antico cerchio di quercie nel bosco di Lago Splendente.
Era mattino, il sole splendeva e solo qualche nuvola errava tranquilla nel cielo.
Si guardarono negli occhi, con una luce nuova, quasi con un senso di complicità. Non era necessario dire nulla... sorrisero solamente, e si avviarono alla sponda del lago, teatro del loro Amore. Ringraziarono di cuore, con brevi gesti.
Dell'umido dovuto all'acquazzone non c'era traccia... quanto tempo era passato?
Quando percorsero il sentiero nel bosco per arrivare all'uscita, notarono che la selva era leggermente differente...
Mentre si approssimavano al villaggio notarono varie differenze nella disposizione dei campi e nell'organizzazione delle costruzioni.
Nel momento in cui entrarono nella comunità notarono che le faccie a loro note erano un po' più mature e i bambini erano ora adolescenti. Ci fù grande stupore da parte della gente e in particolare dei famigliari che non poterono trattenere le lacrime, seguite da lunghi, intensi abbracci, con l'aggiunta di un sacco di domande disordinate.
Interrogando gli sciamani, negli anni della loro assenza, risultava che i giovani non erano deceduti ma si trovavano in un luogo difficile da raggiungere. I più abili rimanevano incantati dalle visioni che suggerivano il luogo nel quale i due amanti si trovavano, ma molte persone interpretavano la cosa come un effettivo decesso fisico o un abbandono del villaggio.
Tuttavia rimaneva in interrogativo: che fossero morti o se ne fossero andati, perché trovare vestiti in perfetto stato e monili nella sponda di un lago per di più famoso per i suoi prodigi?
Con il tempo tutto fu chiarito e quelli che all'inizio di questa storia erano due ragazzi puri ed innamorati ebbero un avvenire molto lungo ed intenso, e grazie alle loro conoscenze e alla loro saggezza nel villaggio dilagarono un'abbondanza e pace tali che non potevano non essere dovute ad un pizzico di magia.
Infatti, dal giorno del ritorno di Lugaid e Anya, l'aura di mistero del bosco sacro di Lago Splendente s'infittì e, in particolare durante i crepuscoli, le mezzenotti e le albe, si potevano udire ammalianti musiche sovrannaturali e scorgere strane luci colorate tra gli alberi.
E talvolta, durante crepuscoli e albe, capitava di vedere al di sopra degli alberi, nel punto in cui si trovava Lago Splendente, due candidi cigni volar via o scendere con grazia nel misterioso, silente specchio d'acqua...
***
BREVE COMMENTO ALLA STORIA
Nella storia, che spero sia riuscita bene, ho voluto condensare, non senza un filtro personale, quell'armonia con la Natura e quella comunicazione con gli animali propria delle società arcaiche, quella mancanza di senso del peccato nei piaceri fisici e spirituali e nell'atto di un'unione amorosa. Filo trainante del racconto è la magia ed il mistero, elementi onnipresenti in tali antiche società dalla consapevolezza più elevata di quanto non lo sia oggi con il nostro "progresso".
Cerchiamo di ritrovare nuovamente la coscienza di ciò che ci circonda e può esistere parallelamente alla nostra realtà.
Cerchiamo di riconcigliarci anche con i nostri fratelli animali...
Dal libro "La Sapienza di Avalon" di B.Bates: "Il biologo Barry Lopez ha definito la nostra distanza dal mondo animale come il cedimento e la rottura di quello che un tempo era il vincolo spirituale di reciprocità che ci legava alle creature nostre compagne. Una volta pensavamo agli animali come a esseri che appartenevano con noi a una sfera al di là di quella materiale, «strutturata dal mito e dall’obbligo morale e attivata dalla potenza spirituale». Lopez ipotizza che il nostro distacco da questa concezione originaria si dovette al dualismo cartesiano e alla conseguente concezione dell’animale come un’entità meccanica priva di anima, con cui gli uomini non potevano avere rapporti morali.
Abbiamo perduto in due modi il nostro rapporto con gli animali. Il primo è che non siamo più in contatto quotidiano con loro; i nostri atteggiamenti verso gli animali sono diventati quelli di padroni e la nostra conoscenza di essi è deformata perché non li incontriamo più nel loro habitat naturale e raramente ci addentriamo nel paesaggio in cui vivono.
Il secondo è dovuto, per usare i termini di Lopez, a una mancanza di immaginazione. Come adulti abbiamo perduto il senso di ciò che è misterioso e incute timore. Abbiamo bandito gli animali dalla nostra mente come se non fossero capaci di aiutarci nelle nostre situazioni difficili. Lopez sostiene che non troveremo mai più una strada a ritroso verso le nostre radici sacre finché non «scopriremo il modo di guardare in faccia il caribù, il salmone, la lince e il passero senza furberia e senza l’intenzione di tradirli... la nostra perdita di contatto con loro ci priva della comprensione del mistero» [Lopez, B., Crossing Open Ground, e Lopez B., Arctic Dreams: Imagination and Desire in a Northern Landscape, Macmillan, London 1986]. Se potessimo ristabilire un grado di collegamento, di identificazione, di rispetto e perfino un senso della presenza sacra degli animali, penso che ci sentiremmo rinvigoriti sia come individui sia come specie."
E' necessario anche che un numero crescente di persone recuperi la consapevolezza di quella forza incantevole e misteriosa proveniente dalla verde dimora della di Colèi che è "animatrice delle bellezze e delle armonie dei prati" e delle foreste, la Dea Luminosa o Grande Madre.
Quell'arcana energia che induca quelli che ancora sanno coglierla alla ricerca di una più luminosa condizione...
“C'è una sola Sacra Scrittura, quella del libro della natura – solo questa può illuminare il lettore. Nella maggior parte dei casi, i libri scritti dagli uomini sono accettati come sacre scritture, che devono passare per rivelazioni divine, […] ma confrontati con la grande scrittura della natura, sono solamente piccole pozze d'acqua di fronte all'oceano. Ogni foglia d'albero è una pagina della Sacra Scrittura, e contiene la rivelazione divina. Se chi la guarda sa come leggere e capire, potrà essere ispirato in ogni momento della sua vita”.
Hazrat Inajat Khan
L'Albero e' una bellissima e nobilissima creatura, simbolo cosmico per eccellenza.
Ce ne sono di svariati tipi, con fattezze e colori differenti ma tutti hanno in comune una grande caratteristica: sono l'immagine dell'Equilibrio, dell'Axis mundi.
Molte tradizioni, persino quella cristiana (anche se qui ci avviciniamo al cristianesimo esoterico che è un altro paio di maniche), tengono in altissima considerazione la figura dell'albero.
Le radici nell'oscura terra si nutrono delle acque sotterranee e i rami protesi verso il cielo si nutrono della splendente luce solare.
Gli opposti, Acqua e Fuoco, vengono tramutati in verdi foglie, fiori e frutti, i frutti dell'Equilibrio Armonico.
In autunno l'albero perde il fogliame (può mantenerlo anche in inverno, in base alla specie) in un'allegra esplosione di colori.
E poiché le foglie sono strettamente collegate al Sole, quando terminano il loro ciclo assumono le stesse incantevoli colorazioni proprie del tramonto: dal giallo brillante all'arancione chiaro a quello più scuro, dal rosso cremisi al bordeaux cupo, fino ad alcune tonalità vicine al viola.
In inverno questo essere dorme, spesso ammantato di bianco.
Tale immagine evoca l'introspezione, il superamento delle prove e l'impeccabilità.
In primavera l'albero, superata la grande prova del gelo, rigenera il fogliame, giovane e di un tenero verde brillante, seguito poi da una ammirevole, delicata ma intensa manifestazione: una marea floreale dai profumi spesso inebrianti, inducenti spensieratezza e allegria, proprie della giovinezza.
Un commovente simbolo di Vita. Vita giovane e gaia.
L'estate è il momento nel quale l'albero dona generosamente i suoi frutti.
Con amore, offre tutto il nutrimento che può, a tutti gli esseri, senza distinzione.
Inoltre, tra le sue fronde e sotto la sua ombra, quest'essere dà protezione e riparo, oltre che sicurezza.
Infatti la presenza abbondante di questi nobili esseri in un territorio rende il terreno stabile e riduce di molto il rischio di smottamenti.
Grande pienezza di simboli possiamo quindi trarre da questa nobile figura, simboli che raggruppiamo in tre grandi archetipi: Albero della Vita, Albero del Mondo e Albero della Conoscenza.
L'Albero della Vita, emanazione della Dea Madre, nutre tutti gli esseri come figli. Dà amore.
Favorisce la fecondità e la fertilità.
Nella mitologia greca, Apollo e Artemide furono dati alla luce da Leto mentre teneva una mano su una palma.
A tale nascita associamo anche quella del Buddha, partorito dalla regina Maya mentre stringeva i rami di un albero sacro.
La dea egiziana Hathor porta l'epiteto di “Signora dell'Albero”.
Molti popoli indigeni del mondo dicono (o dicevano) di provenire dagli alberi.
Gli aborigeni australiani, ad esempio, credono di provenire dall'albero di mimosa.
Infine, Albero della Vita anche perché la sua longevità e la sua capacità di rigenerarsi lo rendono simbolo di Vita Eterna, garantita dai suoi frutti assieme a grande saggezza e conoscenza.
Infatti, il tasso può raggiungere i 4000 anni, come anche l'ulivo. La quercia può vivere mediamente attorno ai 1000 anni. C'è, però, una specie di pino (pinus aristata) capace di superare i 5000 anni...
L'Albero del Mondo, con la sua struttura, simboleggia perfettamente i vari piani esistenziali.
Esso, infatti, rappresenta il pilastro cosmico, intorno al quale la creazione gravita.
Tre sono i piani d'esistenza principali in comunicazione tra loro attraverso l'Albero del Mondo: Inferi, Terra e Cielo.
Garante della circolazione di influssi, effluvi e fluidi (anche sottili), l'albero adempie perfettamente alla sua funzione di perno cosmico.
L'Albero della Conoscenza reca la conoscenza della Verità Una; degli opposti indivisibili nella loro eterna danza: Buio e Luce, simboleggiati da Radici e Rami.
Il Buddha sperimentò l'illuminazione sotto l'Albero della Bodhi (“Risveglio”).
Nella Tradizione Celtica, molto famosa è Avalon, l'Isola dei Meli, dove vi sono vita e felicità eterne.
Le mele d'oro sono presenti in varie culture pagane europee, dalla Scandinavia al Mediterraneo.
Infatti sono la magica e divina ricompensa dell'Eroe vittorioso, il Grande Traguardo.
Il termine celtico che designa la mela è presente anche nel nome del buddha della liberazione Avalokiteshvara.
Il melo e il suo frutto rappresentano quindi Liberazione e Conoscenza, oltre che vita eterna.
Idhuna, la dea scandinava dell'immortalità, era associata al melo.
Legato al simbolo dell'Albero della Conoscenza é l'ogham, il sacro alfabeto celtico “degli alberi”, che nel mito fu donato agli uomini dal dio della conoscenza Ogma. Contiene una profonda varietà di significati e usi (tra cui anche mnemonico). Infatti ogni segno si ricollega ad un vegetale, ad un animale, ad una divinità, ad un evento mitologico, ad una parte del corpo, ecc.
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Nello sciamanesimo, l'Albero gioca un ruolo fondamentale.
Ad esempio, dalla Siberia all'Irlanda gli sciamani utilizzavano l'albero in alcuni rituali, sotto la trance, riproducendo l'ascesa al Regno degli Dèi.
Particolarmente usata per tale scopo era la betulla.
“La betulla è un'emanazione della Dea Bianca.
Quando il clima cambia (ad esempio dopo una glaciazione o con la deriva dei continenti), il deva della betulla sparge i suoi semi sulle terre sterili per diffondere la vita e l'amore che il Pianeta vuole esprimere.
Fisicamente può sembrare morbida e umile, ma la betulla è una delle forze più potenti dell'universo: quella dell'amore e della sollecitudine.
D'ogni nuova vita
graziosa nutrice,
D'ogni dispiacere indefessa
protettrice,
Principessa di Luce, che porti
gioia dove vi è tristezza,
Grande Tessitrice sul telaio
di Madre Natura,
Mostraci il modo per ricominciare,
Per camminare ancora, con
cuore innocente,
Per nutrire il bambino che è
in noi, ed estinguere la sua
sete:
Perché saranno i bambini ad essere i primi.”
“Lo spirito degli alberi” di Fred Hageneder
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Il nucleo principale attorno al quale ruotava l'intera cosmogonia e cosmologia nordica/scandinava era Yggdrasill, definito da Mircea Eliade: “l'albero cosmico per eccellenza”.
Il suo corrispettivo, Irminsul, presso gli antichi sassoni (tribù di ceppo germanico che, assieme agli angli, si stanziarono poi in Inghilterra), viene definito “colonna del cielo”.
Yggdrasill,“il destriero di Ygg” (uno degli epiteti di Odino), è il sacro frassino perno della creazione, risalendo il quale s'incontrano i Nove Mondi della Tradizione Nordica.
A metà del tronco c'è la dimensione nella quale vivono gli umani: Midgard, la Terra di Mezzo.
Yggdrasill è contemporaneamente Albero del Mondo, della Vita e della Conoscenza.
Odino rimase appeso all'Albero per nove giorni e nove notti prima di poter scoprire ed acquisire la Conoscenza Runica. In più, il dio supremo del pantheon nordico consegnò in pegno un suo occhio al gigante Mimir, custode della fonte della Conoscenza, per poter attingere all'acqua sacra...
Il Grande Albero “genera e nutre un'immensa progenie. Infine, condensa intorno a sé tutti quegli elementi dell'immagine del mondo e della storia, divina e umana, che s'incontrano solo in parte negli altri alberi mitici. Esso è veramente «l'albero cosmico per eccellenza».”1
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Nel folklore di vari paesi l''albero era visto anche come curatore, oltre alla gran varietà di piante medicinali, e vari rituali si sono crearono per tale motivo.
Ancora oggi sopravvivono tali usanze in certi luoghi.
Nell'odierna mentalità civilizzata, molto spesso l'albero non è che una semplice rappresentazione decorativa. Abbiamo infatti gli Alberi della Libertà, atti alla commemorazione, gli Alberi di Maggio e quelli di Natale, di derivazione assolutamente pagana, oltre a quelli per ornare viali, giardini pubblici e privati ecc.
Nel folklore di derivazione celtica e anglo-sassone delle isole britanniche sono presenti vari alberi prediletti dalle Fate, tra i quali la quercia (particolarmente sacra ai druidi), il nocciolo (il cui frutto era, nelle leggende celtiche, il ricettacolo della Sapienza), il sambuco (particolarmente legato alla stregoneria), l'ontano (legato agli spiriti delle acque), il frassino (dal cui legno i druidi ricavavano le loro bacchette), la betulla (la cui driade viene chiamata “Dama Bianca”) e il prugnolo.
Particolarmente prediletto dalle Fate è il biancospino.
Altro albero particolarmente importante, utilizzato negli oracoli druidici e i cui fuochi erano utilizzati nelle evocazioni di spiriti, è il sorbo selvatico, considerato una buona protezione dalle energie negative e ostili.
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Enorme saggezza può giungere da un albero, specie se è vecchio. Ma anche dolcezza e comprensione.
Personalmente, fin da bambino ho sempre visto l'albero come un qualcosa di rassicurante, di dolce...
Ricordo un giorno della mia infanzia, forse un pomeriggio, nel quale sentivo il bisogno di rifugiarmi presso qualcuno che potesse darmi un'amore incondizionato e una pura comprensione.
Scelsi di recarmi da un albero in un parchetto vicino a casa.
Lo abbracciai intensamente e ricordo come nel mio interno si fece strada una calda sensazione di benessere.
L'albero, un leccio, rispose prontamente al mio bisogno dandomi il suo sostegno.
Altre esperienze ho avuto con questi nobili fratelli, i quali mi hanno dato e mi daranno nel mio avvenire molta altra ricchezza.
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“[...] Fa caldo; ma un fogliame oscuro,
Lontano dal rumore, ci donerà un po' d'ombra,
e lì, tra le violette, noi ci faremo
gioco dell'ambra e dei suoi profumi.
E accanto a noi, sui vicini rami
delle ginestre, degli agrifogli e dei biancospini,
l'usignolo, sfoggiando la sua splendida voce,
perfino nelle rocce farà nascere orecchie.
E forse, attraverso le felci,
noi vedremo tra pastori e pastorelle,
petto contro seno e bocca contro bocca,
nascere e finire qualche dolce scaramuccia.
È tra di loro che Amore è a suo agio:
è qui che salta, che danza e che bacia,
calpestando le servili costrizioni
delle tante leggi che lo ostacolano in città...”
François de Malherbe, «Poésies»
Gli alberi sono anche legati alla sessualità e sotto le loro fronde si celebravano, spesso durante la festività celtica di Beltane, sacri rituali per favorire amore, fecondità e fertilità.
Rituali di vario genere si compivano negli antichi cerchi di querce, allo scopo di entrare in contatto con spiriti e Dèi di vario genere.
La vita dei popoli antichi aveva la sua base nella ricerca della sintonia con la Terra e i vari piani esistenziali.
La Chiesa, invece, con la sua venuta mirava a distruggere primariamente l'armonia con la Natura propria degli indigeni.
I decreti di re Canuto, infatti, «proibiscono severamente ogni paganesimo: per paganesimo si intende l’adorazione degli idoli, ossia l’adorazione di divinità pagane, del sole o della luna, del fuoco o dei fiumi, delle sorgenti o delle pietre, di ogni specie di alberi della foresta; oppure la stregoneria amorosa, o... qualunque pratica che appartenga a simili illusioni».
Dai penitenziari cristiani giungevano queste regole severe: chiunque «sacrifichi ai demoni piccole offerte dovrà fare penitenza per un anno, ma se sacrificherà grandi offerte per dieci anni. Se mangerà o berrà in prossimità a un tempio pagano o se si nutrirà di cibo che è stato usato in un sacrificio pagano, dovrà parimenti fare penitenza».
Edgardo fu tra i primi esponenti cristiani d'Inghilterra ad esser stato attivo ad alti livelli politici. Rivolgendosi ai preti che, poverini, avevano bisogno di incoraggiamento, disse: «Ingiungiamo che ogni prete diffonda con zelo il cristianesimo e soffochi completamente ogni forma di paganesimo, proibisca l’adorazione delle sorgenti e la negromanzia, le divinazioni e gli incantesimi con i recinti sacri, con i sambuchi e anche con altri alberi e con le pietre».
Verso il 640, sant'Eligio proclamava: «nessun cristiano deponga luci presso i templi o le pietre, o presso le fonti e le sorgenti, o presso gli alberi o nei trivi... Nessuno presuma di purificarsi attraverso sacrifici, nessuno faccia incantesimi con le erbe o faccia passare le greggi attraverso un albero cavo o un’apertura nella terra; perché nel far così sembra che egli le consacri al diavolo». In Tali luoghi è risaputo che si facevano promesse e vincoli sacri, infatti: «Nessuno andrà a fare voti presso alberi, o fonti o pietre o recinti o in altro luogo che non sia la chiesa di Dio e solo lì faccia voti o si sciolga da essi».
Più i secoli passavano e più l'Antica Tradizione si affievoliva e i suoi detentori si ritiravano in luoghi sempre più inaccessibili o nascondevano la loro identità pagana.
Alcuni druidi entrarono nell'ordine ecclesiastico e, sotto mentite spoglie, si presero la briga di produrre manoscritti riportanti miti, leggende, leggi sacre e civili, con la differenza, rispetto agli altri manoscritti cristiani riportanti consuetudini e pratiche pagane, di contenere al loro interno messaggi destinati ad un futuro nel quale gli uomini fossero stati in grado di iniziare ad intenderli e metterli in pratica.
L'obbiettivo è infatti quello di trarre dagli insegnamenti dei nostri Antenati un potenziale spirituale che non appartiene ad un tempo determinato e che sarà anche la base di un nuovo futuro, seppur rinnovato in una forma nuova.
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Le civiltà nascono e appassiscono. Lasciano però qualcosa nell'inconscio di ognuno di noi, qualcosa che solo chi sa sentire sufficientemente bene può intendere e far suo.
Quelle che sono le Realtà Magiche e Spirituali non soccombono con le civiltà umane.
Quando i tempi saranno maturi gli uomini torneranno ad imparare e a Vivere in sintonia con le varie Realtà.
Il futuro opposto a questo sarà radioso, per via della cosmica legge degli opposti.
Gli Dèi Splendenti saranno riconosciuti e gli uomini potranno tornare ad essere un popolo che canta...
Premessa: mi rendo conto che parlare nel volgare 'web' di certe realtà sarebbe un comportamento da vero profano a riguardo. Tuttavia con questo post mi rivolgo soprattutto alla mentalità umana di fronte tali “fenomeni”...
Non starò quindi a riproporre la solita sfilza di informazioni storiche, reperibili in vari libri, riguardo gli Esseri protagonisti di questo scritto.
Aggiungo infine che il post sarà aggiornato anche piú di una volta, e che non ho intenzione di risultare come uno sgradevole personaggio dispensatore di indiscutibili verità!
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“Ed egli le domandò che cosa stessa facendo di sera lì sulla brughiera con la scopa.
'Sto spazzando il mondo.' Gli rispose.
Ed Alverico si domandò quali orribili rifiuti lei stesse spazzando via dal mondo, in quella polvere nera che continuava a volteggiare sui campi, per perdersi lentamente nelle tenebre che stavano calando al di là delle coste.
'Perché stai spazzando il mondo, Madre Maga?'
'Nel mondo ci sono cose che non vi dovrebbero essere.'”
La Figlia del Re degli Elfi - Lord Dunsany
Viviamo in tempi veramente degradati (cosa di cui ho già parlato in post precedenti), i Valori Autentici sono stati dimenticati, o quasi, assieme, quindi, a certe realtà. Al loro posto sono rimaste ridicole parodie vuote e tristi.
Tale basso livello raggiunto porta la gente ad assumere una visione della Vita sempre meno autentica.
Arriviamo quindi all'argomento. Cercherò di essere sintetico.
Cosa ci viene in mente quando sentiamo parlare di fate, folletti, gnomi ecc.? Ci soffermiamo su Walt Disney, pensiamo alla classica fata con cappello a cono, il folletto sciocco e mattacchione e tanti altri stereotipi dedicati all'incredibile fame di fantasia dei bambini. Un mondo totalmente infantile e “fantasy”, secondo più ignoranti.
Se, però, oggi molti hanno una tale visione lo dobbiamo all'accoppiata di Chiesa e materialismo (come in ulteriori contesti...) che hanno denigrato l'argomento, cercando di negare l'esistenza di altri mondi e realtà.
Altri, già decisamente meno prevenuti, hanno un approccio a queste cose molto più curioso dato che pensano che (e non sempre è sbagliato!) le fiabe, pur essendo invenzione dell'uomo, contengano dei messaggi impliciti volti alla massa.
Ci sono anche degli abitanti di campagna (in varie zone del mondo) che credono ancora a questi esseri, storpiandoli, con l'influsso del cristianesimo, in “figli di Eva”, “angeli caduti”, “morti pagani”, non abbastanza buoni per il paradiso ma nemmeno abbastanza cattivi per l'inferno, quindi “anime non battezzate” ecc.
Spesso sono visti anche come brutti e pericolosi o seducenti e ingannevoli e si ritiene di potersi difendere grazie a cose come l'acqua santa, crocifissi e croci tracciate, la bibbia, preghiere 'sacre', terra di cimitero ecc.
Tra le tecniche di difesa non religiose abbiamo il sale, ghirlande di floreali, pane, ferro, alcune tipologie di vegetali ecc.
Cosa importante, comunque, è che questi esseri, visti anche positivamente (quando fa comodo), non siano stati dimenticati.
Abbiamo poi i Teosofi, e qui mi soffermo un po', che, tra i loro vari studi, hanno tentato di spiegare il “fenomeno” delle Fate.
Questi “studiosi spirituali”, come li chiamo, danno spiegazioni senza dubbio interessanti utilizzando le esperienze di chiaroveggenti, mistici e persone addentre al mondo dell'esoterismo e della spiritualità (tra i quali teosofi stessi).
Pare, da quanto sappiamo, che essi identifichino il Regno delle Fate con un mondo spirituale, coesistente al nostro, abitato da esseri composti di materia sottilissima (quando visibili sarebbero su un piano eterico - stato più sottile del gassoso – e da invisibili su un piano astrale – stato ulteriormente rarefatto dell'eterico), il cui compito sarebbe quello di assorbire e distribuire al nostro mondo il Prana (parola in lingua sanscrita), forza vitale proveniente dal sole.
Quindi le Fate si occuperebbero anche, a livelli diversi, del sottosuolo, con i suoi minerali, della crescita delle piante e perciò della loro struttura molecolare.
Queste particolari creature cambierebbero aspetto a loro piacimento con un dispendio di energie in base alla forma assunta.
Il loro vero aspetto, però, sarebbe una pulsante sfera lucente con un nucleo più luminoso. Quando questo si condensa, esse assumerebbero la forma desiderata , usando spesso la coscienza collettiva e i preconcetti, dettati da stampi tradizionali, che abbiamo su di loro come modello.
Questa è la rispettabilissima opinione dei teosofi.
Io, però, proporrei umilmente un ragionamento personale...
Ci sono varie testimonianze, esperienze, a volte personali, divulgate per aiutarci a svelare ciò che solitamente è velato.
L'anima viene sempre rappresentata come un qualcosa di luminoso.
Osservando la dottrina esoterica (e, poco alla volta, con l'esperienza personale abbiamo la possibilità di scoprirlo) si insegna che non possediamo solo il corpo fisico ma anche quello mentale, astrale, eterico e via dicendo.
Tutti raggruppati nell'aura.
C'è pero uno stato esistenziale primario: il Nucleo, o Anima.
Praticamente tutte le tradizioni, anche se in rapporti diversi, ne parlano.
Nella Tradizione Tolteca1, ad esempio, i “veggenti”, coloro che hanno la capacità di penetrare i vari strati esistenziali, sanno vedere l'individuo nella sua forma primaria e originale: un corpo luminoso, di forma più o meno ovale, fatto di lucenti fibre.
Nella Tradizione Nordica2 il corpo primario è altrettanto luminoso e fatto di fibre, poiché è parte del Wyrd, il Grande Arazzo cosmico nel quale tutto è intrecciato e compenetrato dall'impersonale Principio Supremo.
Ci sono vari modi di vedere oltre il velo della nostra materia.
All'uomo comune vengono date varie informazioni su ciò soprattutto tramite i libri. Ma i “profani” devono cercare di ricollegare tutto quello che l'ambito velato dell'Esoterismo (etimologicamente: “per pochi”) comunica "in relazione" alle varie culture e ai vari periodi storici.
Personalmente sono arrivato a pensare che i chiaroveggenti e teosofi che sostengono di aver visto Fate e compagnia: o hanno visto il loro aspetto primario, come ce l'abbiamo anche noi, o hanno visto degli esseri elementali, ovvero Spiriti di Natura.
Infatti gli Splendenti Principi del Sìdhe, o Nobili Signori (da alcuni - me compreso -, come Lord Dunsany, chiamati Elfi), di cui tanto parlano le leggende antiche celtiche e nordiche, potrebbero non essere propriamente spiriti.
Possiamo identificarli anche in storie presenti nel folklore dei paesi di identità ancora legata, in parte, ai tempi precristiani. E' il caso della Bretagna, della Cornovaglia, del Galles, della Scozia e dell'Irlanda. Nella penisola scandinava altrettanto...
(Le immagini allegate possono poco o nulla nell'illustrare tali realtà.)
Il famoso ricercatore Evan Wents ha riportato una particolare testimonianza di un contadino irlandese.
L'uomo gli rivelò del suo presunto incontro con un Elfo ai piedi delle colline, quel giorno nebbiose (la nebbia è uno 'stato intermedio'; i Druidi insegnavano che è negli stati intermedi che si cela il Potere e, quindi, la Magia), di Ben Bulben nella contea di Sligo.
Quest'essere, tra le varie cose che gli disse, gli avrebbe rivelato che gli abitanti del mondo feerico: si 'sposano' (in certe situazioni possono unirsi anche ai mortali, come narrato in varie leggende) e hanno figli, non invecchiano mai e sarebbero alti e di nobile aspetto; che possono tramutare il corpo di un umano che scelgono (magari chi arriva alla loro terra e ci resta per del tempo o sempre) in uno simile al loro; che dispongono di un potere sufficiente per distruggere metà della razza umana (ma si tratterrebbero dal farlo per 'etica'), e che la loro è una razza a parte: intermedia tra la nostra e quella degli spiriti.
In base a ciò (e, personalmente, a quello che io ho sempre sentito al mio interno) avrebbero quindi una loro fisicità, ma vivono in un mondo immerso in quella forza incantevole, potente e misteriosa che è la Magia, per cui la legge fisica non fa da padrona come nella nostra dimensione. Ecco perché tra noi e il mondo spirituale. Si tratta di un'altra dimensione parallela alla nostra.
Lord Dunsany, personaggio particolare, scrisse a suo tempo (XIX secolo), il romanzo “La Figlia del Re degli Elfi”, al quale si ispirarono personaggi come Tolkien. Nel libro, lo scrittore si rapporta al lettore come una guida in un contesto molto... “esotico”.
Grazie al pretesto del romanzo dal contenuto fantastico, si permette di esporre gli eventi narrati come veritieri, quasi di cronaca. In tal modo la persona comune sorride e prende tutto come un gradevole tuffo nella fantasia dell'autore, mentre il lettore con particolari predisposizioni può prendere ciò come una vecchia mappa ammuffita e misteriosa, la quale, dovutamente ripulita e analizzata, può dare un qualche impulso a singolari e nobili obbiettivi di arricchimento e ricerche.
Comunque, non sono l'unica persona a pensare che lo scrittore la sapeva lunga.
Nella tradizione irlandese l'Altro Regno viene identificato con molti nomi, tra i quali: Tir Nan Og, Terra della Giovinezza; Tire Nam Beo, Terra della Vita; Mag Mor, la Grande Pianura; Mag Mell, la Pianura del Piacere e Tairngire, la Pianura della Felicità.
Nel suo testo, Dunsany parla della Terra degli Elfi come un luogo meraviglioso, dai colori intensi e da tante altre curiose stranezze e sublimi bellezze “descrivibili solo nelle ballate dei poeti”. Lì, oltre ai bellissimi Elfi, sono presenti altre stupende creature tra le quali gli Unicorni. Non mancano però bizzarri folletti, detti Troll.
Ci sono vari libri, però, che non pongono distinzione tra Spiriti di Natura ed Esseri Magici, o Fatati. E' un contesto complicato e il più delle volte troviamo interessanti informazioni ma spesso confusionarie: ad esempio quando si parla di elfi intesi come spiriti abitatori dell'aria, della terra ecc.
Si tratta invece di Esseri Elementali, chiamati anche Entità d'Armonia; di Silfi – o Silfidi – per l'aria, Gnomi per la Terra, Salamandre per il fuoco e Ondine, o Sirene e Tritoni, per l'acqua. Queste potenti entità sono anche grandi custodi di insegnamenti e, quindi, ve ne sono anche di molto saggi.
Per via del loro 'abitare gli elementi', sono molto più a contatto con il mondo umano di quanto non lo siano invece gli abitanti della Terra degli Elfi...
Gli esseri delle acque, nella tradizione orientale (nella quale sono chiamati Naga), se fortemente provocati possono provocare o favorire epidemie di lebbra, cancro alla pelle, peste bubbonica e altre malattie dell'epidermide.
Ciò, ovviamente, è dovuto al crescente distacco dell'essere umano dalla Natura e dalla forte disarmonia così creata.
Tornando ai teosofi, ce ne sono di interessanti collegati all'argomento qui trattato, vissuti nel periodo del cosiddetto “Rinascimento Gaelico”, quali William Butler Yeats, William Sharp (alias Fiona MacLeod) e George William Russell, il cui pseudonimo era AE.
Proprio di Russell vorrei dire due parole.
AE (1867-1935) , nato Lurgan, in Irlanda, pare sia stato, oltre che poeta e pittore, uno dei più grandi chiaroveggenti dell'ultimo secolo e di quello anteriore.
Egli ha riportato varie sue esperienze e visioni riguardanti gli altri regni.
In base alla sua esperienza personale, ha suddiviso gli esseri incontrati in due categorie: Esseri Splendenti ed Esseri Opalescenti3.
Ha anche riportato che un suo maestro di scuola si riferiva all'“Aristocrazia”, ovvero i 'Nobili Principi' elfici, come di gente “alta e bella”.
AE sosteneva che per trovare la Via non era necessario andare nell'Asia estrema.
Egli, al suo allievo (al tempo giovane) Paul Brunton, che si sarebbe fatto portatore degli insegnamenti orientali in Occidente, disse: “Perché andare a cercare la luce in Oriente?”
Infatti, ognuno deve ricercare ciò che gli è più congeniale, e non c'è una via che sia adatta tutti, per quanto corretta.
Russell, però, ha parlato anche della Grande Dea, chiamandola con il nome di Dana, parlandone in questi termini: “Grande Madre e Spirito della Natura”, Ella è “il fondamento di ogni forma materiale, dal corpo imperituro dell'immortale alla spoglia transitoria del moscerino”.
“Il Suo cuore sarà nel nostro quando il nostro perdona”.
Il “perdono” in questione può essere collegato alla compassione buddhista, ovvero comprendere l'essere, pacatamente, e relazionarvisi rettamente.
Concludo lo spazio dedicato ad AE riportando un suo scritto:
“Allora vidi il cuore della collina, e capii che non c'era nessuna collina per quelli stavano là, e che essi non erano consapevoli della pesante montagna che premeva sopra i palazzi luminosi, e che i venti erano frizzanti e trasparenti, eppure pieni di colore come l'opale, mentre soffiavano brillanti attraverso la vallata,
e allora seppi che l'Età dell'Oro era tutta attorno me, ed eravamo solo noi a non vederla, perché essa non aveva mai cessato d'esistere.
Questo mi portò a ritenere, assieme a Platone, che la Terra non è solo quello che la geografia dice che sia, e che noi viviamo come rane in fondo a una palude, che non sanno nulla della Terra Variopinta che sta sopra a quella che conosciamo noi, e tuttavia è legata ad essa come l'anima al corpo”.
Altra citazione affine alla sublima realta' lí presente:
"La pianura smisurata, una folla immensa,
i colori che brillano nella gloria pura,
un chiaro ruscello argentato e vestiti dorati,
vi offrono il loro caloroso saluto.
Un meraviglioso gioco, il più delizioso,
essi giocano [sedendo] di fronte al piacevole vino,
uomini e donne gentili sotto un cespuglio,
senza colpa, senza peccato...
Un bosco con fiori e frutti,
nel quale c'è il vino della fragranza genuina,
un bosco senza rovina, senza difetto,
nel quale ci sono foglie di colore dorato."
Passaggio de Il viaggio di Bran Mac Febal nella Terra delle donne – in Sciamanesimo Cetico di John Matthews
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Secondo alcuni chiaroveggenti si le 'creature sottili' non avrebbero un sesso: dipende da quali esseri intendiamo. Elementali o Esseri Fatati? Spiriti o meno?
Ci sono varie storie di umani che hanno avuto rapporti sentimentali con Esseri Fatati da cui ne sono originati dei figli.
Se vi sono esseri senza un sesso determinato, quelli potrebbero essere gli Elementali.
Secondo Hugh Mynne, il mondo feerico (la Terra Fatata), è “un mondo importante, perché conserva il perfetto modulo del nostro proprio mondo, vale a dire di quello che si è manifestato per primo, il mondo della giovinezza immortale”.
In conclusione, dobbiamo sempre ricordarci che non bisogna imporre degli schemi rigidi a queste cose, e che io ho esposto, in linea con la presentazione di questo piccolo spazio di espressione, una visione personale.
Solo quando, e se, vivremo nel loro Regno per del tempo potremmo sentirci detentori di certe conoscenze...
Nel libro del famoso poeta irlandese William Butler Yeats, “Il Crepuscolo Celtico”, egli descrive da testimone un’esperienza avuta da una sensitiva con la Regina delle Fate di un certo luogo d’Irlanda che ora mi sfugge.
Alla fastidiosa domanda “se lei e la sua gente” fossero una «drammatizzazione dei nostri stati dell’anima» la Regina, giustamente, non gradì affatto e lasciò scritto sulla sabbia un messaggio: «Stai attento, e non cercare di sapere troppo su di noi».
Credo che chi abbia la fortuna di intrattenere rapporti con questi Esseri non debba perdere tempo nell’analizzarli come fossero campioni da laboratorio per arricchire il suo opinabile repertorio di informazioni. E' giusto invece vivere l'esperienza pieni di gratitudine e rispetto, dato che, in assenza di ciò, non possiamo sapere che piega potrebbe assumere la situazione...!
“Peggiore della cecità degli occhi è quella dello spirito, in quanto […] crea attorno a voi un buio tale da precludervi la possibilità di vedere, sentire, conoscere od anche apprendere. E nessuna richiesta proveniente da tale oscura cecità potrà indurmi a pronunciare una formula contro la magia!”
“La Figlia del Re degli Elfi” - Lord Dunsany
1Vedi libri di Carlos Castaneda
2 “La Via del Wyrd” e “La Sapienza di Avalon” di Brian Bates
E giungerà una Nuova Era.
Verde, fiorita e germogliante.
Dopo la purificazione, una nuova Armonia.
Dopo le Tenebre opprimenti, un'Alba Radiosa.
E i popoli saranno un popolo,
le tradizioni autentiche rifioriranno rinnovate e splendenti,
tutte accomunate da un'Essenza Vera e riconosciuta all'unanimità.
E tornerà l'Età dell'Oro,
la Terra sarà un Giardino radioso ricolmo di abbondanza,
e spesso aurore d'opale si succederanno sopra verdi prati e grandi boschi.
E le Fate torneranno a cantare soavemente tra i fiori e le fronde,
gli Elfi attraverseranno la barriera che divide i mondi, rendendo noti gli accessi al loro Reame,
e ricorderanno al Popolo degli Uomini arcane melodie d'incanto dimenticate da millenni.
Giungerà la Nuova Era,
verde, fiorita e germogliante...
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Ho espresso il mio sentire, che spero non rimanga solo un sogno...
Qui sotto riporto una profezia riguardante la Nuova Era:
"Quando la Terra sarà devastata e gli animali quasi estinti,
giungera` sulla Terra una nuova tribù di popoli di ogni colore, cultura e fede,
e questi, attraverso le loro opere e le loro azioni, renderanno di nuovo verde la Terra.
Essi saranno la tribù dei Guerrieri dell'Arcobaleno."
Come posson le parole spiegare, illustrare… illuminare?
E giungono le Fanciulle avvolte nei veli, e vengono gli Uomini avvolti nel lino, giungono coloro che appresero i segreti d'Altrove, e per tal ragione benvenuti a danzar tra le iridescenti nebbie.
E in quel turbinio di canti, movimenti ed armonia,
che cela in sé il potere della tempesta e la soavità d’un giglio,
giocosi Folletti e gaie Fate
si manifestano variopinti e vibranti,
dando origine a pallide sfumature nella nebbia...
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“Incappucciate e velate, con i capelli color della notte,
le Fate porteranno ciò che nessun profeta immaginò”
Lord Dunsany
Immagine tratta dalla copertina del libro: "La figlia del Re degli Elfi" di Lord Dunsany, Edizioni della Terra di Mezzo