sabato 12 marzo 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (seconda parte)



LE TAVOLE DELLA LEGGE

In questo secondo testo si sviluppa la vicenda di Owen Aherne. Il protagonista si trova nell'abitazione del mistico cristiano e con egli discute riguardo al prezioso tesoro che il l'esoterista detiene nella sua antica cappella privata: un libro medievale di Gioacchino da Fiore (teologo, mistico e monaco – prima cistercense e poi florense – vissuto nel dodicesimo secolo e abate del monastero di Cortale), testo occulto (già menzionato nella prima parte di questo scritto) il quale risulta molto 'eretico' in relazione al pensiero ortodosso.
Cosa importante del testo in questione è la profezia riguardo l'avvenire di una nuova era.
Infatti si procede per gradi: nel libro Fractura Tabulorum, parte degli scritti di Gioacchino, verrebbero "spazzati via i comandamenti del Padre", Jahveh Zeovat, sostituiti dalla figura e dall'influenza del "Figlio", Gesù, per proseguire poi verso l'era dello "Spirito", che trasformerebbe in meglio l'umanità...

Come spiega Aherne, Gioacchino da Fiore è 
"conosciuto più che altro per una sua profezia, espressa in un libro intitolato Expositio in Apocalypsin, secondo cui il Regno del Padre era passato, il Regno del Figlio era in corso, e il Regno dello Spirito ancora doveva venire. Il Regno dello Spirito avrebbe decretato il completo trionfo dello Spirito, che lui chiamava 'spiritualis intelligentia', sulla lettera morta."

Il commento a questa citazione ci riporta l'attenzione anche all'argomento trattato nel primo scritto, poiché essenzialmente viene trattato lo stesso messaggio in tre narrazioni.

Quanto scritto nel testo di Yeats, o meglio quante pare sia stato affermato da Gioacchino da Fiore potrebbe avere vari allacciamenti con visioni e concetti abbastanza affini per quanto sta venendo trattato. Iniziamo ad esporli.

Si parla di tre età, tre ere che in chiave cristiana vengono definite come quella del Padre, del Figlio e dello Spirito.
Personalmente ciò, trattando di esoterismo, mi suggerisce le tre età astrologiche che si potrebbero interpretare nei "Regni" menzionati da Gioacchino. Ovvero, l'Età dell'Ariete, l'Età dei Pesci e l'Età dell'Acquario.
Come abbiamo visto nella prima parte di questo scritto, nell'Età dell'Ariete avrebbe avuto inizio la manifestazione sempre più frequente e feroce del crescente potere dell'Oscuro Jahveh, o Havgan nella tradizione celtica, attuale dominatore, seppur in apparente declino, dello spirito umano...
Effettivamente, essendo Jahveh il "dio ariete" di fuoco, tale età astrologica ben s'addice alla sua ascesa.
Analogamente a quanto detto riguardo a Jahveh, nella tradizione germanico-scandinava era  conosciuta l'esistenza di un gigante legato al fuoco chiamato Surtr, un'entità oscura antagonista delle Stirpi Divine (Æsir e Vanir) che avrà ruolo importante negli oscuri Tempi Finali:

''Fratelli [...] combattono a morte,
infrangon parenti legami di sangue.
Il mondo è crudele, spietati i misfatti.
La guerra: son tempi d’accette e di spade.
La fine: son tempi di vento e di lupi.
Un uomo all’amico risparmio non dà.

Si scuoton i figli di Mímir sapiente,
al corno che squilla possente e risuona.
Vi soffia già Heimdallr levandolo in alto
e mormora Óðinn sul capo di Mímir.

Yggdrasill vacilla. Il frassino antico
già scricchiola e geme, s’è sciolto il Maligno!
L’orrore serpeggia sul viale infernale:
ch’avanza la stirpe fiammante di Surtr.

Qual fato per gli Æsir? Qual fato per gli Elfi?
Rintronan giganti, discorron i numi.
Si lagnano i nani ai varchi rocciosi,
signori del suolo. Cos’altro tu sai?''

(Voluspa – Dario Giansanti e Claudia Maschio)


Secondo l'astrologia esoterica, l'Ariete è dominato dall'influsso dei raggi I°, VI° e VII°, ossia rispettivamente: Volontà, Potere; Idealismo, Devozione; Ordine Cerimoniale e Rituale.

Considerando che non eravamo nell'Età dell'Oro, ma bensì già in quella finale del Ferro (seppur non al suo misero termine come sarebbe ora), si potrebbe supporre che Jahveh abbia trovato un buon sostegno nell'attività di tali raggi, i quali non sono 'buoni' o 'cattivi' (come la mentalità di stampo cristiano è abituata a suddividere e catalogare), ma bensì delle Qualità e delle Forze che possono essere incanalate e trovar manifestazione in modo armonico o caotico, di alto o basso livello. E dunque credo possibile che l'attività inferiore dei tre raggi sopra citati sia stata manifestata da tale entità rispettivamente nell'usufruire del potere cosmico Distruttivo/Generativo nel contrastare gli altri Dèi, annicchilendo sempre più l'influsso luminoso nel nostro mondo e dominando perciò sempre più eccellentemente la realtà e le menti umane facendo riprodurre dunque anche nel nostro piano, attraverso le azioni umane, tale processo di contrasto dell'Armonia e creando un ordine (o meglio disordine o Caos) oscuro ma sempre più radicato e dominante.
Tale influsso è di poco cambiato nell'Età dei Pesci, segno dominato dai raggi I° II° e VI°.
L'influsso volitivo inferiormente incanalato potrebbe aver trovato ben pochi ostacoli di fronte alla fragile sensibilità ed emotività proprie del segno.
Tramite tanta emotività incontrollata è facile imprigionare gli uomini in correnti di pensiero squilibrate ed autodistruzione, parola chiave per il Pesci afflitto.
Vedi genocidi, guerre, inquinamento, droghe, suicidio ampiamente praticato ecc. Tutte manifestazioni di distruzione ed autodistruzione, siano di emotività caotica, siano follie ideologiche e/o comportamentali, che sono comunque sempre perfettamente inseribili nei simboli e nei contesti qui trattati.

In questi tempi, quindi, anche in collegamento all'età astrologica dei Pesci, in cui ci troviamo, l'essenza del VI° raggio (presente sia nell'Ariete che nei Pesci), ad esempio, è manifestata dagli uomini  troppo spesso in forma bassa o inferiore, cioé nelle ideologie opache, ovvero puramente e ignorantemente fideistiche, e dai fanatismi ideologici, siano essi religiosi, politici o d'altro genere.
Infatti il passaggio all'Età dell'Acquario dovrebbe coincidere con il passaggio dall'"io credo", proprio della devozione ideologica dei Pesci, all'"io so", propria del segno d'aria della prossima era. Si può dunque affermare che solo lo sperimentare ed il conoscere possono avvicinare l'individuo ad una condizione superiore, cosa che certamente non può venire da un'impostazione clericale basata sulla cieca credenza passiva e soggiogata, cioé lo stesso sistema creato da un dittatore, ovvero la misera e classica identificazione della massa nel capo, e dunque la perdita della propria individualità.
Di seguito, in relazione a quanto detto, riporto alcuni brani del saggio di Davide Melzi, La Via dello sciamanesimo boreale, Edizioni della Terra di Mezzo:

"Dal punto di vista spirituale, l'uomo reale e naturale è tale perché conosce la dimensione del divino, mentre l'uomo decaduto ha la necessità di credere in essa. Si potrebbero quasi contrapporre due forme di 'religione', intendendo tale parola non nel senso ordinario e storico di struttura di culto collettivo, rigida ed esteriore, bensì nel suo senso etimologico che fa riferimento ad un collegamento, ad un contatto tra il mondo quotidiano e la dimensione del Sacro. Si avrebbe cioè una dicotomia tra una 'religione del credere' e una 'religione del conoscere'. Quest'ultima è precisamente lo sciamanesimo. 
[...] probabilmente, dal punto di vista di un uomo reale, naturale e sacro, l'uomo moderno potrebbe essere paragonato ad un mollusco, in cui una corazza durissima di pensiero raziocinante e di individualismo copre una sostanza interiore molto labile e vulnerabile, o ad una cipolla, i cui molteplici strati sovrapposti non coprono in realtà che l'assenza di un nucleo vero e proprio. Ovviamente, le cose stanno in modo ben diverso per quanto riguarda l'uomo tradizionale.
 Pertanto, la religione del credere "non poté fare a meno di contrapporsi in modo duro ed intransigente a tutte le forme tradizionali che la preesistevano, e di cui anch'essa percepiva, perlomeno inconsciamente, la superiorità. Per questo la nuova religione non esitò a ricorrere al potere politico di cui, crollato il mondo antico, era venuta in possesso, per perseguire con la forza tutte le forme spirituali a lei esterne. Il risultato fu, se non la loro totale scomparsa, l'occultamento forzato o il rivestimento delle divinità, delle concezioni, dei riti antichi sotto forme 'ortodosse' secondo le idee dei cristiani; ad esempio la maggior parte delle chiese vennero edificate sulle rovine di templi pagani, e il Dio o la Dea a cui essi erano dedicati divennero uno dei santi o delle madonne del nuovo 'pantheon'."

Ciò seguito da massacri, genocidi ed indicibili orrori dei quali Santa Madre Chiesa si macchiò (alla faccia dell''immacolato'!) nel corso della sua 'gloriosa' storia.

Dunque l'Età dei Pesci ha sintomaticamente avuto la sua identificazione nella sofferenza e nell'autodistruzione. Ha avuto il suo inizio all'incirca con l'avvento del Cristo, i cui originali insegnamenti son probabilmente assai pochi o quasi nulli e del quale, di fatto, s'è evidenziata ed esaltata la sofferenza, come i "dottori della Chiesa" sempre si premurarono di fare applicandola su sé stessi e sugli altri (rispettivamente tramite la pratica dell'automutilazione e della tortura).
Ho poi menzionato l'autodistruzione poiché è propria del Pesci inferiore o afflitto ed è effettivamente stata (come lo è ancora) scena via via dominante di quest'ultima età astrologica. Infatti, con il messaggio biblico di assoggettazione della Natura, sempre più inculcato nella mente di esseri umani a loro volta sempre più deboli spiritualmente per l'avvento dei tempi oscuri, l'uomo iniziò effettivamente a deturpare sempre più gravemente l'armonia naturale, dimenticando l'antica e originaria sacralità che egli attruiva alla Terra.
In sintesi: distruggendo la Terra distruggiamo noi stessi, ed è questo un crimine d'incommensurabile  gravità!
Nondimeno, dunque, il potere di fuoco di Havgan crebbe sempre di più arrivando al suo culmine con la creazione delle armi da fuoco, fino a giungere al più grande abominio: la bomba atomica, l'esplosione della quale, secondo R. J. Stewart (esoterista scozzese ed interprete delle profezie di "Merlino il Mago"), provocherebbe degli squarci dimensionali creando dunque degli squilibri nell'ordine del Multiverso, ovvero l'Universo definito in relazione alle sue realtà parellele.

Verrà però il tempo dell'entrata nel Regno dello Spirito.

Secondo i teosofi, la Nuova Era inizierà a partire dal 2025, quando entrerà nella manifestazione l'attività del IV° raggio (uno dei tre legati all'Acquario), "il Signore di Armonia, Bellezza ed Arte, il quale – in collaborazione con Saturno – condurrà molti sul sentiero del "discepolo" o, per dirla in termine alchemico, dell'Operatore, ovvero alla ricerca dell'Armonia e della Libertà.

L'Acquario (raggi V°, IV° e VII°) è rappresentato da un uomo che versa le Acque della Conoscenza ed il suo approssimarsi sta rivelando sempre più chiaramente lo squallore ed il pattume raggiunto dalla condizione umana, ed illuminandone dunque la coscienza.
In pratica, come dice Douglas Becker nel suo libro "Astrologia Esoterica", sarà come disse Cristo: "Quando il segno dell'uomo verrà, illuminerà ogni cosa."
Per via di ciò si potrà procedere al Conoscere concretamente (V° raggio), giungere quindi all'Armonico e manifestarne la Bellezza sulla Terra attraverso Arti di vario genere (IV° raggio), ristabilendo così l'Ordine Antico e Rituale (VII° raggio) nonché un riavvicinamento alla Magia, la quale è "l'aroma e l'energia della vita, il suo ornamento e il suo splendore" (La Figlia del Re degli Elfi di Lord Dunsany).


Concludiamo tali considerazioni personali con un ulteriore commento ad un'ultima parte delle spiegazioni di Owen Aherne riguardo alle tesi di Gioacchino: 
"[...] insegnava in segreto che molti altri, il cui numero sarebbe andato sempre più crescendo, erano eletti con il compito [...] di rivelare la sostanza nascosta di Dio, che è colore e musica e soavità e dolce profumo; e costoro non hanno altro padre che lo Spirito Santo.
[...] questi figli dello Spirito Santo lavorano a ogni attimo della loro vita volgendo gli occhi alla sostanza splendente"
E ciò viene espresso nel terzo e ultimo libro di Gioacchino: "Lex Secreta".

Da ciò potrebbe risultare chiaro, essendo in un contesto esoterico, come nello stesso cristianesimo vi siano state delle correnti alternative ed occulte, molto probabilmente più vicine al vero insegnamento del Cristo (che furono perseguitate e represse dalla Chiesa), le quali non avevano il ridicolo concetto di 'Dio' attuale e come entità, ma bensì di un'energia cosmica universale, impersonale: il Verbo... OIW.

Mi viene da pensare a come quanto detto si possa riconnettere alle ricerche teosofiche e all'Antico Pensiero, oltre che all'Alchimia la quale prescrive di praticare l'Arte di trasmutazione interiore costantemente, focalizzando la propria attenzione e consapevolezza al Fuoco filosofale interiore, il quale deve lavorare e trasmutare.

Dunque, per l'Operatore, varrà tale Ricerca:


"Dall'irreale conducimi al Reale,
  Dall'oscurità conducimi alla Luce,
  Dalla morte conducimi all'Immortalità"

mercoledì 16 febbraio 2011

Sintetica introduzione ai Sette Raggi



L'esoterica dottrina dei teosofi studia la dinamica e l'influsso nel mondo dei cosiddetti Sette Raggi, cosa alla quale diamo ora una breve e sintetica attenzione per arricchire e rendere più comprensibile la tesi trattata nella seconda parte di "Rosa Alchemica e il Ritorno degli Immortali", di prossima pubblicazione.

In tale tipo di philo-sophia, si contempla questa tesi: vi è una sola Vita, l'Uno, una Suprema Sorgente "che si esprime primariamente tramite sette qualità o aspetti basilari, e secondariamente tramite miriadi di forme diverse". (Alice Bailey)
Queste "sette qualità" sarebbero le "sette Vite" o i Sette Raggi, "che infondono la loro Vita alle forme, e danno al mondo della forma significato, leggi ed impulso ad evolvere".
Tali energie influenzerebbero costantemente il 'Creato' e l'umanità, con i suoi cambiamenti storici di civiltà, razze e nazioni, pur non annullando il libero arbitrio individuale nella misura che ci viene concessa (ossia che ci concediamo...).

I Raggi (con gli appellativi teosofici scritti nel colore corrispondente al raggio trattato) sono i seguenti:
  1. L'Energia della Volontà, del Proposito e del Potere. Detto anche raggio Distruttore, per via della sua grande intensità dinamica. Distrugge le vecchie forme creando il nuovo. E' quindi al contempo creatore. A livello umano presiede all'Iniziazione. Nel nostro sistema solare si esprimerebbe tramite il Sole.
  2. L'Energia dell'Amore-Saggezza. Governa l'Amore e la Legge dell'Attrazione. E' il più potente dei sette e instilla le qualità dell'Amore in tutte le forme, unita alla sua manifestazione più materiale, la facoltà del desiderare. Corpo di manifestazione è Giove.
  3. L'Energia dell'Intelligenza Attiva. Il suo influsso sarebbe intimamente connesso alla nostra materia e coopera con il secondo raggio. All'inizio della creazione, questo raggio sarebbe l'impulso motivante, "la volontà del proposito".Corpo di manifestazione è Saturno, "e tramite la materia (che [...] ostruisce e ostacola) fornisce all'umanità un vasto campo d'esperimento e di esperienza".(Alice Bailey)
  4. L'Energia di Armonia, Arte e Bellezza. Funzione principale di tale raggio è quella di creare e favorire la Bellezza (con libera e reciproca relazione tra vita e forma), figlia di Armonia. Corpo di manifestazione sarebbe Mercurio. "Ti domanderanno in che consiste la lotta per la perfezione.Rispondi: nell'Amore, nel Bello, nell'Azione.Bastano questi tre sentieri."  (collana dell'Agni Yoga, Foglie del Giardino di Morya, - Appello, § 318)
  5. L'Energia di Conoscenza Concreta e Scienza. "In sostanza, è la volontà che concretizza e nello stesso tempo stabilisce il punto dove spirito e materia si equilibrano per co-eguaglianza. [...]. E' la volontà inerente alla sostanza, e muove tutti gli atomi che compongono le forme. [...].L'energia di questo raggio è intelligenza; è il seme della coscienza, ma non quale intesa usualmente; è la vita inerente della materia e la volontà di operare con intelligenza."(Alice Bailey, Trattato dei Sette Raggi, vol. III – Astrologia esoterica, pag. 525) In pratica incarnerebbe il principo della conoscenza dell'essere umano. Corpo di manifestazione sarebbe Venere.
  6. L'Energia dalla Devozione e dell'Idealismo. Il pensiero è energia, l'idea è quindi causa di manifestazione fisica, dato che tale energia dà abito e corpo alla materia informe. "Qualità di questo signore sono la focalizzazione militante, la devozione indirizzata unicamente all'intento dell'impulso vitale". (Alice Bailey) Questa energia dominerebbe il rapporto tra il desiderio e la volontà; l'abbandono completo, il pieno dedicarsi e l'intensa focalizzazione al raggiungimento del fine, supportato quindi da un essenziale e dominante intento. Ciò, nella sua manifestazione equilibrata, ben s'addice all'amore della Verità che dovrebbe sempre sussistere. Suo corpo di manifestazione è Nettuno.
  7. L'Energia dell'Ordine Cerimoniale o della Magia. Presiede all'organizzazione dell'esistenza manifestando ritmo e ordine, contenendo "il sopra e il sotto", producendo così armonia e bellezza, grazie a rapporti interi, giusti e perfetti. Dunque l'Ordine Armonico che consente l'espansione dell'Equilibrio e quindi dell'Ascesa. "[...] l'anima controlla il suo strumento, la personalità, mediante il rito, ossia l'imposizione di un ritmo regolare, poiché il ritmo è ciò che realmente designa un rituale. [...]. Ogni regno della natura è soggetto all'esperienza del rituale ed ai cerimoniali dell'espressione periodica". (Alice Bailey, Trattato dei Sette Raggi, vol. I – Psicologia esoterica, pagg. 388-389). Corpo di manifestazione è Urano.
    Come da titolo, questa e' una sintetica esposizione del concetto si queste sette Vite o Qualita' che avrebbero riscontro nei sette colori dell'Arcobaleno (che tra la popolazione indigena sud-americana dei Cañari, ad esempio, rappresenta la Suprema Sorgente), nei sette pianeti del sistema solare e nei sette chakras.. oltre che ad altro, tutto manifestazione e parte della Cosa Una.

L'argomento, comunque, e' vasto e interessante e nel mercato sono reperibili i libri di A. Bailey e Douglas Baker, per chi volesse approfondire.

Scritto quanto volevo comunicare, possiamo volgere ora la nostra attenzione alla seconda parte dell'articolo precedente servendoci anche del concetto teosofico sopra esposto.



Nota: sinceramente sono piu' attratto dalla semplicita' che dalle cose arzigogolate, ma, come si sa, le parole dovrebbero essere bene usate al fine di evitare fraintendimenti ed errori di comprensione, per quanto possibile. 
Spero di non aver appesantito troppo il/la lettore/lettrice, ma ho voluto essere il piu' possibile esauriente tramite poche parole.
Ad ogni modo non mi stanchero' mai di affermare che l'esperienza e' l'essenziale, cio' che conta...

lunedì 7 febbraio 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (prima parte)



Nel presente scritto esporrò riflessioni personali riguardo una futura rinascita della civiltà e del mondo riallacciandomi ad alcuni elementi del passato (o di quello che chiamiato tale...), commentando alcuni brani del libro "Rosa Alchemica" di William Butler Yeats e citando altre opere.
Il libro citato si divide in tre scritti:  "Rosa Alchemica", "Le Tavole della Legge" e "L'Adorazione dei Magi". Nei testi viene esposta la storia di un uomo che racconta in prima persona le sue esperienze legate alla spiritualità vissute in differenti fasi...

Prima di iniziare a commentare vorrei precisare che, secondo me, Yeats (adepto all'Ordine Ermetico della Golden Dawn - "Alba Dorata") ha inserito nella storia i suoi messaggi, probabilmente basati anche sulle sue esperienze iniziatiche e posteriori, con un filtro: il grande contrasto tra le storie umane (caduche), delle persone storiche, e le esperienze sacre delle realtà superiori. Una tecnica ordita "per despistare da certe chiavi di accesso a un piano se possibile più cifrato", come dice Mauro Maggio nella nota introduttiva della versione italiana dell'opera.
Infatti il tempio dell'Ordine della Rosa Alchimistica verrà distrutto da cattolici furibondi, il protagonista, spaventato, si convertirà al cattolicesimo (senza tuttavia sfuggire a percezioni e visioni, nel corso della storia, dovute al fatto che durante la sua iniziazione sia "stato tra cose eterne") e un cristiano, Owen Aherne - mistico esoterico che conoscerà il concetto di Dio più vicino alla Verità (tanto lontana dalla versione ufficiale) e che contesterà, tramite un testo occulto, tutti i 10 comandamenti-, cadrà in preda di paura e disperazione dovute al "peso" del suo sapere.
Nel terzo libro il protagonista non crederà a nulla di ciò che gli verrà rivelato da tre strani anziani che gli annunceranno particolari avvenimenti futuri.

"Al di là del modulo narrativo, infatti, palesemente ambiguo e con continui ammiccamenti tanto al paganesimo quanto all'ortodossia, sembra che egli si identifichi più con i suoi personaggi folli e visionari che con la timorosa reverenza dell'io narrante".   M. M.

Di seguito riporterò dal libro i brani che riterrò più interessanti in relazione all'argomento trattato in questo articolo.

***


ROSA  ALCHEMICA

"O, benedetto e felice chi,
conoscendo i misteri degli Dèi,
santifica la propria vita,
e purifica la propria anima,
celebrando orge sulle montagne
e sante purificazioni"
                                     Euripide

I

Così ha inizio il libro: con una citazione che di certo non s'addice a un buon cattolico!
La storia, ambientata in Irlanda, si apre con la descrizione di come sia attualmente strutturata la vita del protagonista: interessato solamente alla sua grande passione, l'Alchimia.
Tuttavia, non si rapporta ad essa con la serietà necessaria o con il giusto approccio, e non ha ottenuto gli strabilianti risultati trasformatori che si dovrebbero conseguire con una lunga ed accurata pratica.
E mentre si trova nella sua stanza segreta a riflettere sulla sua condizione attuale e sulle sue fantasie
riceve l'inaspettata visita di un uomo che quasi irrompe in casa sua: Michael Robartes.

II

Quest'ultimo è un iniziato e fondatore di un ordine ermetico "della Rosa Alchimistica".
Probabilmente conscio di una possibile predispozione del protagonista a far parte del suo ordine ed entrare in contatto con la realtà spirituale, Robartes invita il protagonista ad entrare nel suo circolo esoterico, con conseguente rifiuto.
Dopo varie, forti tensioni Robartes farà uso del suo potere personale inducendo nel protagonista visioni che lo metteranno in contatto con certe realtà spirituali.
Mentre l'uomo continua a parlare e ad emettere strani suoni il protagonista verrà drammaticamente iniziato tramite la disgregazione del suo io quotidiano.
Al suo risveglio, il protagonista acconsentirà a seguirlo nel suo tempio sperduto sulle coste dell'Atlantico...

Riporto ora alcune parti del discorso che Robartes fa al protagonista, sotto l'influenza del suo potere, durante questo secondo capitoletto.

"Cercare la mistica unione con le moltitudini che governano il tempo e il mondo."
Come verrà confermato più avanti, viene tenuta in alta considerazione l'idea di raggiungere certi livelli evolutivi grazie alla catalisi con le grandi divinità che han preso parte alla creazione del mondo.
Plotino stesso affermava che "è agli Dèi che bisogna farsi simili, non agli uomini dabbene".
Certamente un cammino con un simile obbiettivo presupporrebbe, ammesso che ci sia la determinazione, la forza e la fortuna necessarie, un radicale cambiamento nel nostro modo di vedere e concepire il mondo.
L'Alchimia è una delle Vie che, seguendo (e raccomandando di seguire) le orme della Natura, si ripropone un trascendimento dell'umana condizione.
Riguardo a tale 'dottrina' consiglio vivamente l'Opera: "Poemetto Alchemico" a cura di Davide Melzi, Edizioni della Terra di Mezzo.


"I più credono che l'umanità abbia fabbricato le divinità, e che le possa disfare a piacere; ma noi, che le abbiamo viste passare in armature sfolgoranti e in morbide tuniche, e le abbiamo distintamente sentite parlare con voce chiara mentre giacevamo in estasi come morti, noi sappiamo che sono loro da sempre che disfano e fanno l'umanità, che altro non è davvero se non un fremito delle loro labbra"

Effettivamente, tra le grandi pecche che gravano sul genere umano vi sono l'opportunismo e la convizione antropocentrica di essere il centro di tutto.
Solo perché le figure degli Dèi sono state accantonate dall'umana vita quotidiana e sostituite da religioni e credenze postume con conseguenti moralismi, regole e perbenismi bigotti, rozzi ed assurdi, e successivamente anche da una visione materialista ed arida, non significa che l'esistenza di entità superiori debba  averne subito il benché minimo contraccolpo!
Certo, può apparire, la mia, una frase "di fede", ma il messaggio della citazione sopra riportata è chiaro: non possiamo arrogarci la presunzione di pensare d'esser in grado di poter "fabbricare" entità  divine a nostro piacimento (a parte le invenzioni a fini politici ed economici...) semplicemente in relazione a cosa vogliamo credere. Semmai sono entità superiori che possono detenere capacità creative di certe livelli.
In altre parole, credere di annullare l'esistenza di certe realtà semplicemente perché "non ci crediamo più" è un'idea estremamente ridicola e sciocca!
Dovremmo metterci invece il cuore in pace ed accettare come possibile l'ipotesi che, nella condizione in cui ci troviamo, siamo facili pedine dei tempi...

D'altronde, dagli antichi esponenti pagani della spiritualità un'idea del genere sarebbe potuta essere stata, oltre che derisa, presa come un'atto di enorme e grave presunzione.

Tra l'altro, riguardo al potere superiore e all'essenza di forze superiori è riportato da più tradizioni come fosse diffusa la concezione di tre divinità femminili primarie che tessevano la trama della vita di ogni essere vivente.

Ma non si trattava di un destino da loro deciso, bensì di un fato "determinato" e "determinabile". Ovvero, il "determinato" si riferisce al karma accumulato con le azioni e il modo di vivere dell'individuo, che verrebbe semplicemente messo in atto dall'azione di queste "Sorelle del Wyrd", le quali tesserebbero seguendo le informazioni che pervengono loro.
Il "determinabile" si riferisce, come suggerisce la parola, al libero arbitrio, a ciò che ancora dev'essere compiuto e che rientrerebbe quindi nella nostra sfera di decisione.

"Magic, Fate and History", p. 50: «Un altro aspetto intrinseco della visione
magica del mondo è l’idea che l’uomo, gli Dèi e tutti gli altri fenomeni sono correlati e collegati da una rete di empatia»

Infatti è da notare come, tra vari popoli antichi, fosse diffusa questa concezione del Tutto come di un insieme armonico di fibre intrecciate tra loro ed onnipervadenti. Una condizione alla quale facevano parte anche gli Dèi (seppur a livelli differenti anche in base al "tipo" di divinità).

Riporto, in connessione a quanto detto, un brano dal libro di Brian Bates "La Sapienza di Avalon":

"Mutare i nostri schemi di vita

Per i popoli tribali dell’antica Europa la vita era un processo di complessa interazione tra ciò che è libero e ciò che è stabilito.
Lo svolgimento della trama della vita era soggetto agli interventi degli sciamani e le immagini della filatura e della tessitura suggeriscono che il mutamento della nostra vita e di noi stessi veniva interpretato non come un cambiamento del nostro «programma di vita» (come si usa dire oggi con terminologia tratta dall’istruzione manageriale e dalla psicologia aziendale), ma come un mutamento del disegno della nostra vita: mutano la forma, il colore, la consistenza, lo schema, il tema e così via.
Queste immagini per designare il processo di mutamento personale riconoscono l’integrità di un disegno già «tessuto»; ossia lo schema complessivo dei fili può essere adattato, sviluppato, risistemato, purché ci si attenga al terna fondamentale da cui ha preso origine.
Perciò, se si usa la metafora della tessitura in base alla quale un cambiamento di vita è visto come un cambiamento nello svolgimento dello schema, ne consegue che lo svolgimento di un nuovo schema di vita deve rispettare il «disegno» originario e non può interromperlo bruscamente e interamente, come invece avviene quando si inserisce un nuovo programma in un computer.
Nella metafora della tessitura lo svolgimento di un nuovo schema conserva l’integrità e la robustezza dello schema sviluppato in precedenza, ma assume una nuova direzione e crea mutamenti emozionanti in armonia con gli sviluppi precedenti; lo schema può anche modificare e riprendere temi precedenti e può esprimerli in modi molto diversi dal passato. Perciò il processo di mutamento psicologico, visto attraverso le immagini dei nostri antenati, ha una connotazione organica ed estetica ben diversa da quella delle nostre immagini odierne nelle quali il cambiamento psicologico viene piuttosto assimilato alla ristrutturazione o riprogrammazione di una macchina.
Gli sciamani dell’Europa antica per curare un paziente si sintonizzavano con una visione dello schema delle fibre della sua esistenza individuale, per comprendere la complessità delle forze e la natura dello schema nel quale si inquadrava quella singola vita umana."


   Tornando alle citazioni del testo di Yeats, troviamo un ammiccamento alla Grande Dea come alla Madre del dio contemporaneo (Javeh):
"colui che incantò l'uomo a tal punto che questi cercò di spopolare il proprio cuore affinché egli soltanto vi potesse regnare, ma sua madre reca in mano una rosa ogni cui petalo è un dio!"

Infatti nel pensiero pagano è ben presente l'immagine della Dea Madre, sotto nomi e forme innumerevoli, una Dea tanto grande, potente e trascendente che oltre a essere madre degli animali, uomini ecc., lo è anche per spiriti, creature fatate e Dèi.

Credo sia poi necessario citare brevemente un significato della rosa esposto da Nicholas R. Mann nella sua Opera, "Avalon", che, a mio parere, può trovare un allacciamento a quanto espresso da Robartes nello scritto di Yeats.
Mann afferma: "La rosa [...] rappresentava il più sacro distillato del processo trasfigurativo, la «Rugiada celeste» che stilla dal petto della Madre o il sangue rosso dell'«Elisir di lunga vita»."


III

Nelle pagine 56-57 viene espresso un concetto interessante (che io condivido): la devozione all'"unico Dio", dopo l'epoca pagana, ovvero il passaggio da un politeismo panteistico al monoteismo ha come conseguenza, tra le varie, la persita dell'alto senso della Bellezza. Una Bellezza lungi dall'essere la pura estetica profana e fine a sé stessa e che oggi abbonda, ma bensì un qualcosa in connessione con una condizione armonica, un suo riflesso. Ovvero, da Armonia deriva  Bellezza.

Con l'arrivo della religione rozza e di basso livello che ha dominato fino ad oggi furono introdotti nuovi, assurdi concetti nella mentalità umana. Il senso del peccato è uno dei peggiori.
Prima l'uomo concepiva la sua vita tendenzialmente conscio della responsabilità dei suoi atti e quindi della legge di causa ed effetto (che poi poteva benissimo decidere d'ignorare...). Il corpo veniva assai curato, poiché era in stretto contatto con l'anima della persona, oltre che sua espressione fisica, e quindi, essendo, quella pagana, una visione olistica del cosmo, spirito e corpo erano estremamente connessi.
Possiamo perciò pensare ad una tendenza di concepire il corpo come un "Tempio dello Spirito".
Molto probabilmente è per via di ciò che Greci, Celti, Romani ed altri amavano le terme, i bagni nel latte, negli olii, nelle sostanze epilatorie e tante altre "vanità" (pur non volendo negare l'esistenza, anche in tale epoca, di superficiale estetismo). Per questo venivano create statue perfette del corpo umano... e, a detta anche d'altri studiosi, sarebbe anche per questo che, non essendo state messe in atto prassi di drastica separazione sugli orientamenti sessuali (che oggi invece è imposta è va di gran moda) con conseguenti discriminazioni timorose e/o ringhiose come tanto accadde invece a partire dall'arrivo del Cattolicesimo. Infatti precedentemente a tale infausto evento non v'era la repressione degli impulsi umani e per cui v'era la possibilità di innamorarsi della Bellezza in manifestazione maschile o femminile. In pratica, come Natura detta, un uomo o una donna poteva ben trascorrere tutta la sua vita amando il sesso opposto... Se però, in differenti circostanze, un'altra persona s'innamorava anche di un esponente del suo stesso sesso era vista come una cosa normale, che poteva limitarsi a qualche sporadico evento o ad un amore lungo tutta la vita.
In pratica era un mondo che il moderno pensiero buonista e benpensante considererebbe "bissessuale e depravato" o "a-morale".

Se vogliamo quindi cercare disperatamente un sostegno anche da parte di quel mondo alla nostra attuale mentalità evoluta e ben centrata che pone tutto in cataloghi, etichette, distinzioni e divisioni... beh, uno dei pochi pseudo-appoggi potrebbe forse essere Platone, il quale considerava l'idea di un terzo sesso: l'androgino, un essere che sintetizza in sé natura maschile e femminile. Che poi si trattasse di un creatura integra e completa in sé stessa, e quindi priva della necessità di un patner, o di un essere con entrambe le energie e possibilmente attratto dai due sessi in egual maniera... è ancora oggetto di discussione che non tratterò in questa sede.

Concludo questa parentesi affermando che con il nuovo concetto del "peccato", la situazione si ribaltò ed iniziò l'automutilazione e il disprezzo del corpo in quanto "portatore del peccato originale".
Uno degli assai valienti sostenitori di questa sana teoria era S. Agostino.
Chiaramente una tale visione ha portato la gente ad abbandonare la cura del corpo e dunque abitudini igieniche necessarie ad un ambiente sufficientemente sano. Ciò favorì quindi le famose pestilenze che tanto hanno colpito e decimato le popolazioni europee durante il medioevo.



    Tornando al libro, nelle pagine 59 – 60 – 61 viene detto come la capacità della mente umana, in ambito astrale, possa (in questo caso sì...) dar esistenza a degli esseri chiamati da vari studiosi e ricercatori "forme pensiero", i quali porterebbero bene o male a seconda della loro origine, prolungando la loro esistenza fino a quando il quantitativo d'energia che li ha generati non si esaurisce.
Usate consciamente, queste "forme pensiero" potrebbero essere utlizzate per scopi vari e/o fungere da protezione o attacco verso demoni o energie umane stesse e altro.
Sempre secondo il testo, noi produrremmo, con questa energia mentale generata in dimensione astrale, dei corpi sottili che verrebbero poi abitati da uno spirito vagante corrispondente. Parrebbe infatti che a volte queste "anime" o spiriti utilizzino le menti umani più potenti per evocarsi ed ottenere così un corpo, "o, se si tratta di un demone, attraverso quelle" menti disarmoniche e di basso livello proprie "del matto o dell'uomo ignobile".
Una volta ottenuta la forma astrale desiderata, e rimanendo connessi con la persona, attraverso i gesti e la voce dell'individuo, tali esseri si riverserebbero nel mondo.

"Il loro regno non ha mai cessato d'esistere: ha perso solo un po' del suo potere. I Sidhe [...] non potranno riedificare i loro templi finché non ci saranno stati martiri e vittorie, e, forse, anche quella battaglia da tempo predetta da maghi e veggenti nella Valle del Verro Nero"

Questa è l'ultima citazione sulle parole dirette del personaggio Michael Robartes.
Con Sidh e Sidhe, termini irlandesi, s'intende la realtà degli Esseri Magici ad antichi che vivono in un regno parallelo.
Il messaggio qui presente si riconnette a quanto detto sopra e in un articolo precedente sul Mondo Incantato: l'avvento dei tempi oscuri può aver parzialmente danneggiato o limitato il potere di tali esseri, ma quelli che sono gli avvenimenti della storia umana e il suo corso non vanno certo a negare la continuità dell'esistenza delle realtà superiori. Si potrebbe poi pensare che il messaggio continui così: i Sidhe non potranno tornare a camminare frequentemente sulla nostra Terra di Mezzo sino a quando non sarà giunto l'avvento di una Nuova Era nella quale sorgeranno nuovi Eroi, ovvero quegli Uomini e quelle Donne che con tutte le loro forze spianeranno la strada da tutti i probabili ostacoli, che altro non saranno, ovviamente, che quegli umani  che ancora si ostineranno a riproporre il vecchio e decadente sitema oscuro.
Yeats comunque non è l'unico ad aver menzionato quella che io considero la Tempesta prima della Nuova Aurora.

IV

"Sul soffitto spiccava un'immensa rosa a mosaico; e sulle pareti, tapezzate anch'esse di mosaici, era raffigurata una battaglia tra Dèi e angeli, gli Dèi splendenti come rubini e zaffiri, e gli angeli tutti in grigio, perché, come mi sussurrò Michael Robartes, avevano rinunciato la loro divinità e rifiutato di esprimere l'individualità del loro cuore, in nome dell'amore per un dio d'umiltà e di dolore"
Il protagonista narra dettagliatamente i particolari della parte finale della sua terribile iniziazione.
Ecco che uno dei simboli della Madre, la Rosa, tanto cara all'Ordine ermetico di Robartes, domina chiaramente su tutte le altre raffigurazioni, in quanto rappresentante dell'Entità matrice delle altre divinità ed esseri viventi.
La battaglia tra Dèi e angeli è molto interessante, a mio parere, e merita un breve approfondimento.

Gli angeli, si sa, sarebbero coloro che servono "l'unico Dio". Ma cerchiamo di tornare indietro nel tempo attraverso la storia di questo dio e alcune delle notevoli analogie riscontrate.

Dagli scritti celtici medievali, di origine orale, chiamati "Mabinogi" sappiamo che dai Celti britannici fu intesa la venuta di una nuova, oscura e terribile forza proveniente da Oriente: la divinità chiamata Havgan, dio di fuoco che odia la Grande Madre e gli Dèi Splendenti.
Questa entità si presenta con l'aspetto di un bellissimo fanciullo amorevole e dolce, quando in realtà è di una malignità terribile.
Vari servitori lo accompagnano a lo riempiono di attenzioni. Servitori a lui totalmente dedicati.
Nella rielaborazione in forma romanzata ("I Mabinogion" di Evangeline Walton) dell'antica versione (per renderla più leggibile e scorrevole), Arawn, uno dei Guardiani dell'Annwn, l'Oltretomba, in un dialogo con Pwyll, antico eroe e regnante gallese della regione del Dyved,  annuncia la venuta di questo dio tremendo con queste parole: "Molti uomini e donne bruceranno ancora sui roghi a causa della potenza di fuoco che egli ha portato verso Occidente; molti ancora tremeranno di paura per quello che sostengono di amare.
Solo il male dovrebbe essere temuto; gli Dèi dovrebbero essere amati..."
Da ciò risulta chiara la connessione con la "Santa Inquizione"...



J.R.R. Tolkien, il più grande studioso inglese di letteratura celtica, anglosassone e medievale (rimasto fedele, nei suoi scritti, a un'antichissima tradizione) del suo tempo, fu un uomo d'indubbia genialità, e si vocifera che fosse stato un Iniziato.
Certamente la sua facciata pubblica di buon cattolico è assai contraddetta dai contenuti chiaramente ed inquivocabilente pagani delle sue Opere che hanno delle analogie incredibili con l'evoluzione dei tempi, l'animo umano, e... Havgan.
"Il Silmarillion", iniziato nel 1917 rappresenterebbe la base da cui si ergono tutte le sue Opere postume ed è il lavoro dal tono decisamente più 'elevato', anche a livello intellettuale.
In tale Opera viene inizialmente trattata la Creazione degli Dèi, chiamati Ainur, i quali, tramite la "musica degli inizi" daranno forma ad Arda (corrispondente alla nostra Gea, la Terra). Ne seguono le guerre degli Ainur contro l'Oscuro, la creazione degli Elfi e degli uomini e le grandi vicende mitiche che avvicineranno la storia alla "Terza Era della Terra di Mezzo".

Per ricollegarci all'argomento trattato dobbiamo concentarci sugli Ainur, e in particolare su uno di loro: Melkor.
Melkor (che successivamente verrà chiamato dagli Elfi con il nome di Morgoth, lo Scuro Nemico del Mondo) fu un Ainur che si ribellò verso la sua stirpe ed abbracciò il potere oscuro. Un essere estremamente possente dei primordi che si votò a manifestare il Caos e la disarmonia.

Dopo il distacco dai Valar (altro nome degli Ainur) Melkor impiegò tutte le sue forze per distruggere la sublime bellezza e armonia creata dagli Ainur su Arda. Riunì presso di sé creature abbiette, belve feroci e servitori, tra i quali un esponente dei Maiar (divinità di grado minore) chiamato Sauron, colùi che creerà l'Unico Anello del potere. Con il suo odio, la sua oscurità e il suo fuoco, Melkor causò disastri immani nell'ordine del mondo.

Terzo ed ultimo elemento da trattare prima di concludere la prima parte di questo scritto ci porta presso un antica popolazione giudaico-aramaica che venerava, durante l'età astrologica dell'Ariete, un dio chiamato Jahveh Zeovat.
Per l'appunto, era considerato "il dio Ariete" e veniva rappresentato con dei totem dello stesso animale.
Jahveh esigeva un gran numero di sacrifici di arieti e gli egizi ne erano particolarmente scandalizzati. 
A proposito di egizi... "Il Decalogo, che è una legge egizia,(...) fu fatta scendere, in mezzo ai tuoni, ai fulmini e ai muggiti di montone, dalle nuvole che circondavano le cime dove aveva dimorato Jahveh, il dio ariete, demone spaventoso e sanguinario", Iakov Levi - "TRAUMA DELLA NASCITA, ESILIO E MONOTEISMO".

È da precisare che inizialmente, tra i giudei, non vi era monoteismo, ma bensì l'henoteismo, ovvero la monolatria verso un unica divinità, verso un dio iroso e particolarmente maschile (dato che veniva anche rappresentato anche con simboli fallici) il quale s'espanse sempre più fino ad ottenere un suo regime totalitario. Infatti giunse il tempo in cui le divinità dei popoli vicini vennero additate come demoni malvagi e in cui il culto di Jahveh iniziò ad espandersi.

Negli scritti antichi e nel pensiero di quelle terre, fluiti poi anche nella Bibbia, non si parla della creazione del mondo da parte di "Dio" come si è abituati a credere. I creatori furono gli Elohim!
Infatti il primo dei dieci comandamenti dice "non avrai altro Dio all'infuori di me" e non "non vi sono altri Dèi all'infuori di me"! Non viene negata l'esistenza di altre divinità, ma viene semplicemente imposto un regime...

Tornando alle nostre analogie, trovo che sia da notare come "Dio" si manifestò inizialmente a Mosé nel rogo di un cespuglio. 
Personalmente quello che mi risuona è: fuoco distruttore in opposizione alla Madre, rappresentata dalla pianta [vedi il mio scritto L'Albero nelle antiche concezioni (e la tragica venuta dell'antropocentrismo)]

Per quanto riguarda gli angeli si può pensare che, nel tipo di visione qui esposta, siano delle divinità minori (come i Maiar di Tolkien) asservite di "Havgan", le quali contribuirebbero ad assicurare il dominio e il pieno influsso di questo demone nella nostra realtà.
Ne "I Mabinogion" di E. W. Havgan perde nuovamente uno dei suoi primi tentativi di impadronirsi dell'Occidente e i suoi servitori si potrebbero ricollegare anche agli angeli grigi e asserviti al dio di umiltà (o meglio, di denigrazione spirituale) e di dolore descritti dal personaggio di Yeats nella citazione di cui sopra...
"Arrivarono, quegli uomini d’Oriente dalla barba nera. Emersero da quell’ombra incerta e attraversarono le acque insanguinate. Si assieparono intorno al loro Signore e Havgan prese la mano di ognuno e la strinse. Un debole riflesso della sua antica bellezza gli illuminava il viso.
«Troppo presto abbiamo lasciato gli antichi templi di Cuthah, nel Sumer vicino al Sole Nascente. Gli Dei dell’Oriente regneranno in Occidente, ma non per ora. Portatemi via di qui, miei fedeli. Non posso guidarvi oltre.»
Sempre piangendo, essi fecero un leto con i loro mantelli. Lo sollevarono e lo portarono via, in quell’Ombra che avevano creato. Pwyll e i suoi uomini, guardandoli allontanarsi, videro che mentre attraversavano il guado le tenebre si erano diradate, ritirandosi verso il basso. Come un mantello, esse caddero dai cieli che avevano oscurato, e questi risplendettero di nuovo, limpidi, immensi e senza macchia. Ciò che era sembrato tanto enorme e mostruoso, una sfida allo stesso infinito, si ridusse a un piccolo alone buio che avvolgeva quegli uomini piangenti e il loro carico. Attraverso quel nero giungeva il loro triste lamento funebre; poi la lontananza li inghiottì. Allora tutto si quietò; la luna rischiarò di nuovo le due sponde del guado, tranquilla come nell’obliato Principio. Delicata, come mano materna su un fanciullo ammalato, la sua luce carezzava quella desolata terra ferita."
Si può notare quanto cupa e lugubre sia la scena descritta, e quanto sia coerente con il costume  cristiano dell'esaltazione della sofferenza. Infatti, checché se ne dica, è così.

"Il Cristianesimo [Cattolicesimo] non ha lasciato nulla di incontaminato dalla sua depravazione; esso ha trasformato ogni virtù in vizio, ogni verità in menzogna, e ogni integrità in bassezza. Il Cristianesimo [Cattolicesimo] vive per mezzo della sofferenza, e crea la sofferenza stessa per rendersi immortale." Friedrich Nietzsche

Chiaramente, in ultima analisi, con la frase rivolta al regnare degli Dèi d'Oriente sull'Occidente non presuppone un potere ed un dominio egualitari, poiché egli è il 'Signore' mentre tutti gli altri son  suoi "umili" servitori e 'figli'.
Servitori che più volte son stati rappresentati in combattimento contro esseri e simboli pagani.
Ad esempio S. Michele, con la sua spada di fuoco, combatte il demone Belial, il quale altro non è che una storpiatura di una delle divinità celtiche più grandi e potenti: Bel o Beli, dio Solare, al quale è dedicata la festività celtica di Beltane (che significa "i fuochi di Bel").

La 'vittoria' (anche se mai del tutto totale) del Regno di Jahveh Zeovat su quello Antico non presuppone l'inferiorità della potenza  di quest'ultimo ma sarebbe bensì una semplice riprova del corso oscuro dei tempi, dell'Etá del Ferro, del Kali-Yuga, ovvero: "Ogni cosa... a suo tempo".

Ma di ció tratteremo successivamente...

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"Il Cristianesimo [Cattolicesimo] ci ha defraudato del raccolto della civiltà antica" Friedrich Nietzsche

mercoledì 19 gennaio 2011

Amore


Due occhi di nocciola e profumato bosco,
smarriti in altri due d'acqua e argento,
si fondevano nel concepimento d'un eterno momento...

E dall'impluso che portò le rosee, dolci bocche a sfiorarsi,
strappando sospiri di commozione a quei giovani corpi d'anime antiche,
Amore seguitava danzando esultante nei fioriti prati attorno,
scuotendo grappoli d'uva e gocce di rugiada celeste tra ninfe gioiose,
tracciando tra le vie delle stelle correnti sublimi...

E, gloriosa nel firmamento, impresse la Fulgida Testimonianza di due fanciulli dolcemente abbandonati nell'Aurora Eterna di quell'Incommensurabile Essenza Matrice,
che i fiori e le stagioni dai mille colori permea...

***

Oh, Amore!
Ave a Te, che in assoluto senza confini e rivali sei!
 Ave a Te, eterna ed incorruttibile Sorgente d'Incanto!

Possano le Tue iridescenti e scintillanti acque tornare a scorrere di nuovo in noi e intorno a noi,
 conducendoci verso il Sogno della Dea, 
ristabilendo nella Terra di Mezzo le Melodie Arcane...

Ka!

mercoledì 24 novembre 2010

Druidismo e Antico Pensiero

“..de deorum immortalium vi ac potestate disputant..”


Vi erano un tempo popolazioni che vivevano in armonia con la Terra, gli animali e gli abitanti di altre dimensioni che essi consideravano.
Certo, non erano popolazioni perfette, ma non violentavano ciò che dava loro la vita…
Qui in Europa, ad esempio, vi era la Tradizione da alcuni definita “Nordica”, data dall’insieme delle nazioni celtiche, germaniche, scandinave, frisone, anglosassoni e baltiche.
Queste popolazioni vedevano nella Terra il corpo della “Dea Madre” (sulla quale tornerò a trattare alla fine), un'incarnazione divina. Perciò tutto in Natura era considerato sacro.


Avviciniamoci quindi all'Antica Visione...

Dobbiamo sapere che nella mente degli antichi non vi era la netta divisione tra sacro e profano che abbiamo oggi. Tutto, persino la guerra, era considerato connesso e parte del Grande Arazzo Cosmico, perché ogni cosa, positiva o negativa, o presunte tali, era inestricabilmente connessa al Sacro, alla Cosa Una.
Infatti, il Guerriero doveva venire iniziato al suo ruolo prima di considerarsi degno di tale nome.



I Druidi, grandi sapienti, maghi e sacerdoti dei Celti, erano coloro che si occupavano di tutte le cerimonie (a parte, ovviamente, quelle femminili segrete), da quelle pubbliche a quelle strettamente esoteriche e quindi svolte solamente tra Druidi stessi.



Questi sapienti vengono divisi in tre gruppi: Bardi, Vati (definiti anche Ovati) e Druidi.



I Bardi erano coloro che si occupavano di poesia, storia e musica. Si narra di come, con le loro arpe, fossero capaci di controllare gli animi e gli umori di corti intere prestate all'ascolto, fino a far ridere, piangere o addormentare l'ultimo ascoltatore. Nei loro 11/12 anni di apprendimento imparavano a memoria la storia e la mitologia senza utilizzare la scrittura (con la sola eccezione di simboli ad uso anche mnemonico, ossia l'alfabeto Ogham). Il Bardo di grado più basso studiava per poco tempo e conosceva un minimo di sette poemi. Immaginiamo oggi quanta fatica faremmo ad imparare anche solo l'Odissea a memoria. Beh, compiuti tutti gli anni di studi e raggiunto il livello più alto la conoscenza dei poemi arrivava a circa 350. I Bardi, dunque, erano sublimi musicisti, grandi poeti e sapienti detentori della conoscenza degli eventi passati.



I Vati erano coloro che praticavano principalmente la divinazione, ma anche musica (probabilmente pure a scopo divinatorio) e medicina. Leggevano quindi messaggi presenti in varie manifestazioni naturali e sogni. Utilizzavano anche elementi animali che potessero aiutarli ad ottenere visioni e risposte per conoscere eventi, esiti e cause ignoti. L'animale, poi sarebbe rimasto fortemente connesso a loro, divenendo guida e “totem”. Proprio in merito alla veggenza e alla divinazione Orazio afferma che i Druidi “erano esperti nella divinazione e in ogni altra scienza”.

Lo studioso Stephens Lawrence afferma che “il veggente, in uno stato di coscienza alterata, entrava in contatto con i morti o con gli Dèi, che, nel continuum spazio-temporale celtico, vivevano semplicemente in uno spazio parallelo (ctonio per i morti, empireo per gli Dèi, con i quali il contatto era possibile anche tramite l’osservazione degli astri) da cui era possibile vedere ciò che alla vista umana era precluso (pur essendo comunque già esistente, con una concezione del futuro simile ad una sorta di 'presente prossimo').



I Druidi erano coloro che praticavano la magia, amministravano la giustizia, insegnavano il sapere. Riguardo la magia, l'autore classico Plinio riporta che la Britannia era "incantata dalla magia e celebra i suoi culti con tale abbondanza di rituali da sembrare quasi la fonte delle usanze persiane". Infatti proprio tale luogo è ricco di siti sacri e sacerdotali antichi e vanta, oltre al tumulo più grande d'Europa (la Silbury Hill), il cerchio di pietre più grande al mondo!

Esso è situato ad Avebury.

Altra citazione interessante riguardo al fascino magico e sottile dei Druidi viene dell'autore classico Lucano, evidentemente intimorito dall'aura misteriosa del Bosco Sacro druidico:

"C’era un bosco sacro, (...) persino gli uccelli avevano paura di posarsi su quei rami e le fiere di sdraiarsi in quella selva; neppure il vento o la folgore che piombava dalle fosche nubi si abbattevano su di essa e le fronde degli alberi abbondanti cadevano da cupe sorgenti e le lugubri statue degli Dèi erano prive d’arte, ricavate rozzamente da tronchi intagliati (...). E si narrava che spesso muggivano per terremoti le profondità delle caverne, si risollevavano i tassi abbattuti e si vedevano bagliori nelle selve, senza che vi fossero incendi, e anche che grossi draghi striscianti si avvinghiavano ai tronchi. Le genti non si radunavano in quel luogo per celebrarvi il culto, ma lo avevano lasciato agli Dèi" (Bellum civile, III, 400)



L'apprendistato dell'aspirante Druido durava circa diciannove anni. Probabilmente ciò era necessario per diventare Druido “completo”.

Infatti è da notare che gli autori classici greci e romani fecero una divisione tra le classi druidiche molto netta, ma, come dice giustamente Devon Scott, studiosa e ricercatrice sui tempi antichi e sulla Tradizione Femminile, “le fonti celtiche non lo fanno, dal che si deduce che ci fosse almeno un insegnamento di base comune a tutti”. Infatti, se osserviamo le diverse funzioni delle classi druidiche, noteremo che sono assai simili, seppur in un contesto più particolarizzato.

In tutte e tre, ad esempio, c'è la magia: i Bardi con la loro arpa, i Vati con la divinazione e i Druidi, che più volte vengono nominati come potenti incantatori e manipolatori degli elementi naturali.

Sia i Bardi che i Vati si occupavano di musica e sia i Druidi che i Vati di medicina.

A mio parere non è necessaria nessuna particolare divisione. Tutti erano Druidi seppur di gradi e compiti differenti.

Uno, però, doveva essere il più saggio e potente di tutti: l'Arcidruido, il capo dell'Ordine, riconosciuto per le sue grandi capacità, conoscenze e saggezza acquisite. Druido, infatti, in forma celtica antica, si presenta come dru-wid-es, termine che designa uomini di grandissima sapienza.



Alcuni dicono che lo studio della filosofia ha avuto origini barbare. Giacché i Persiani avevano i loro Magi, i Babilonesi o gli Assiri i Caldei, gli Indiani i loro Gimnosofisti, mentre i Celti e i Galati avevano veggenti chiamati Druidi e Semnotheoi.
[Diogene Laerzio, Vite dei filosofi]


A voi [Druidi] solo è dato sapere la verità sugli Dèi e sulle divinità del cielo... Vostra dimora sono le macchie più riposte delle foreste più remote. Voi insegnate che le anime non cadono nelle silenti sedi dell'erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo: la morte, se è vero ciò che insegnate, è il punto intermedio di una lunga esistenza.
[Lucano Pharsalia I]

Grande e talvolta pericolosa era l'Iniziazione per accedere alla Conoscenza Arcana...
Questi individui avevano conoscenza enorme in merito agli astri, alla cosmologia, alla geneologia e alla storia del popolo; alla filosofia, fisiologia, al diritto e alle altre leggi, come anche quelle di natura quotidiana.
Ogni Druido poteva decidere in cosa specializzarsi, o a cosa dedicarsi.
Poteva essere sacerdote, storico, ambasciatore, giudice, medico, poeta, musico od insegnante, anche per chi desiderava apprendere la Via.

Cesare ci riporta:
Vengono anche trattate ed insegnate ai giovani molte questioni sugli astri e sui loro movimenti, sulla grandezza del mondo e della terra, sulla natura, sull'essenza o sul potere degli Dèi”.



Devon Scott ci dice:
“Particolare rilevanza aveva il druida “portinaio”: la sua funzione, importantissima e di grande prestigio, era di concedere o rifiutare l'ingresso alle città. Essenziale era l'astronomo, che aveva il compito di compilare i calendari, misurando le fasi lunari e il moto apparente del Sole nella sfera celeste durante l'anno. Alcuni diventavano guerrieri e comandavano corpi scelti; i più saggi diventavano consiglieri dei re.


Al termine di un lunghissimo percorso preparatorio, il druida acquisiva la qualifica di 'amministratore del sacro', responsabile di ogni forma di sapere e di tutte le attività religiose ed intellettuali.”

I sapienti celti si riunivano in gruppi nei quali si celebravano riti segreti ed occulti.
Timogene d'Alessandria, vissuto nel I secolo a.C., ci riporta che “i Druidi, spiritualmente superiori e uniti in confraternite secondo il precetto pitagorico, si elevano con ricerche sulle questioni occulte e sublimi”.

Non si pensi però che il popolo non fosse coinvolto nelle pratiche spirituali, al contrario.

Cesare ci riporta che presso i Druidi si raccoglievano “per istruirsi un gran numero di giovani” e che essi erano “tenuti in grande considerazione”. Tra le pene più dure, infatti, c'era quella dell'esclusione da riti e convegni pubblici, “pena che presso i Galli è gravissima, giacché quelli che sono a questo modo banditi sono considerati empi e scellerati”.

Ma non essendo, quello che ascoltava, un pubblico di Iniziati ai Sacri Misteri (“politeismo spirituale sacerdotale”) il sapere veniva comunicato fino a certi livelli e con un codice di linguaggio comprensibile a tutti (“politeismo mitologico popolare”): “pensa da uomo saggio ma comunica nel linguaggio del popolo" William Butler Yeats.

Riguardo alla già accennata connessione dei Druidi con Pitagora trovo opportuno riportare una citazione dello studioso Rolando Dubini a riguardo. Citazione che ben s'addice anche a quella critica ringhiosa che si ostina a porre in dubbio ogni fonte pervenutaci riguardo l'Antico Tradizione non facendo altro che alimentare la confusione propria di questo Kali Yuga.

Un ulteriore elemento degno di studio è rappresentato da una circostanza di particolare significato, che ha sempre lasciato sconcertati i critici moderni, spesso vittime della sindrome della critica fine a se stessa, e di una incomprensibile tendenza riduzionistica, per la quale tutto ciò che scrivevano gli antichi era sempre sospettabile di invenzione (pregiudizio ingiustificato, tipico di chi vive in un'arida società tecnologica e mercificata, dove la prigione della realtà costrittiva fa vedere il passato attraverso le sbarre dei nostri limiti, chiusure e condizionamenti ideologici, morali, storici).

Nonostante le chiacchere infondate e le ipotesi prive di sostegno, che arbitrariamente negano nozioni comunemente accettate, nell'antichità la sapienza druidica veniva costantemente accostata all'insegnamento di Pitagora e alla sua scuola.

Clemente Alessandrino (Stromata I, XV, 70, 1), di Antiochia (ca. 330-395 d.C.), un grande storico romano, citando Alessandro, sostiene che Pitagora, di cui la tradizione ricorda i numerosi viaggi (anche a Massilia, l.odienra Marsiglia, colonia Greca nel sud della Gallia), dopo essere stato allievo di un Assiro, ebbe modo di perfezionarsi tra i Galati e i bramini.

"...I Druidi, uomini di intelletto elevato e uniti all'intima confraternita di Pitagora, erano immersi in indagini su cose segrete e sublimi, e senza curarsi degli affari umani, dichiaravano che le anime sono immortali".

Avrete quindi notato che il sapere era pressoché orale. Dico pressoché perché dalla storia del missionario cristiano S. Patrizio, che attuò la cristianizzazione in Irlanda, viene riportato l'evento del rogo di testi druidici.
Generalmente, comunque, la scrittura era praticata molto raramente. Tra i motivi di ciò vi era la prudenza, per far si che cose che dovevano essere segrete, essendo, quello druidico, un ordine di iniziati simile a quello pitagorico, rimanessero tali.

In più vi era il fatto che la scrittura veniva considerata anche come un qualcosa di immobile, che rammolliva la memoria e che non permetteva l'esistenza e la continuità fluida ed adattabile dell'Insegnamento; ovvero: in base alla persona vi era un codice di linguaggio o un modo di spiegare ed insegnare che doveva adattarsi al suo livello di coscienza/conoscenza e quindi di comprensione (come dovrebbe in effetti essere).




    Ora, dopo una necessaria un'infarinatura sull'organizzazione dei Druidi cercherò di arrivare al punto, ossia avvicinarci un po' all'antico pensiero e alla Teologia Druidica.

     Dunque, i Druidi insegnavano l'esistenza di una forza misteriosa che fluisce in tutte le cose, un'Anima Cosmica della quale anche gli umani sono parte ed espressione, in un'interdipendenza universale totale di e tra tutte le cose (e dunque al di fuori della limitante idea teistica antropocentrica che affetta buona parte dell'umanità).

Tale Mistero era chiamato OIW.
OIW è il Principio Vitale Primario, Onnipervadente ed Impersonale, l'Energia Originaria necessaria e sufficiente all'esistenza stessa, la Causa Prima.
OIW è l'intreccio di tutto, la rete che collega ogni elemento ed ogni essere dell’Universo, ed è equivalente al Wyrd germanico, la Rete che tutto attraversa e comprende in Sè.
OIW è tutto ciò che esiste e ciò che potrebbe esistere, tutte le possibilità. Nulla può esistere al di fuori di esso poiché OIW è Tutto.
Pur avendo "emanato" le Leggi Cosmiche, la Suprema Sorgente (che "'abita' l'immanifesto, l'Infinito, pur avendo esistenza anche nell'altro campo"1) ne è al di sopra.

La "dimora" di OIW è il Cerchio di Ceugant (Ceu "vuoto"; cant "cerchio"), uno dei tre Circoli d'esistenza del Druidismo, ovvero quello al di sopra di tutto. Dall'Opera "Il Vischio e la Quercia" di Riccardo Taraglio, riporto un'esauriente citazione a riguardo:
"... una sorta di Nirvana della tradizione buddista, indipentende da tutto ciò che esisteva, non essendo effetto di nessuna causa, né sottoposto ad alcuna Legge, né raggiungibile da nessuna ipotesi.
Il Ceugant era il Cerchio in cui esisteva l'OIW assoluto, inconoscibile dall'uomo perché svincolato da qualsiasi legge, da ogni sorta di ipotesi, congettura e comprensione. Il Ceugant era per autonomasia Aldilà di qualunque cosa concepibile dalla mente umana e per questo, appunto inconoscibile."

Dal libro di Brian Bates, "La via del Wyrd", troviamo la similitudine di pensiero dei cugini Germani:

Il Wyrd [...] è la costante creazione delle forze.
Il Wyrd è esso stesso il mutamento costante, come le stagioni; tuttavia, poiché è creato a ogni istante, è immutabile, come il centro di un quieto vortice.
Tutto ciò che noi possiamo vedere sono le increspature che danzano sulla superficie dell'acqua.
Non ci sono leggi.
Lo schema del Wyrd è come la venatura del legno o il flusso di un corso d'acqua; non si ripete mai esattamente nello stesso modo.
Ma i fili del Wyrd attraversano tutte le cose e noi possiamo schiuderci alla comprensione dei suoi schemi osservando le increspature quando il Wyrd ci passa accanto.
Niente può accadere senza il Wyrd, perché è presente in tutto, ma il Wyrd non fa accadere le cose. Il Wyrd è creato a ogni istante e perciò è l'accadimento.”

Come potrebbe quindi il Wyrd o OIW, considerando quanto detto sopra, “governare” o “dare” o “fare” come invece fa “l'unico Dio” (qui parliamo di un'entità) del monoteismo??
Non vi era il concetto né la credenza di un unico Dio maschile barbuto che tutto decide, giudica, premia e punisce. Tale essere è al più un cappriccioso ed iroso dio di fuoco (vedi Havgan nel mio articolo dedicato agli Alberi) sotto mentite spoglie di dolcezza, bellezza e amore. Un Dio che elargirebbe condanne eterne verso chi non si è comportato bene o non ha abbracciato il suo reich.
Infatti la prospettiva di una condizione di eterna sofferenza (l'inferno) senza possibilità di riscatto o miglioramento è, oltre che obrobriosa, assai innaturale, dato che la sofferenza serve proprio per imparare ed evolvere.

Ma torniamo all'antico pensiero.

Il Supremo Principio o OIW, considerato irraggiungibile dalla comprensione umana, si manifestava secondo triplice energia, ovvero: SKIANT (Conoscenza-Saggezza), NERZ (Forza-Volontà) e KARANTEZ (Amore-Creatività) e dagli Dèi legati a questi attributi era possibile avvicinarvisi, nonché attraverso la Grande Madre, fusa con Karantez, stessa energia che caratterizza la Divinità Tara Verde nella tradizione Buddista indiana e tibetana.

Interessante è la similitudine con la tripartizione della società celtica tra classe sacerdotale (Skiant), guerriera (Nerz) e artigiana (Karantez). D'altra parte, però, tale tripartizione era classica nell'antichità. Credo quindi che, come afferma Stephens Lawrence, “a partire da questo presunto “informare di sé” che l’Oiw compie su tutti i livelli della società, la penetrazione, più o meno consapevole, della “filosofia della forza” si attua, nel concreto, in ogni aspetto della vita celtica, attraverso un intensa opera di sviluppo di corollari che si diramano dalla concezione di base fino a formare un sistema di pensiero omninglobante.”

Esattamente: il pensiero era olistico ed animistico.
E tale concezione veniva espressa e riprodotta anche nell'affascinante arte propria dei Celti e dei popoli germanici e scandinavi. Mi riferisco a quegli insiemi fluidi e armonici di linee intrecciate chiamati “nodi celtici”.
Riguardo al loro significato non possiamo dirci certi ma, conoscendo sufficientemente la mente antica celtica e d'altri popoli arcaici possiamo permetterci di dire che tali forme si possono ben ricollegare alla concezione che i nostri antenati avevano del mondo, ovvero, come accennato sopra, alla visione del cosmo come di un grande arazzo, un insieme perfetto di fibre in un'interconnessione totale, e dunque ogni cosa esisteva ed aveva un suo corso in qualità e per via di altre..

Così nel microcosmo come nel macrocosmo.

Infatti la tessitura, propria delle donne, era considerata sacra ed espressione terrena dell'incessante lavoro delle tre "Sorelle del Wyrd" (ossia le Norne, corrispondenti alle Parche romane e alle Moire greche), coloro che tessono ed intrecciano il destino degli esseri viventi.
Per quanto riguarda gli uomini, i fabbri riproducevano in meravigliosi gioielli questa concezione.
Il significato dei nodi celtici (non si limitano solo ai celti ma, come ho detto, anche ai sassoni ed ad altri popoli germanici e scandinavi) è profondo ed affascinante...
Rappresentano anche l'intreccio vegetale e degli elementi naturali come anche il destino degli uomini, lo Schema della nostra vita in parte determinato ed in parte determinabile, ovvero il karma.
Questa visione dell'esistenza permette di fare una meditazione attiva che può modificare la propria vita su vari livelli.

Un ulteriore elemento artistico e simbolico che ci viene in mente quando pensiamo ai Celti è quello della “croce celtica”, la quale indica - oltre alle quattro direzioni -, le quattro stagioni, ossia i solstizi e gli equinozi, il tutto abbracciato da un cerchio per simboleggiare il concetto di circolarità e ciclicità, e ciò è assai simile alla Ruota di Medicina dei nativi nord-americani e al simbolo della spirale.





Riporto delle righe dal libro di Riccardo Taraglio "IL VISCHIO E LA QUERCIA":

La croce celtica porta in sé il concetto di 'circolarità delle relazioni' che implica una particolare filosofia di vita e visione del mondo. Nascita e morte diventano tutt'uno con la creazione e smette di esserci una separazione netta fra il Buio e la Luce, il Bene ed il Male, il Giusto e l'Errato.”

L'Autore comunica che gli stessi Druidi non contemplavano il concetto di “Creazione” come di un momento preciso nel quale ogni cosa ebbe inizio, ma concepivano che è tutto costante creazione in atto.
E nel Tutto gli opposti coesistono…

Il concetto del Tutto lo si ritrova nella tavola di smeraldo di Ermete Trismegisto: “Tutto è Uno e Uno è Tutto”. Ovvero il concetto macrocosmo/microcosmo. Il microcosmo non è altro che un riflesso o proporzione del macrocosmo. Coesistono, i microcosmi compongono il macrocosmo...

Ermes o Ermete Trismegisto, così si "presenta":
« È vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il generatore di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. […] È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e terminato. »

Per tentare di comprendere più a fondo tale citazione consiglio vivamente il libro di Davide Melzi, edito dalle Edizioni delle Terra di Mezzo: “Poemetto Alchemico”.

Tutte le affermazioni seguenti non sono altro che la riaffermazione del medesimo concetto di base...

1. TUTTO E' SPIRITO, LO SPIRITO E' TUTTO.
Affermazione dello Spirito, opposto della relatività sempre mutevole della Materia.

2. CIO' CHE E' IN ALTO E' COME CIO' CHE E' IN BASSO.
 Quindi il giorno e la notte, la luce e le tenebre, la veglia e il sonno (gli opposti) danno un'idea pratica dell'analogia con i movimenti del Cosmo.

3. TUTTO VIBRA, NIENTE E' INERTE.
 E' nota la conoscenza dei "campi di forma" e della radioestesia da parte dei sacerdoti di antiche civiltà, come quella egiziana ad esempio.
Oggi, la scienza moderna non può fare a meno di avvalorare questa legge. Infatti, i fisici ammettono che l'Universo forma un tutto e che, indipendentemente da concetti come velocità, tempo e spazio, l'insieme è solidale con la più piccola particella che lo costituisce... da un libro che spiega queste cose: "Pertanto la più piccola azione o trasformazione che ha rapporto con uno qualsiasi dei suoi punti può avere degli effetti su un altro, anche lontano e senza apparenti correlazioni.". Ed ecco che ritorna il concetto di interconnessione del Wyrd e dell'OIW.

4. TUTTO E' DOPPIO, TUTTO HA DUE POLI, TUTTO HA DUE FACCE.
 "La somma dei poli positivi costituisce la Vita, quella dei poli negativi è il Nulla ".
Il doppio o dualità non è che un frammento transitorio di ciò che è Unico.

5. TUTTO INSPIRA ED ESPIRA, TUTTO SALE E SCENDE, TUTTO SI EQUILIBRA MEDIANTE OSCILLAZIONI CHE SI COMPENSANO.

6. OGNI CAUSA HA UN EFFETTO, OGNI EFFETTO HA UNA CAUSA.
 E' il Karma (equivalente al Kroui celtico), la legge delle conseguenze, nota anche alla scienza sperimentale.

7. TUTTO HA UN PRINCIPIO MASCHILE E FEMMINILE.
Legge naturale. Riproposta della dualità (apparente)...



C'è ancora un aspetto da trattare prima di giungere alla fine di questo articolo: le Divintà.
Premetto sin da ora che i Celti non erano Politesiti come si è abituati a considerare. Il loro pensiero e sentore del mondo era da Monista, per via della consapevolezza dell'Uno nel Tutto e che Tutto è Uno, della Natura come incarnazione Divina.
Un'altro termine utilizzabile per definire l'approccio degli Antenati con gli Splendenti è Politeismo Panteistico, ovvero riconoscere la Divinità nei Molti per giungere all'Uno, e dunque tornare all'Unità tramite la Sublimazione dell'Essere attraverso gli Dèi e la Madre degli esseri.

I nomi che conosciamo del ricco pantheon celtico arriverebbero a circa 374. La maggioranza, però, erano copie (nelle quali vanno a volte riconosciute le diverse manifestazioni della Dea Madre, attenzione) di quelle che parebbero circa 60 divinità distinte. Ciò aveva cause dovute all'“ambito regionale” e alle varietà linguistiche o dialettiche.
In quest'ambito come in altri (vedi il mio scritto sul mondo feerico) c'è varia confusione. E ben dimostrato e chiaro che gli Dèi, presso i Celti, non erano soggetti a tempo, forma fisica e spazio, e per questo Immortali ed eterni.
In Essi, varie volte, si impersonificavano forze naturali (soprattutto nella mentalità popolare); ciò, però, non vuol dire che fossero esseri nati dalla fervida immaginazione umana con il fine di dare una spiegazione alle manifestazioni naturali come molti benpensanti moderni e “realizzati” amano affermare; e ancora, gli Immortali non erano “simboli” o “metafore” puramente parabolistiche, come dicono vari intellettuali esoteristi o appassionati (a cosa servono caterbe di libri e nozioni se poi non si è in grado di muovere l'intuito più in là dell'ufficiale e dell'affermato?).
Gli Splendenti erano anche questo, ma solo in casi nei quali erano necessarie le Loro figure per esprimere alcuni concetti profondi che avevano bisogno di essere personificati da esseri divini “conosciuti” e “familiari”, per essere più facilmente assimilati.

Gli Dèi sono dunque entità, identità ed incarnazioni viventi di Potenze Naturali di vario genere.

C'è poi chi arriva ad ipotizzare una bizzarra specie di monoteismo celtico affermando che i vari Dèi erano manifestazioni di un unico dio, frase che, a mio avviso, può essere accettata solo in qualità decisamente ermetica. Infatti, qui si ricade nelle "ipotesi infondate e prive di sostegno".

Il fatto è che, ragionando e meditando su tutta la documentazione storica e mitologica dei Celti, risulta chiaro che il druidismo rimaneva assolutamente un politeismo panteista, nel quale “la distinzione era piuttosto, come detto, tra un politeismo mitologico popolare ed un politeismo spirituale sacerdotale.” *

Nella “scala gerarchica” delle Potenze vi sono, come scritto sopra, vari gradi, livelli e "compiti".
Prima, però, due parole sulla figura del semidio.
Secondo alcune culture, il semidio è un essere generato (in casi più unici che rari) da un'unione tra un mortale e una divinità (che non sarebbe da accostare ai comuni e umani rapporti sentimentali, trattandosi di vicende incomprensibili ed al di duori del quotidiano e delle considerazioni formulate dall'io pensante e storico) o da una grande iniziazione posta direttamente da un Immortale all'individuo ed implicante una grande trasformazione su tutti i piani. Talvolta il confine tra le due potrebbe anche essere sottile, o nullo.
Il semidio ha caratteristiche sovrumane che lo possono portare ad essere confuso, dalla gente normale, con un dio vero e proprio. Due famosi esempi di tale tipo di essere sono Hercules (tradizione greca) e Cú Chulainn (tradizione celtico-irlandese).
Nel caso dell'unione tra un esponente della razza elfica (a volte confusa con gli Dèi) ed un mortale, invece, l'ibrido avrebbe già più possibilità di confondersi e celare le sue qualità superiori tra la moltitudine umana, pur essendo tendenzialmente di grande bellezza.

Di seguito abbiamo la razza elfica, assai saggia ed evoluta, assieme a varie creature parte di quella tipologia di esseri appartenenti alla dimensione incantata. A volte sono essi stessi ad essere considerati come semidèi.

Andando ancor più nel "sottile" arriviamo agli Elementali, o Antiche Armonie, gli Spiriti di Natura che regolano tutte le qualità necessarie al buon funzionamento dell'ecostistema. Tali esseri cooperano con gli Dèi al punto di essere confusi con essi (in effetti ci sono varie similitudini) e possono essere custodi di tesori ed insegnamenti assai preziosi. Possono presiedere infatti ad alcuni stati esistenziali, qualità e conoscenze.
Quando però si desidera rivolgersi ad un'Entità detenente arti e conoscenze, presiedente a qualità divine e a condizioni d'esistenza necessarie e parte dell'esistenza armonica cosmica, e, tra l'altro, presiedente a grandi luoghi, come ampie isole, penisole o continenti, essendone co-creatrice, dai primordi, allora identifichiamo un esponente della stirpe divina primaria e suprema.



Ed ecco quindi che entrano in scena gli Dèi, intesi (per essere chiaro) come quelle Entità Divine più evolute e potenti, i Supremi Splendenti. Infatti lo spirito di una cascata (per quanto saggio e potente) non è dello stesso grado di una divinità “della Luce” che presiede a tutta la Conoscenza, alle “arti” (gli artisti erano chiamati aes dana, "uomini della Dea", per la loro particolare connessione con Karantez, Amore-Creatività) e alla Magia, oltre che ad un intero continente, e che è al di là di una sola e precisa classificazione che la collochi in una particolare qualità. E' questo il caso del dio tra i più importanti per gli antichi Celti: Lugh.

Il nome del Luminoso si riconnette direttamente all'Illuminazione, ed è, come accennato, al di sopra di qualsiasi classificazione pur detenendo in sé tutte le Arti e le Scienze. Con la sua luminosa Lancia della Vittoria è simbolo di distruzione dell'Ignoranza, ed il fatto che abbia maneggiato anche la fiammeggiante Spada della Luce né è un rafforzativo. Riccardo Taraglio ci dice che "Lugh è si il Dio della Luce e importantissima figura che si staglia fra le genti della Dea Dana, i Tuatha Dé Danann, ma è anche il simbolo della parte più alta dell'essere umano, la Scintilla del Grande Fuoco della Vita che si manifesta come Coscienza nell'uomo, quella che la Psicosintesi chiama il Sé Transpersonale, la Coscienza Umana Realizzata."
Capiamo dunque perché questo Dio, possedente tutte le capacità degli altri Dèi riunite in sé, abbia più di cinquecento iscrizioni votive a Lui dedicate in tutta Europa, oltre che qualche centinaio di monumenti e ventisette località europee i cui nomi derivano dal Suo, come Lione (Lugdunum, "fortezza di Lug"), Lugo in Spagna, Londra (Lugdunum, poi Londinium), Lugano in Italia e molti altri.


Come dicevo, quindi, vi sono Entità di vari gradi e livelli, appartenenti e diverse sfere. Entità legate alla fertilità, all'Amore, alla Dissoluzione e all'Oltretomba, ecc, che presiedono ai più grandi segreti dell'Universo e possono talvolta aiutare l'uomo ad arrivarvi.



Qui, però ci avviciniamo all'Entità Suprema e trascendente (ultima e prima manifestazione di OIW, attraverso Karantez) che generò tutte le stirpi esistenti: Dèi, elementali, elfi, uomini ecc., Colèi che dà la Vita: la Grande Dea Madre.



Prima dei Celti, il culto di cui rimane più traccia nella spiritualità delle genti del periodo chiamato “neolitico” è il culto della Grande Madre. Questo si spinge dall'Egitto alla Scandinavia, per quanto riguarda l'Occidente, ma ne troviamo abbondanti tracce anche in medioriente e in altre parti del mondo.

Sive/Dana/Keridwen è un'Entità Trascendente e mervagliosa. E' completa in sè stessa.
E' la ginandrica Madre di tutti gli Dèi, delle Entità Sottili, delle razze elfiche, degli animali, degli uomini e della Terra stessa nella quale Ella si rispecchia.
Nel libro Il linguaggio della dea di Marija Gimbutas ci pervengono queste limpide parole:

"La dea in tutte le sue manifestazioni era il simbolo dell'unità di ogni vita nella natura. Il suo potere risiedeva nell'acqua e nella pietra, nella tomba e nella grotta, negli animali e negli uccelli, nei serpenti e nei pesci, nelle colline, negli alberi e nei fiori. Da questo deriva la concezione olistica e mitopoietica della sacralità e del mistero di tutto ciò che è sulla terra".

La Signora d'Armonia si manifesta, tra i vari modi, anche in Triplice aspetto, seguendo la stessa legge dell'OIW (Skiant-Nerz-Karantez). Infatti, attraverso messaggi provenienti da varie culture, comprendiamo che attraverso Lei si può giungere all'Illuminazione, ossia la Realizzazione Totale mediante la catalisi con la Sua energia.
Uno dei suoi innumerevoli nomi è appunto Ceridwen, ossia “porta verso il Divino” .

Arrivare a svelare la Dea (vedi "la Dea velata"), però, è un cammino molto, molto intenso ed è sempre bene puntualizzare che mai potremo arrivare a comprendere veramente tali realtà tramite scritti e parole, ma bensì mettendosi alla ricerca di esse... nel frattempo, quindi, dovremmo accettare il Grande Mistero, riconoscendo che queste cose appartengono sicuramente di più al piano del Cuore...


"Gli Dèi sono l'oggetto della rappresentazione mitica in ciò che di loro si può dire e in ciò che è ineffabile, in ciò che appare e in ciò che non appare, in ciò che è chiaro e in ciò che è celato.

In questo modo si rappresenta anche la bontà degli Dèi giacchè essi resero comuni a tutti i beni sensibili e riservarono quelli spirituali solo ai sapienti; così i miti annunziano a tutti l'esistenza degli Dèi, ma dicono chi essi siano e quale natura abbiano soltanto a chi è in grado di intenderlo.

Inoltre, i miti rappresentano l'opera degli Dèi.

Veramente è lecito dire che anche il cosmo è un mito poichè in esso appaiono corpi e cose, mentre anima e spirito restano celati.

E oltre a queste considerazioni, il voler insegnare a tutti la verità sugli Dèi produce negli stolti il dispregio - dacché essi non sono in grado di intenderla - e presso i capaci indifferenza.

Invece velare il vero con miti non permette che quelli spregino, e questi costringe a filosofare".


Saturnino Salustio Secondo
Sugli Dèi e il Cosmo
IV sec.
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 Quel che alla fine di questo articolo vorrei puntualizzare è come la mente e il modo d'essere umani siano cambiati e degenerati sempre più particolarmente con l'avvento del cattolicesimo, o più generalmente del monoteismo, e successivamente della scienza moderna.
La nuova religione monoteista oggi dominante (e non più così tanto per fortuna) professa la superiorità dell’uomo sulla Natura, l'antropocentrismo, come detto in scritti precedenti. Il tremendo messaggio (mi riferisco al senso e non riporto letteralmente) scaturisce dalla Bibbia: "Assoggettate la Natura! Poiché è stata creata da Dio per l'uomo"; la Madre Terra sarebbe quindi uno strumento...
E’ tremendamente assurdo, folle, stupido e quasi ironico, oltre che profondamente triste poiché questo pensiero ha contribuito enormemente a portare il Pianeta allo stato attuale...
Ma in fondo, se si capisce la Natura perversa del Monotesimo, quale negatore della molteplicità (presente in ogni genere di esistenza) Divina e sostitutore della Fede al valore dell'esperienza e della sperimentazione diretta, non c'è molto di cui stupirsi circa i suoi risultati.

Poi, infatti, avvicinandosi ai tempi odierni, si fece strada qualcosa di nuovo, un'ulteriore... “diavoleria”.
Quella che era una dottrina in particolar modo d’ordine esoterico con primario obiettivo di arricchire la Conoscenza, Sophia, in senso profondo, comprendendo sia l’aspetto materiale che spirituale per arrivare intendere la completezza, degenerò arrivando ad essere uno studio e una visione della realtà erronea perché puramente materialista e settoriale, ovvero limitata e ottusa. Quella visione che oggi viene chiamata “scienza” (da “Conoscenza”): un atteggiamento dottrinale ed empiricamente limitato che professa l’esistenza della sola materia (anche se il concetto di Materia racchiude una sua relatività), cercando d'arrestare ogni impulso evolutivo che aneli ad oltrepassare sempre più i limiti della condizione umana e della nostra sintonizzazione prevalente con essa in questo piano, per arrivare a conoscere l’'immateriale', il quale si cela 'dietro' la materia e la influenza…

Proprio come anima e corpo, che son però strettamente connessi, essendo uno espressione dell'altra ("Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso").

Il motivo principale dell'avvento di tali ideologie e modi di essere squilibrati  è dovuto al fatto che, con la progressiva scomparsa di una cultura che concepiva l’esistenza in modo animistico e olistico, si arrivò all’assurda frattura tra “Sacro e Profano (‘pro-fanum’ – davanti al tempio)”, alla recisione (nella mente degli umani s’intende..) dell’Intreccio Divino nel quale Tutto era collegato. “Nella natura vivente non succede nulla che non sia in rapporto a tutto l’insieme”, Goethe.

Ebbene, gli umani ci sono in qualche modo riusciti a creare tale frattura, nel corso della loro esistenza: la maggioranza di essi, infatti, è oggi praticamente 'estranea' di fronte alle realtà superiori...

Ad ogni modo credo si stia facendo strada una nuova coscienza, poco alla volta, che porterà l'uomo, in parte per 'obbligo', in parte per Risveglio, ad abbracciare di nuovo l'amore e l'armonia con la Natura e la Dea propria delle società primigenie, delle quali, generalmente, non si ha memoria...





Per l'attuazione di questo testo ho trovato appoggio nel libro di Devon Scott “Il Cerchio di Fuoco”, nell'articolo di *Stephens Lawrence “L'Oiw celtico: forza e debolezza di un popolo”, nella terza parte dell'articolo di Rolando Dubini “I Celti, alle radici dell'Europa, e dell'Italia”, nel libro di Riccardo Taraglio “Il Vischio e la Quercia”(1) e nei libri “La Sapienza di Avalon” e “La via del Wyrd” di Brian Bates.