sabato 6 agosto 2011

Il Sacro Spino e il Risveglio di Avalon


Amarezza e sconforto furono le sensazioni che provai per quanto accadde il 9 e 10 dicembre 2010: l'Holy
Thorn o Sacro Biancospino di Glastonbury, dove sorge la controparte del nostro mondo dell'Isola (un tempo, quando il livello del mare era più alto) di Avalon, fu tagliato da qualche ignoto individuo.
L'albero aveva vari nastri e fiocchi colorati tra i rami, lasciati da varie persone che considerano la sacralità del luogo...
Infatti, anticamente Avalon era un luogo nel quale il culto e l'energia della Grande Dea erano particolarmente fiorenti.
Molti simboli archetipici e sacre ed antiche energie erano e sono presenti nel luogo.
Il Tor, antichissimo luogo di iniziazione e potere rappresentava la Montagna del Mondo, i suoi sentieri a forma di labirinto la morte e la rinascita e quindi il Calderone della Dea, venendo iniziati al quale si poteva accedere gradualmente ai segreti dei Mondi Superiori e del Cosmo.
Sorgendo ad occidente, direzione legata all'Aldilà, il luogo veniva considerato portale per accedere all'Isola dei Morti e dei Beati.
Inoltre, visto da lontano ad una certa angolazione, il luogo formerebbe la figura di un'immensa donna sdraiata a pancia in su.

Nel luogo sono presenti due sacre sorgenti, l'una bianca e l'altra rossa: la Blood Spring (o Chalice Well) e la White Spring.
Il Bianco e il Rosso sono costantemente presenti nella Tradizione Avaloniana e perciò anche nelle antiche tradizioni britanniche e celtiche. Rappresentano la polarità cosmiche fondamentali alla vita.
Bianco e Rosso, Maschile e Femminile, Seme (o anche Latte) e Sangue.
Una donna che partorisce, una donna che allatta, un uomo che dona il seme, il sangue delle mestruazioni, il sangue la cui fuoriuscita incontrollata può provocare morte.
La polarità Bianco/Rosso è presente anche nella tradizione buddhista tibetana.
Il simbolismo però non è rigido, può appartenere sia a maschio che a femmina, infatti tutti gli esseri viventi esistono grazie alla Sacra Polarità.
Perciò il Bianco, parlando in un contesto alchemico, può essere associato all'argento e alla Luna e il Rosso all'oro e al Sole. La realizzazione dell'individuo, infatti, sia maschio o femmina, sta nell'integrare in sé le due nature, le due energie, raggiungendo la perfezione, propria della Grande Madre.
Vari esseri ultraterreni dell'antica tradizione britannica sono, o vestono, bianchi e rossi.
Molto altro ci sarebbe da dire ma, non essendo, questo scritto, una pura esposizione sugli elementi spirituali di Avalon, mi limito qui per non dilungarmi troppo, suggerendo vivamente l'opera di Nicholas R. Mann, “Avalon”.

Tornando all'avvenimento accaduto lo scorso anno, ho riflettuto per del tempo, cercando anche di sentire...

Studi, storie e leggende lasciano intendere che quando il cristianesimo arrivò sull'Isola di Avalon vi trovò un culto fiorente di adoratori della Natura.

Giuseppe di Arimatea, sempre secondo i cristiani, sarebbe stato colui che costruì la prima chiesa della cristianità e lo avrebbe fatto in questo luogo, servendosi di canne e sterpi. Avrebbe poi sotterrato il Graal e due ampolle, una bianca e l'altra rossa (contenenti sudore e sangue di Cristo), ai piedi della Chalice Hill.
Tra i cristiani del luogo vi è persino la convinzione che lo stesso Cristo sia stato nel luogo, interagendo quindi con il mondo pagano e druidico.

Ricollegandomi a Giuseppe, pare che il santo, arrivato stremato all'Isola avrebbe piantato, in una delle colline lì presenti (Wearyall Hill) , il suo bastone il quale, per “miracolo”, mise radici e fiorì.
Ecco che la cristianità, essendo già entrati nell'Età dei Pesci (simboleggiata dalla nascita di Cristo), mise veramente radici ed iniziò a fiorire (facendo sfiorire altro...).

Non v'era più posto per molte cose “pagane”, quindi s'attuarono varie trasformazioni, o meglio, sovrapposizioni:
le due sorgenti sacre (l'una fortemente calcarea e l'altra ferrosa) traevano la loro origine dal sangue e dal sudore di Gesù; il sentiero spiraliforme del Tor si ricollegava al sentiero di cristo sul Calvario e non più alla Dea e al passaggio degli stati esistenziali; morte e rinascita degli iniziati erano invece il fenomeno dell'immacolata concezione, crocifissione e resurrezione di Cristo; l'Albero del Mondo (molti erano gli alberi sacri nell'Isola, e ce ne sono ancora) fu ricollegato alla croce; il Calderone celtico dell'iniziazione e della Rinascita divenne il Santo Graal; la Grande Dea divenne la Vergine Maria e le incredibili, sacre e perfette proporzioni del naturale ordine dell'isola furono impiegate dai monaci per la costruzione della Old Church, considerata anche “Santa Madre Chiesa” della cristianità.

Anche sul Tor avvennero forti cambiamenti: i probabili menhir e dolmen sulla sua sommità furono abbattuti e l'apertura nel terreno lì presente, la quale conduceva nelle profondità del luogo sacro (riproducendo la discesa nel ventre creatore della Dea Madre), e nel quale sarebbe stata forgiata la spada chiamata successivamente Excalibur, fu sigillata dalla costruzione della chiesa di San Michele, della quale oggi rimane solo la famosa torre. San Cullen, poi si sarebbe preso la briga di “esorcizzare” il passaggio per l'Oltretomba, governato da Gwynn ap Nudd, lì presente.

Dal libro sopra citato: “[...] non c'era posto per le divinità ctonie di colline e caverne; né per i misteri alchemici del seno e del grembo, o per il vortice sessuale di geni, seme e sangue. Non c'era posto per le danze frenetiche, la trance estatica, la morte e la rinascita degli antichi iniziati.”
Le sacerdotesse della Dea sparirono o si convertirono falsamente in monache cristiane, ma il forte legame del luogo con il Femminile fu assimilato in parte dai cristiani perpetrando, seppur in modi diversi alcune antichissime usanze.



         Il grande abisso spirituale dell'umanità è stato raggiunto ormai da secoli in modo sempre crescente. Oggi, però, se non mi sbaglio, con l'approssimarsi dell'Età dell'Acquario le cose stanno cambiando.

Sembrerebbe che Cristo avesse detto: “Quando il segno dell'uomo verrà, illuminerà ogni cosa”.
Nell'ambiente esoterico ed astrologico tal frase, di tipo ermetico, è stata ricollegata, e mi suona veritiero, all'arrivo della costellazione dell'Acquario. Infatti questa è simboleggiata da un uomo che versa le acque della Conoscenza. Come non notare che ora, con l'approssimarsi di questo cambio varie cose prima occultate stiano venendo a galla?
Scandali religiosi e politici ed informazione (quando si ha la volontà di cercarla) sempre crescenti.
La luce dell'acquario sta iniziando ad illuminare il pantano nel quale si trova ora l'essere umano, mostrando una verità sempre più dura, più di quanto non si pensasse in precedenza.
Le forze oscure che hanno governato l'Età dei Pesci stanno compiendo i loro ultimi colpi, influenzando alcuni individui a compiere le azioni più folli.
E' questo il caso dell'abbattimento dell'Holy Thorn?
L'albero era molto collegato alla cristianità tramite la figura di Giuseppe di Arimatea, ma è assai probabile che sia solo una sovrapposizione cristiana come nella maggioranza dei casi.
Forse il dominio del cristianesimo e del monoteismo nell'Età dei Pesci (nel caso di Glastonbury) potrebbe essere proprio simboleggiato dalla torre di San Michele (uccisore di draghi e avversario degli Dèi pagani) sul Tor, santuario pagano. E forse il prossimo risveglio di forze antiche, decise a sradicare le negative energie pescine per far spazio alla Rinascita del Loro mondo, potrebbero comportare la simbolica distruzione della torre.
O, ancora, forse la torre è stata 'assimilata' dal luogo, come simbolo di congiunzione tra energie celesti e terrestri, la stessa funzione del dolmen.
Se però la torre verrà abbattuta dai movimenti della collina stessa, come successe in passato con le costruzioni cristiane precedenti, allora potremo forse pensare che Gwynn ap Nudd, avrà fatto la sua decisione in concomitanza con l'avvento del Nuovo Paradigma.
Vedremo...

In ogni caso, gli avvenimenti recenti mi hanno confortato: il Sacro Spino è fortunatamente vivo e in primavera ha fiorito e prodotto abbondanti germogli, di nuovo, rassicurando i cuori di coloro nutrono Speranza, nonostante gli sforzi del Nulla, nel ritorno delle Cose Antiche e degli Dèi nell'avvento di una Nuova Era.

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martedì 12 luglio 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (terza e ultima parte)


L'ADORAZIONE DEI MAGI

"Ero seduto a leggere, a tarda notte, poco dopo il mio ultimo incontro con  Owen Aherne, quando udii qualcuno bussare piano alla porta; e sulla soglia trovai tre individui molto vecchi, appoggiati a robusti bastoni, che mi dissero di aver saputo che mi avrebbero trovato ancora sveglio, e che avevano cose importanti da dirmi."

Nel terzo ed ultimo scritto del libro, L'Adorazione dei Magi, torniamo in un contesto 'pagano'.

Il protagonista, nella stessa casa dell'inizio di Rosa Alchemica, riceve l'improvvisa visita di tre sconosciuti e bizzarri vecchi, i quali gli racconteranno la storia, in sintesi, della loro vita e alcune esperienze spirituali vissute, con tanto di annuncio della venuta di un nuovo tempo.

Riguardo il titolo del terzo scritto farò solo un piccolo appunto: i Magi erano astrologi (o almeno, anche) e l'astrologia era bandita dal clero poiché 'eretica'. Eppure, gli stessi Magi, furono annunciatori della venuta del Cristo...

In questo testo, però, i 'Magi' in questione sarebbero i tre anziani irlandesi, sopra citati, i quali, in una fredda notte invernale, entrano ad annunciare, come detto, il ritorno degli 'Immortali'.

"Li condussi nel mio studio, e quando gli arazzi con i pavoni si furono chiusi dietro a noi, misi tre sedie per loro vicino al fuoco, poiché i loro cappotti di lana erano gelati, e pure gelate erano le barbe, lunghe fin quasi alla vita. Si tolsero il cappotto e si chinarono sul fuoco per scaldarsi le mani, e notai che i loro abiti avevano molto della foggia campagnola di oggi, ma anche, mi parve, qualcosa dello stile cittadino di un'epoca più cortese. Quando si furono scaldati – e si scaldavano, pensai, più che per il freddo della notte per il piacere del calore per il calore – volsero verso di me i volti abusati dalle intemperie, bene illuminati dalla luce della lampada, e mi raccontarono la storia che mi accingo a narrare. Ora parlava uno, ora un altro, e spesso si interrompevano a vicenda, con la preoccupazione che hanno i contadini quando raccontano le storie e non vogliono tralasciare alcun dettaglio. Quando ebbero finito mi fecero prendere nota di quanto mi avevano riportato, perché io potessi ricordare le parole esatte, e si alzarono per andarsene, e quando chiesi loro dove andassero, e cosa facessero, e quali fossero i loro nomi, non vollero dirmi nulla, tranne che era stato comandato loro di viaggiare continuamente attraverso l'Irlanda, a piedi e di notte, affinché potessero vivere presso le pietre e gli alberi proprio nelle ore ore in cui gli Immortali si risvegliano.[...]".

'Peregrinare' di notte potrebbe volersi riferire al tempo nel quale, come di consueto, sciamani, maghi, streghe ed esseri fatati son particolarmente soliti agire, coperti dal velo del mistero e del silenzio.

O fate verdi e candide, nere e grigie,
   che a frotte
   Danzate al chiar di luna e all'ombra della
   notte
                       Le allegre comari di Windsor, W. Shakespeare

Ma ha un qualche ruolo particolare l'Irlanda nell'avvento di una Nuova Era?
Non posso affermarlo con certezza, ma sarà un argomento trattato in un successivo scritto.

    "I tre vecchi erano fratelli, fin dall'adolescenza vissuti in una delle isole occidentali, e in tutta la loro vita non si erano curati di nulla al di fuori degli scrittori classici e degli antichi scrittori gaelici, che proponevano una vita semplice ed eroica al tempo stesso."

Una vita semplice non significa necessariamente un'esistenza frivola fondata sull'ignoranza e sulla superficialità, altrimenti potremmo ben dire che la gran maggioranza degli esseri umani odierni vive assai semplicemente.
Infatti questa semplicità, accompagnata dall'eroismo, in un contesto magico e misterioso, come quello qui trattato, potrebbe riferirsi al vincere il complesso groviglio di banalità, bassezze e  piattezza quotidiane che già nei tempi 'classici' ebbero manifestazione (seppur non ai livelli tremendi e dominanti dei tempi attuali); al vivere l'Incanto proveniente da quei mondi e da quelle condizioni esistenziali che, tuttavia, come pensava anche George William Russell (A.E.), continuano ad esistere parallelamente al nostro mondo e alla nostra triste condizione, nonostante i tempi.
Quindi, l'invito a ritrovare la semplicità implica anche grande coraggio, poiché significherebbe intraprendere un graduale distacco dalla 'normalità' e dal comunemente accettato.
Con ciò, anche il dominio del flusso mentale, che solitamente ci imbroglia per gran parte del nostro tempo e che non ci permette di stare a sentire, riempiendoci la testa di continue tempeste psico-emotive e distrazioni, in un enorme e più o meno costante dispendio di energie, dovrebbe essere attuato. Tale attuazione al fine di rendere il potere mentale come uno strumento e non oggetto di identificazione.
Ma la situazione esistenziale della maggioranza umana rende gli individui simili ad un informe groviglio di energie: un groviglio disordinato, assai complesso e difficile da sciogliere, e dunque all'opposto della semplicità.

 "Ci sono più cose in cielo e sulla terra, Orazio, di quante ne comprenda la tua filosofia..."
                Amleto, W. Shakespeare

Trovo doveroso affermare che con la citazione di cui sopra non debba essere confusa la validità della Filosofia arcaica con quella più vicina ai tempi moderni (alla quale si fa probabilmente  riferimento nella citazione) e, ancor meno, a quella attuale...
Come detto negli scritti precedenti, gli antichi "amanti della Sapienza" non avrebbero posseduto solo teoria, ma bensì sperimentavano, arrivando a 'toccare con mano' il 'sovrannaturale'... Infatti la sola teoria senza ricerca della pratica a poco o nulla può valere e servire, cosa che invece è ben tipica anche nella cosiddetta "filosofia" contemporanea (giusto per ricollegarci a quanto detto sopra). Infatti, 'filosofeggiare' sulla  drammaticità dell'esistenza umana senza ricerca dei mezzi per trascenderla potrebbe ben essere un sintomo di tale condizione.
Ma torniamo al nostro tema...

  "Notte dopo notte, d'inverno, seduti accanto al whiskey fatto in casa di straforo, ascoltavano i cantastorie gaelici cantare per loro i poemi antichi; e notte dopo notte, in estate, quando i cantastorie erano al lavoro nei campi o al largo a pescare, leggevano Virgilio e Omero ad alta voce, l'uno all'altro, poiché non volevano godere in solitudine, ma godere come gli antichi."

E' anche vero, però, che a volte la lettura di certi particolari testi può trasmettere (nelle persone adatte ad intuire e recepire) a livelli anche sottili, smuovere interiormente e dare quindi degli impulsi di ricerca.
E ciò può avere due cause: l'autore, la sua conoscenza e il suo... 'potere'; il Fato, ovvero le forze che fanno si che 'ci finisca tra le mani' un certo scritto. Ma forse, queste due cause, potrebbero spesso non essere che una...
Per quanto riguarda la ripetuta parola godere, legata particolarmente agli antichi, potrebbe riferirsi  a come i godimenti sottili e fisici fossero considerati (tra gli uomini più nobili) un qualcosa da equilibrare e far coesistere, in un insieme intrinseco, fino a quando non fosse giunto il momento di Trascendere.
Infatti il corpo era considerato come una manifestazione dello spirito e uno strumento di apprendimento e, dunque, da non sottovalutare.
E' chiaro che ciò non è il caso delle giustificazioni di coloro che non riescono a far di meno che identificarsi nei soli sensi fisici, sfociando in un basso e limitante materialismo...

"Finché un uomo, che diceva di chiamarsi Michael Robartes, arrivò da loro su una piccola barca da pesca, attirato come San Brendano da una qualche visione e guidato da una voce; e predisse loro il ritorno degli Dèi e delle cose antiche; e i loro cuori, che non avevano mai sopportato la materialità e il peso della nostra epoca, ma solo quelli di tempi lontani, non trovarono nulla di inverosimile in quello che veniva detto loro, anzi accettarono ogni cosa con semplicità e ne gioirono."

Ciò potrebbe essere semplice... giunge loro Robartes, uomo fuori dal comune e dotato di conoscenza e potere, il quale comunica loro una notizia luminosa e chiara che si propaga dal centro della sua coscienza fino ai loro cuori, i quali, leggeri ed aperti alla Magia e al sottile propri di epoche remote, ed insofferenti alla bassezza dell'età moderna, recepiscono senza ombra di dubbio e con limpida chiarezza il glorioso messaggio.
Ciò è un procedimento di ricezione che si discosta decisamente dalla meccanica elaborazione puramente razionale della maggioranza degli esseri umani attuali.
Infatti, “ben si sa che ciò che ritiene, pensa e crede la gente dei mondi di fuori, soprattutto ultimamente, è quasi sempre un mucchio di parole inutili e senza alcun significato” (Il Meraviglioso viaggio del Viaggiatore Turchino, Hal Belson).

Tornando alla narrazione, passarono gli anni, e un dì, mentre uno di loro stava leggendo agli altri la Quinta Egloga di Virgilio, si addormentò 
e una strana voce parlò attraverso di lui, e ordinò di mettersi in viaggio per Parigi, dove una donna morente avrebbe rivelato loro nomi segreti affinché, per mezzo di questi, il mondo potesse venir trasformato a tal punto che una nuova Leda avrebbe aperto le ginocchia al cigno, un altro Achille assediato Troia.
Lasciarono la loro isola, e furono turbati da quello che vedevano nel mondo, e giunsero a Parigi, e là il più giovane incontrò in sogno una persona, che gli disse che dovevano vagare a caso, finché coloro che stavano guidando i loro passi non li avessero condotti a una strada e a una casa mostrategli in sogno. Vagabondarono qua e là per molti giorni, finché un mattino si trovarono a sud della Senna, tra viuzze intricate e squallide, dove pallidi visi di donne con i capelli in disordine li guardavano dalle finestre; e proprio quando stavano tornando indietro, pensando che mai la Sapienza avrebbe potuto illuminare un quartiere tanto frivolo, videro la strada e la casa del sogno.”

Al che, il più vecchio dei tre, che un po' ricordava delle lingue moderne, bussò alla porta, e proprio mentre il secondo anziano suggeriva di andarsene comparve sulla soglia una donna di una certa età vestita in modo “vistoso”: «Finalmente! Siete i tre parenti irlandesi, non è vero? E' tutto il giorno che vi aspetta».
Salirono le scale del bordello con una certa perplessità e attraversarono alcune stanze fino a quando giunsero al capezzale di una bellissima donna addormentata, vegliata da un'altra di loro.

La vecchia disse: «Si, finalmente sono arrivati; ora potrà morire in pace» e uscì.
    «Siamo stati ingannati dai demoni, - disse uno dei vecchi, - poiché gli Immortali mai parlerebbero per bocca di una donna come questa»

E quando tutti e tre convennero di esser stati “ingannati dai demoni” e che era giusto andarsene, il più vecchio, però, propose di inginocchiarsi al capezzale della donna morente, nel rispetto della sua grande bellezza. E la donna accanto al letto disse loro, timorosa, che quando i vecchi ebbero bussato alla porta la donna sul letto fu presa da convulsioni e gridò esattamente come griderebbe una donna durante un parto, ricadendo all'indietro come svenuta. E mentre i vecchi osservavano stupiti la contraddizione di quel viso, tanto fine e delicato ma esprimente un “desiderio inestinguibile”, il secondo di loro cantò come un gallo e venne posseduto da un'entità che i presenti, spaventati, scambiarono per un demone. Ma quando l'essere inizio a proferir parola dichiarò essere Ermes il “messaggero degli Dèi” che, assieme a quelli celtici, i vecchi veneravano.
Così Ermes, Pastore dei Morti, continuò dicendo: 
«... quello che avete udito è il mio segnale. La donna che qui giace ha partorito, e colui al quale ha dato la vita ha le sembianze di un unicorno, che di tutti gli esseri viventi è il meno simile all'uomo, essendo freddo, duro e virginale. E' sembrato che nascesse danzando; e ha lasciato la stanza quasi all'istante, perché l'unicorno, per via della sua stessa natura, ben comprende la brevità della vita. Ella non sa che se n'è andato, perché è caduta in un'estasi stupita nel vederlo danzare, ma voi chinatevi e porgete l'orecchio, affinché possiate comprendere i nomi ai quali esso risponde».

Ciò che risulta chiaro è un forte, inconsueto contrasto: un essere tutt'altro che virginale mette al mondo un essere essenzialmente virginale. Una donna consumata in un ambiente tanto squallido e  frivolo mette al mondo un essere magico, duro e freddo...
Perché?
La misteriosa risposta verrebbe di seguito...

Nessuno dei due vecchi parlò, ma rimasero certo perplessi a guardare quello che aveva parlato, tanto che la voce riprese: «Ogniqualvolta gli Immortali decidono di rovesciare le cose che sono oggi per riportare le cose che erano ieri, non trovano nessuno ad aiutarli, se non esseri che sono ai margini delle cose che sono oggi. Inchinatevi dunque profondamente, poiché Essi hanno prescelto questa donna nel cui cuore si sono raccolte tutte le follie, e nel cui corpo tutti i desideri si sono risvegliati; questa donna sottratta al Tempo e posta a giacere sul seno dell'Eternità».

Effettivamente la donna in questione è “ai margini delle cose che sono oggi”.
Mi vengono alla mente alcune ipotesi nel tentativo di comprendere il testo ermetico... ad esempio il cambiamento doloroso ma anche estatico nel passaggio contrastato tra Età Oscura e Nuova Era, ovvero: dopo l'immersione totale nella miseria e nello sfacelo spirituale e una volta consumate le energie che hanno governato tale tempo e penetrata a fondo la tremenda disarmonia e vuotezza (condizione forse legata anche all'attività di esseri come Havgan/Jahveh), non si potrà che procedere verso l'alto, ricercando l'opposto armonico, la Condizione Primordiale.
Perché così è l'Eterna Danza della Vita...
Il Passaggio, però, potrebbe non essere affatto indolore. La donna infatti (“Ciò che sta in alto è come che sta in basso”) ha dovuto consumare quasi tutta se stessa prima di essere prescelta dagli Dèi, in quanto “ai margini delle cose che sono oggi”, per assumere una parte nuova nel corso degli eventi...

La voce si esaurì in un sospiro, e il vecchio si risvegliò e chiese: «Ha forse parlato una voce attraverso di me, come fu quando mi addormentai leggendo Virgilio, oppure semplicemente ho dormito?»
    Il più vecchio di loro disse: «Una voce ha parlato per bocca tua. Dov'era la tua anima mentre quella voce parlava?»
    «Non so dove fosse la mia anima, ma io sognavo d'essere sotto il tetto di una stalla, e guardavo giù e vedevo un bue e un asino; e vedevo un gallo rosso appollaiato sulla greppia; e una donna che abbracciava un bimbo; e tre vecchi bardati in cotta di maglia inginocchiati a capo chino di fronte alla donna e al bambino. Mentre guardavo, il gallo ha cantato, e un uomo con le ali ai piedi si è levato in volo attraverso l'etere, e passandomi vicino ha gridato: “Vecchi sciocchi, voi una volta contenevate tutta la sapienza delle stelle”.»

Che dire... si potrebbe collegare la nostalgia per i tempi remoti dei tre vecchi, unita alla loro sensitività, con il sogno del secondo anziano, e si potrebbe ricollegare la caduta dal Tempo degli Antichi Dèi a quello della Nuova Religione.
Coloro che contenevano la sapienza delle stelle erano i Druidi, massime espressioni spirituali dell'Antica Europa, e il passaggio alla religione del "mite agnello redentore", che avrebbe corrotto la Sapienza e decretato il suo abbandono, avrebbe dunque dato luogo a degli “sciocchi”.
Ma anche i tre vecchi irlandesi, se ci pensiamo, mistici e isolati dal mondo moderno, erano tre uomini “ai margini delle cose che sono oggi” e dunque anch'essi eletti... scelti per vegliare la Natalità Rovesciata e servire il Proposito degli Splendenti per il Nuovo Paradigma, Proposito frutto della Legge Ciclica...

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     Mi fermo qui con i commenti, poco prima della fine del testo, poiché penso che le cifre esoteriche siano particolarmente dense.
Ho varie impressioni ma esponendole potrei rischiare di manifestare opinioni così relative e personali da poter apparire quasi sinonimo di fantasia.
Scelgo dunque come conclusione quest'ultima citazione, quest'ultimo pensiero da parte del protagonista della storia, poco prima del termine del libro:


"Questo è tutto ciò che mi raccontarono i tre vecchi, e quando penso ai loro discorsi e ai loro silenzi, al loro arrivo e al modo in cui sono partiti, sono convinto che se li avessi voluti seguire oltre la soglia non avrei trovato impronte sulla neve. Forse, per quello che possiamo saperne noi umani, erano essi stessi degli Immortali".



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Recensione del libro, per chi fosse interessato/a, edito da “Adea Edizioni”:

William Butler Yeats
Rosa Alchemica

Tre racconti d'ispirazione
esoterica del poeta irlandese
studioso di alchimia e teosofia,
delle religioni orientali e delle
dottrine occulte.
Il rito di un Ordine segreto, in
una terra remota, che evoca
l'antichità pagana, celtica
e classica; un misterioso volume
dell'eresia medievale, magico
codice che svela l'enigma della
totalità; la ricomparsa dei Magi
- infine - in tempi moderni,
che annunciano l'inizio di un
nuovo ciclo di civiltà e il ritorno
degli Immortali.
Tre scritti accattivanti, densi
di slanci e visioni, ma permeati
di sottile ambiguità e ironia,
nel miglior stile dell'Autore.

William Butler Yeats (1865-1939),
poeta, scrittore e drammaturgo,
viene ormai riconosciuto
come la maggior voce poetica
in lingua inglese degli ultimi cento
anni. Insignito del premio Nobel
nel 1923, egli trae gran parte della
propria ispirazione dall'interesse per
l'occulto e la tradizione del suo
magico paese – l'Irlanda.

domenica 26 giugno 2011

... Dalla Terra dei Sempre Giovani

 

Sara' dalle terre dei Sempre Giovani che s'irradiera' la Nuova Luce in Europa, il Nuovo Paradigma. 
L'Irlanda sara' il centro spirituale forse piu' grande e la Britannia sara' sua intima collega.
La Bretagna s'avviera' ad essere di nuovo "terra di fate e incantatori" e dal Monte Bianco torneranno i bagliori dorati ad illuminare le genti, il Monviso, il Re di Pietra, rispondera' come signore delle Alpi Cozie e i suoi emissari si riveleranno piu' numerosi di quanto non si sia pensato. 
Le Dolomiti inizieranno ad essere piu' strane ed inquietanti, i Fanes inizieranno a risorgere... 

Avalon e le Altre Regioni inizieranno e rifulgere poco alla volta anche nel nostro mondo riportando nuova gloria alla Terra Madre. 

Commento alle affermazioni di Emma Restall Orr sul Druidismo, oggi


Premessa: ciò che segue vuole essere un puro commento personale che non toglie la stima che nutro verso quei ripropositori del Druidismo oggi. Capisco anche che la giusta divisione tra Druidismo antico e Druidismo moderno. Il mio commento è dunque espresso come sottolineatura, seppur personale, a tali concetti.

***

Dice Emma Restal Orr  (del British Druid Order):
"[...] il Druidismo, essendo una tradizione orale e una spiritualità pagana, celebra il processo inarrestabile del cambiamento.
Perché la natura non è mai la stessa: gli elementi sono in continuo movimento, creando sempre nuove realtà. I cicli del cielo, delle stagioni, i nostri corpi, le maree degli oceani, tutte queste cose ci dimostrano il perpetuo moto di cambiamento della natura.
Se facessimo esattamente ciò che facevano i Druidi di 2500 anni fa, la stagnazione ci porterebbe al decadimento. Cosa rimane uguale? "

Io penso che il decadimento sia avvenuto, ed abbia portato alla progressiva disgregazione del Druidismo, 'grazie' al cambiamento in peggio che c'e' stato, un cambiamento verso un modo d'essere sempre piu' preda del caos, dell'artificialita' e della disarmonia, come Eta' del Ferro (l'ultima delle quattro eta') detta d'altronde.Quindi mi parrebbe un discorso eccessivamente a favore dei druidi moderni, pur essendo personaggi che rispetto e, comunque, apprezzo.

"I vari popoli nelle loro tradizioni trovano ispirazione in diverse ere e paesaggi, ma allo stesso tempo danno continuità alle tradizioni in molti modi.
Per quanto mi riguarda, attraverso il linguaggio e la bellezza della mia pratica spirituale, io sento che l’elemento focale del Druidismo è rimasto con noi. Era con i sacerdoti delle nostre terre 5.000 anni fa, e mormora con forza nella voce dei Druidi di oggi; è la relazione sacra tra noi e la natura.

Il mio concetto di Druidismo è l’ascolto dello spirito, degli avi, l’avanzare passo passo con cautela, ed offrire la mia creatività con coraggio, sincerità ed umiltà.
Ciò che udivano i Druidi millenni fa, in qualche modo è presente ancora oggi: - esatto, in qualche modo -scende la stessa pioggia, gli stessi mari si frangono contro le coste, si respira, si ride e si piange immersi nella stessa aria. Tuttavia le loro vite erano diverse, le necessità della terra; la gente, gli dei erano diversi, e ciò dà un senso di come la religione sia cambiata."

Ora, so che potrei risultare sconvenientemente poco simpatico, ma non riesco a trattenermi dal dire che mi suscita un po' di ilarità leggere che la natura sia esattamente la stessa dei millenni passati, dopo che abbiamo violentato e sporcato in tutti i modi, anche se non nego che la magia delle atmosfere antiche si possa ancora trovare in certi luoghi naturali e in certe situazioni... Ma che gli Dèi siano diversi mi pare un'affermazione un po' azzardata.

"Oggi promuoviamo delle campagne per impedire che una strada venga costruita attraverso un’antica foresta; gli antichi Druidi avrebbero aiutato a decidere il giusto percorso di quella strada."

Attraverso l'antica foresta, non credo proprio...

"Oggi come allora i sacerdoti ascoltano gli spiriti della natura e la voce degli avi.
Solo una piccola minoranza nella comunità Druidica mondiale vorrebbe avere una sorta di “continuità” col passato. Tuttavia, essi devono scegliere solo ciò che possono ricreare, e rassegnarsi a lasciar perdere ciò che non potrebbe essere accettabile alla cultura moderna."

In rispetto alla signora, mi esprimo in modo più approfondito: visto la condizione esistenziale innaturale e decadente che ormai è al centro della vita quotidiana e che afferra (chi più, chi meno) la maggioranza degli individui, si può forse afferamare che la società umana ha progressivamente reciso il suo contatto con la dimensione magica e spirituale identificandosi negli stessi obrobri artificiali che crea nel corso della sua esistenza, nonché nella grande banalità e aridità che sono alla base della sua vita quotidiana.

Ciò per dire che un uomo o una donna che segua una Via iniziatica legata alla Natura e agli Dèi non può che arrivare a renderlo via via più naturale e Reale, e dunque in ferma e naturale opposizione, o disinteresse, a molti aspetti che la 'cultura' moderna accetta e riconosce.
In piu' un Druido passava 20 anni di apprendistato prima di arrivare ad essere uno di coloro che vedono lontano, un sapientissimo, nonché una intensa selezione e, non ultima, l'Iniziazione...

Chi pratica oggi questo tra i vari 'druidi'? Chi riceve l'insegnamento iniziatico antico? Chi viene Iniziato ai misteri degli Dèi da un sapientissimo?
Non nego a priori che ciò abbia totalmente cessato d'esistere (non si potrebbe nemmeno) e di essere una possibilità, ma nemmeno, dunque, un qualcosa di facile da trovare, anzi...

Per il resto, trovo però giusto dire che dipende anche dalla propria storia individuale e che, dunque, alcuni potrebbero ancora cogliere, o ritovare in se stessi "l'elemento focale del Druidismo" nel corso della loro ricerca... Perché sì, esso è rimasto ancora presente negli antichi siti dei nostri Antenati... E si potrebbe anche supporre che il coglierlo e il maneggiarlo nuovamente potrebbe essere legato al sorgere di un particolare tipo di memoria e conoscenze sopite legate a esitenze precedenti avvenute in tale contesto e forse, dunque, alla presenza di una sensibilità sufficientemente fuori dal comune...

"Dopo tutto, - continua Emma - non molti nella nostra cultura vorrebbero realmente vedere le teste dei nostri “nemici” decomporsi lentamente appese alle pareti dei templi! Addirittura, lo stesso concetto di “nemico” mi suona superato, basato sulla stessa attitudine comportamentale che ci ha condotti alle Guerre del Golfo, e che risolve ben poco."

Beh, riguardo alle teste (che comunque erano mantenute nell'olio) era prassi della classe guerriera e avrebbe avuto un particolare significato anche se non è questa la sede per parlarne.
Sinceramente non piacerebbe nemmeno a me vedere lo spettacolo (se non si tratta di un'altra delle alterate storie dei personaggi classici atte a intimorire soldati e plebe e a dar loro motivo in più di conquista, come storia insegna) ma non ha a che vedere con i Druidi.
Il concetto di nemico, putroppo, non mi pare affatto superato, lo dimostrano i fatti.
Ma spero che poco alla volta ci usciremo.

"La natura fluisce, le società cambiano. Ma il Druido ascolta il canto degli Spiriti, come ha sempre fatto."

Si... e per quei pochi che potrebbero ancora dirsi Druidi o quasi tali mi dico d'accordo.
Ribadisco dunque, in modo più approfondito, che bisogna avere l'Elemento Focale del Druidismo in sé o sennò, da PURI e FORMALI STUDIOSI o RIEVOCATORI o RICOSTRUTTORI ben poco si può ottenere di veramente prezioso, rispetto a quegli ipotetici e rari individui che, in contatto con gli Alti Splendenti, e forse con qualcuno che ancora la sa lunga, sono detentori di Conoscenze Arcane.
Poche storie personali, dunque, possono forse per ora tenere tra le mani una verità celata.
Infatti, solo perché si vive nell'ignoranza non è giusto fare tabula rasa per quanto concerne la continuità di certe cose, le quali possono benissimo, per via dell'"indignazione" da parte, di ipotetici Druidi o Gens Magica rispetto all'obrobriosa opera di spiriti (umani inclusi, e forse pedine) negativi e/o incoscienti che stanni erodendo il mondo, continuare ad esistere celate perfettamente tra la massa e ancor meglio ritirate in certi luoghi inaccessibili e/o disabitati (o poco antropizzati).
Anche in Alchimia vige la legge del Tacere e del Velare. "... la presenza di una chiusura o di un "Sigillo d'Ermete" è considerata veramente importante, poiché esso impedirebbe a ciò che sta fuori, e cioé alle falsità, alle artificialità, alle passioni ed alle disarmonie che pullulano nel mondo storico, e che sarebbero facce diverse del grande Caos o Nulla che appunto oggi potrebbe dominare ogni aspetto della vita individuale e collettiva, di agire sulla Materia ermetica. Invece grazie al Sigillo, alla salda 'porta' ermeticamente chiusa, sarebbe forse possibile mantenere la Materia che deve essere lavorata in uno stato tale da rendere possibile l'operare su di essa con la necessaria calma ed il necessario distacco", infatti il Nulla "potrebbe cercare con tutte le sue forze di ostacolare, di sviare, di arrestare l'Opera che si fosse intrapresa al fine di svincolarsi rispetto a tutto ciò che è storico e profano". Tratto da "Poemetto Alchemico" di Davide Melzi, Edizioni della Terra di Mezzo.
Di certo, dunque, se ancora vi è qualche Druido della vecchia linea di certo non si esibirà tanto facilmente, anzi.... Se è destino, sarà la propria storia personale a rivelare la Verità... grazie forse anche a quelle tre Dee che i nostri Antenati conoscevano bene... ma non è detto che tutti meritino i Fili d'Oro che Esse detengono... La Ricerca è emozionante considerando che il Pegno finale potrebbe veramente essere un Tesoro..

mercoledì 18 maggio 2011

La perla di Euripide


 (Statua rappresentante Dioniso)

Quando un uomo che sa trova al suo dire
bell'argomento, il bel parlare è facile.
Tu lingua hai pronta, come senno avessi;
ma nessuna saggezza è nei tuoi detti.
E chi ha possa ed audacia e parlar facile,
mal cittadino è, se gli manca il senno.
Questo novello iddio che tu schernisci,
non ti so dire quanta sia per l'Ellade
la sua grandezza. Ché due cose, o giovane,
hanno pregio supremo fra i mortali:
la dea Demètra, ch'è la terra, e chiamala
con qual nome tu voglia: essa nutrisce
con la spiga i mortali; e a lei d'accanto
ora s'è posto di Semèle il figlio,
che all'uom donò l'umor dolce dei grappoli,
l'umido succo che solleva i miseri
d'ogni cordoglio, allor che si riempiono
dell'umor della vite, e dà nel sonno
l'oblio dei mali cotidiani; e farmaco
altro non v'è delle fatiche. Or questi
che Nume è pure, vien libato ai Numi,
sí che per lui profitto abbiano gli uomini.
Tu lo beffeggi perché nella scapola
fu cucito di Giove: io questo fatto
ti dirò proprio come avvenne. Giove,
poiché tratto dal fuoco della folgore
ebbe il fanciullo, lo recò fra i Numi.
E Giunone volea scaraventarlo
dal cielo giú; ma tale astuzia Giove
trovò, ch'era pur Dio. Franse una parte
dell'ètra che la terra intorno cinge,
e un idolo ne finse, ed in ostaggio
a Giunone lo die'. Quindi, col tempo,
narrâr, sul nome equivocando, gli uomini
che nutrito di Giove entro la scàpola
il Nume fu; che scapolato invece
era cosí dall'ira di Giunone.
(1) Ed è profeta questo Dio: ché molto
profetico estro è nel furore bacchico.

E quando in abbondanza alcun l'ingurgiti,
fa' sí che gli ebbri dicano il futuro.

Ed anche ad Ares qualche dote ei prese:
se armata schiera contro lui si spiega,
terror la invade pria che tocchi lancia:
ed anche tal follia vien da Dïòniso.
Sul doppio giogo delle rupi delfiche
tu lo vedrai, tra fiaccole di pece,
danzar, vibrar, squassare il tirso bacchico,
che in Ellade ha tal possa. Pènteo, m'odi.
(2) Non illuderti ch'essere sovrano
per i mortali sia vera potenza;
né reputarti, sol perché lo credi,
saggio, quando non saggia è la tua mente
.
Il Nume accogli in questa terra, e liba,
celebra l'orgie, al crin ghirlanda cingi.
A castità Dïòniso le femmine
non vuol costrette: insita dote è questa.
Rifletti a ciò.
(3) Pure fra l'orgie bacchiche
la donna savia non sarà corrotta.

Vedi! T'allegri tu, quando s'addensa
popolo alle tue soglie, e la città
il tuo nome festeggia. Anch'esso il Nume
degli onori va lieto. Io, dunque, e C admo
che tu schernisci, i crin cingiamo d'ellera,
e caroliamo: l'uno e l'altro bianchi;
ma pur forza è danzare; e
(4) i tuoi discorsi
non m'indurranno a battagliar coi Numi.

Ché folle sei d'una follia maligna;
né filtro a te saprebbe dar sollievo,
né senza filtri il male a te s'apprese.

Euripide, "Le Baccanti"



Faccio la premessa che non ho nessuna pretesa di comprensione totale dell'essenza del testo filosofico sopra presentato, ma riprodurrò quanto potrei aver colto.

(1) Ci si riferisce all'uso sacrale e magico della bevanda. Infatti le varie sostanze naturali sono presiedute da forze intelligenti e in contatto con qualità spirituali le quali, se assunte in modo corretto, possono dare effetti e scaturire conseguenze tali da porre l'uomo di fronte a modi di percepire la realtà ed apprendere a livelli straordinari, pur sempre con la dovuta cautela. Ed è questa cosa ben nota a tutto i popoli del mondo antico.
Infatti alterare il proprio stato per fini imbecilli difficilmente attira buona sorte...

(2) Avere potere politico profano non era dai più saggi considerato (e indubbiamente non lo è) indice di grandezza. Solo un re sacrale aveva significato pieno. Dal libro "Entità Fatate della Padania" di Carla Brughi e Alberta Dalbosco, riporto la citazione che rivela chiaramente la visione celtica arcaica della vera regalità: 
"Qualsiasi potere
che non sia quello di un
Rè sacrale
approvato dal consiglio dei Druidi
riconosciuto dalla Regina delle Fate
e convalidato dalla
Pietra del Destino
è tirannia
"
.
Accade dunque che la mente renda troppo spesso il nostro esistere gonfio di immagini di se stessi errate e presuntuose. Infatti non è affatto la mente la culla della saggezza, ma bensì il Cuore. La prima dev'esser solo uno strumento e non oggetto di identificazione.

(3) Il fatto che oggi, fin troppo spesso, una gran quantità di persone utilizzino il pretesto della 'sacralità' e della 'libertà di azione' (con grande ridicolaggine) come giustificazione per farsi trasportare dalle loro voglie fini a sé stesse, non deve far presupporre una eguale superficialità anche verso coloro i quali nella superficialità e nella bassezza non sguazzano affatto.
Piaccia o no (problema soggettivo), non può esservi corruzione e miseria negli atti di un uomo o di una donna naturali, reali, e di Conoscenza, i quali possono attuare l'orgia sacra, o bacchica, sotto la supervisione delle Armonie naturali e degli Dèi.
Infatti tali atti, guidati dall'essenza del vino preparato come bevanda sacra, ad altro non servono se non a risvegliare quelle energie sopite che risiedono all'interno dell'individuo e che lo renderebbero capace di giungere a una consapevolezza e a possibilità del tutto fuori dal comune, un esempio ne è la kundalini nel mondo asiatico.
In altre parole fondersi e identificarsi in quelle energie selvagge e primordiali, libere da ogni genere di schema mentale, grazie soprattutto all'aiuto di entità divine che vennero chiamate, nel mondo classico, Bacco e Dioniso.
Consiglio, come parte di questo breve scritto, di leggere la recensione di tale libro e i brani allegati: Dioniso e le Donne. 
Per quanto riguarda i tempi attuali, ben mi guarderei ad assecondare qualche ipotetico individuo il quale proponesse molto 'liberamente' un'"orgia bacchica" con tante belle scuse, dato che tali contesti naturali e in contatto con il Sacro e la Conoscenza e le Energie Primordiali e selvagge sono ormai quasi inesistenti e dunque gli eventuali praticanti non saranno altro che un'accozzaglia di vampiri famelici di energie altrui. In una parola, gentaglia.

(4) Certamente molti avranno da ridire in quanto ho scritto ed era contemplato anticamente, ma sta di fatto che se chi si è messo veramente alla ricerca di ciò che la maggioranza dell'umanità ha dimenticato e non comprende, non può e non deve permettersi di perdere tempo esitando nelle parole di coloro che si sono arresi a 'catene' varie. Sia che si tratti di gente cosiddetta 'spirituale' e presuntuosa che, ovviamente, di altri. Cambiar bandiera all'improvviso dopo che si era intrapreso un cammino di Nobiltà, potrebbe significare un gettar letame sull'offerta del Destino, ovvero al "battagliar coi Numi". 
Ovviamente, ciò che penso io dovrebbe essere chiaro...


Luce di luna insegnami la via, che può portar non nella fantasia, a far parte del tuo corteo di stelle, che brillano insieme, tutte sorelle, rilucono d’Amore e vibrano anche in me, insegnami se vuoi a venir da te. Come succedeva a molti anticamente, fai che succeda a me, rendimi ardente, rendimi fremente, rendimi amante, rendimi sognante.
("Il ragazzo dagli occhi di velluto", Dana Leberel)

giovedì 14 aprile 2011

Ciliegi in fiore

"Immobile, sotto i ciliegi in fiore, con occhi di cristallo rapiti dalla volta d'eterei petali chiari,
stava un fanciullo pallido.
Il suo viso si mescolava a quello dei fiori tanto grande ed intensa era la sua perfezione e apparente delicatezza.
Le sue vesti d'ametista e neve erano a tratti accarezzate dalle lunghe, profumate onde della fluente chioma nera.

Immerso nel candore d'un eterno momento, il fanciullo rivolgeva il suo sguardo al di là degli alberi amici...

“Quando mai potrò passeggiare al di fuori di questo giardino, ultimo luogo di riparo, che solo io conosco e posso vedere? Quando mai potrò fluire all'esterno rendendo il mio umano esistere come tal sogno?
Nessun umano mi conosce. Nessun umano sa chi sono.
L'umano stesso che incarno si affatica a ricordare...”

Il bianco prato di petali fu smosso, e immerso in una quiete beata e un poco amara quest'essere dimentico del suo nome prese a passeggiare molto lentamente...

“Fragile e dissipabile è il sogno.
Ma il Nobile Fuoco sa difendere il suo Nucleo.
Mondo tetro e rovina persistono, e ancor manifestarmi non posso.
O è forse il timore? L'insicurezza dell'oblio?
Cosa sono stato? Un umano immerso nel conturbante fascino di un'isola di smeraldo e forse nelle meravigliose bellezze del cosiddetto estremo oriente?
Da dove proviene l'eco debole che alimenta il sogno?
... Forse, il più profondo ricordo, il mio più intimo, tenue sentore non ha origine da un passato solamente umano.
Tuttavia, son angosce d'un momento...
La Fiaccola rimanga ardente, la piccola Luce si mantenga incorruttibile...”

Si fermò di davanti al torrente Variopinto e dopo aver contemplato l'armonia del corso multicolore si sfilò le vesti di dosso, che ricaddero al suolo producendo una fugace zuffa di petali.
Di fronte al torrente egli era perfetto e statuario.
Dopo una breve esitazione il ragazzo scese nelle acque incantate, che gli avvolsero il corpo facendogli emettere un lieve sospiro.

Le ansie e timori accumulati venivano smossi dolorosamente dal corso delle acque scintillanti.
La tenebra si manifestò prontamente e il luogo diventò improvvisamente più tetro... sempre di più.
L'oscurità scese a renderlo completamente cieco.
V'era il buio.
Sentiva solo l'acqua che accarezzava il suo corpo.
Dello splendore precedente non riusciva a scorgere traccia.
Oscurità...

Bene. La prova aveva avuto inizio e vi era solo una cosa che sentiva di dover fare, un’unica, possibile cosa che gli pareva provenire, quasi suggerita, da quell'ostinato Fuoco che ardeva al suo interno: aprirsi a sentire.
E ciò che sentì fu lo scorrere dell'acqua, non v'era altro di cui avesse coscienza, ora.
Era l'acqua e basta.
Quindi all'acqua volle affidarsi, dall'acqua volle apprendere...
E cosa faceva l'acqua? Fluiva...

Gli oscuri umori continuavano ad aggredirlo e lui volle provare a riprodurre il semplice insegnamento dell’acqua: si lasciò fluire tutto attraverso...
Non combatté gli stati d'animo, li contemplò.
Così facendo, questi scivolarono attraverso di lui come potrebbe scivolare della sabbia su d'una sfera di cristallo.
Fu quindi testimone incorruttibile del suo buio e questo scivolò in lui e fuori di lui senza incontrare forze che lo potessero alimentare ulteriormente.

Ciò si perpetuò fino quando il torrente, poco alla volta, raccolse il tutto... e depurò.
Infatti, poco alla volta, il fanciullo tornò a vedere le bellezze che lo circondavano e le vide ancor più belle di quanto gli erano parse in precedenza.
Il Fuoco accesa dentro di sé fu determinante poiché seppe integrare anche l'Acqua, l'insegnamento del fiume.

“Ricercando me stesso...”

Il ragazzo uscì dall'acqua e la sua pelle umida riluceva i colori del giardino fiorito.
Si sedette sotto i ciliegi, praticando l'Arte.
In quel viso immobile si manifestò radioso un sorriso.
E il sorriso fu coronato e da un soffio di petali bianco-rosati..."

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"... suggestiva... ma Ferdiad, dimmi, a chi si riferisce il tuo racconto?", chiese la giovane irlandese, che ospitava quell'enigmatico ed altrettanto giovane viandante, il quale, dedito a gustarsi i genuini cookies casalinghi, preparati dalla madre della ragazza, impiegò qualche momento per rispondere...
"Ehm... si riferisce a tutti coloro che si trovano nella condizione di quel ragazzo e a uno solo... a tutti quelli che si sentono insofferenti alla bruttura e alla misera condizione d'esistenza che oggi accomuna la maggioranza degli esseri umani. Però, ho detto a uno solo perché più che ogni altra cosa è la mia esperienza, il mio sentire, prima di riuscire ad iniziare concretamente ad uscirne..."

Niamh si concentrò per un po' su quelle parole, sorseggiando il suo tè, senza però avere un'aria smarrita come tante ne vide Ferdiad...
La ragazza aveva i capelli di un rosso d'oro e le lunghe ciglia le adornavano i grandi occhi verdi, la bocca era piccola ma bella come una rosa e ben definita come tutte le linee del suo corpo. Vestiva con un vestito da lei prodotto, di tipo quasi arcaico, tanto semplice - quanto bello e colorato - era il suo disegno.

Dopo qualche minuto, Niamh riprese: "Raccontami di più del tuo percorso... del tuo cammino di liberazione, se così si può chiamare. Sono molto curiosa."

"Non prendermi con tutta questa considerazione... tuttavia continuo a percorrere il sentiero, e tu avrai la tua storia, anzi... credo che, dietro quell'adorabile viso da misteriosa, tu la stia già avendo!
Ad ogni modo, potra essere oggetto di un'altra discussione... 
Che ne dici invece di andare ora in quel bosco vicino casa tua, in quella collina tanto famosa per le sue storie di magia? In questo periodo ci saranno senz'altro dei porcini eccezionali e se li trovassimo potremmo preparare una cenetta squisita! Infatti ho intenzione di applicare quella ricetta di cui ti ho parlato."

Niamh sorrise e ripensò alla succulenta ricetta accennatale da Ferdiad la sera precedente e, effettivamente, le venne l'acquolina in bocca.

"Bene!", fece lei "vado di sopra a prendere la mia borsa e l'offerta... lo gradiscono sempre!"

martedì 12 aprile 2011

Terra dei Fiordi



... Egli era lì,
nella Terra dei Fiordi la quale, sovente, era stata meta dei suoi pensieri desiderosi assieme ad altri luoghi del Nord…

Da un verde fiordo, Egli osservava lo specchio d’acqua che si stendeva calmo, silente all’interno di quelle alte terre…
Terre ricoperte di prati; terre ricoperte da luminosi boschi di candide betulle e da antiche selve sconfinate… tenebrose, impregnate di Mistero… millenarie…

In quel mondo a sé, ora si stendevano nel Cielo soffici nuvole compatte e formose, dalle quali uscivano infiniti fasci di dorata Luce, dando esistenza all’Incanto in una forma unica e rara.

Il cielo s'incendiò e il giorno fu consumato…  e l’ennesima notte tutto avvolse…

Ed eccolo, poi, il miracolo... ecco apparire il sovrannaturale evento… ecco manifestarsi la divina, estasiante Aurora Boreale, la Via delle Valchirie: segreto accesso, posto in evidenza, per le Dimore Altrove… Al-di-Là…

Ma invisibile a quasi tutti gli umani era l’apparizione dagli eterei colori cangianti, che agli occhi di alcuno in quelle terre poteva sfuggire.

E tutto ciò Egli sapeva…